CHI PAGA LE TASSE SULLA CASA DOPO LA SEPARAZIONE?

In caso di separazione il pagamento delle tasse sulla casa deve essere ripartito tra i coniugi e non ricade solo su chi occupa l’immobile: sentenza di Cassazione.

In caso di separazione e assegnazione dell’abitazione a uno dei due coniugi, l’altro è comunque tenuto al pagamento della propria quota di tasse sulla casa. Lo precisa la Corte di Cassazione con sentenza n. 2675 del 10 febbraio 2016. La vicenda nasce dalla richiesta di restituzione della quota di pertinenza del coniuge relativa a quanto corrisposto dalla ricorrente a titolo ICI in relazione all’appartamento assegnatole nel procedimento di separazione.

Diritto di godimento vs. reale

Dopo una battaglia legale e doversi pronunciamenti, la Cassazione ha infine respinto la richiesta sottolineando che l’assegnazione della casa coniugale in sede di separazione o divorzio riconosce al coniuge un “atipico” diritto personale di godimento e non un diritto reale. Non è quindi ravvisabile la titolarità di un diritto di proprietà o di godimento, specificamente previsti dalla norma, costituenti l’unico elemento di identificazione del soggetto tenuto al pagamento dell’imposta comunale sull’immobile.

Come previsto dall’art. 2041 del Codice Civile, quindi, c’è stato un ingiusto arricchimento del marito ai danni dell’ingiusto impoverimento della moglie: di conseguenza il marito è tenuto a indennizzare la moglie per la quota di cui si è arricchito.

In pratica, se la casa di proprietà di entrambi i coniugi viene assegnata ad uno dei due in seguito a separazione legale, ciò non esime entrambe le parti dal corrispondere le imposte dovute sull’immobile a titolo di comproprietari.

IRPEF, in deduzione il rimborso all’ex

Secondo la Ctr Lombardia il rimborso dell’IRPEF versata dal coniuge beneficiario dell’assegno può essere portato in deduzione.

Una lunga vicenda che ha visto coinvolti un contribuente italiano separato dal coniuge, l’Agenzia delle Entrate e la Commissione Tributaria Lombardia si è conclusa stabilendo che la deduzione fiscale per il mantenimento comprende anche il rimborso dell’IRPEF versata dal coniuge che beneficia dell’assegno. Nello specifico la sentenza del 6 gennaio 2013 prendeva in considerazione la storia di due coniugi che avevano stipulato una scrittura privata per definire le modalità e i termini di attuazione della sentenza di separazione.

Nella scrittura si definiva che il coniuge con l’onere di corrispondere l’assegno di mantenimento avrebbe dovuto anche provvedere al rimborso dell’IRPEF versata sulla somma a favore del beneficiario dell’assegno stesso. Per questo motivo il contribuente “pagante” aveva dedotto dal proprio reddito entrambi gli importi, cadendo però nella contestazione dell’Agenzia delle Entrate la quale, ritenendo illegittima la deduzione delle somme corrisposte a titolo di rimborso dell’IRPEF, aveva iscritto a ruolo la corrispondente imposta aggiungendo sanzioni e interessi.

La motivazione della contestazione dell’Agenzia delle Entrate deriva dal fatto che la somma relativa al rimborso IRPEF rappresenterebbe un incremento volontario e pertanto non rientrante nel regime di deducibilità previsto dalla legge per gli importi facenti parte dell’assegno di mantenimento.

A questo punto il contribuente ha presentato istanza di ricorso affermando che la somma IRPEF derivava proprio dalla decisione dell’autorità giudiziaria che aveva fissato un importo netto per l’assegno di mantenimento e pertanto non era da considerare in eccedenza, né derivante dalla successiva scrittura privata. La Ctr Lombardia, analizzata la vicenda, ha deciso di annullare la cartella di pagamento oggetto del contendere, riconoscendo agli autonomi accordi negoziali intercorsi tra i coniugi la natura meramente chiarificatrice delle obbligazioni derivanti dalla sentenza di separazione.

 

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