CHIARIMENTI E NUOVE REGOLE

Novità in materia previdenziale ed assistenziale

 

 

Lavoratrici madri e interdizione posticipata per lavori usuranti. Ministero del lavoro

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con interpello n. 16 del 20 luglio 2015, risponde a un quesito sulla corretta interpretazione dell’art. 7, D.Lgs. n. 151/2001, riguardante il divieto di adibire le lavoratrici madri allo svolgimento di determinate attività, in particolare se tale disposizione possa applicarsi quando la lavoratrice madre espleti attività di “conducente di linea” nell’ambito di servizio pubblico di trasporto collettivo, stante la riconducibilità di quest’ulti- mo nella categoria dei lavori usuranti. Il Ministero risponde al quesito sottolineando che, tra le attività per le quali è previsto il divieto di adibizione al lavoro, il T.U. n. 151/01 indica i lavori espletati “a bordo delle navi, degli aerei, dei treni, dei pullman e di ogni altro mezzo di comunicazione in moto: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro”. Con tale previsione il legislatore, osserva il Ministero, ha evidentemente sancito la sussistenza del divieto per tutto il periodo della gravidanza e fino a tre mesi dopo il parto (termine del periodo di astensione obbligatoria) mentre, laddove lo stesso abbia voluto riferirsi all’interdizione posticipata fino a sette mesi dopo il parto, lo ha definito chiaramente nella legge. “In linea con le osservazioni sopra svolte – si legge nell’interpello – si ritiene pertanto che per la lavoratrice madre, conducente di linea nel servizio pubblico di trasporto collettivo, il divieto di cui all’art. 7 trovi applicazione esclusiva- mente durante la gestazione e fino al periodo di astensione obbligatoria. Re- sta ad ogni modo ferma la possibilità di riscontrare nella specifica situazione lavorativa ogni eventuale rischio di esposizione ad agenti, processi e condizioni di lavoro, per i quali è prevista l’interdizione fino a sette mesi dopo il parto”. In proposito, ricorda il Ministero, ai sensi dell’art. 28, D.Lgs. n. 81/2008 il datore di lavoro deve effettuare la valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori, tra cui le lavoratrici madri, esposti a rischi particolari; di conseguenza, anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiega- ti, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, occorre valutare le relative ripercussioni sulla gravidanza o sull’allattamento, inclusi i rischi da stress lavoro correlato”.

 

Il nuovo congedo parentale. Presentazione delle domande

Abbiamo dato notizia della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto legislativo n. 80/2015 sulla conciliazione dei tempi di vita/lavoro in vigore dal 25 giugno 2015. Il decreto, fra le va- rie disposizioni, interviene in modo incisivo su maternità/paternità in merito alla fruizione del congedo parentale o prolungato in caso di figli disabili, stabilendo che in caso di mancata regolamentazione da parte della contrattazione collettiva, anche di livello aziendale, il congedo possa essere fruito anche a ore. L’Inps con circolari e messaggi ha fornito indicazioni sulle varie tipologie di congedo e sulle modalità di presentazione delle domande.

Congedo parentale ordinario. L’Inps precisa che sia l’estensione del periodo temporale di fruizione (da 8 a 12 anni) sia l’elevazione (da 3 a 6 anni) della corresponsione dell’indennità al 30%, per il periodo massimo complessivo tra i genitori di 6 mesi, trovano applicazione in via sperimentale per il solo anno 2015 per le giornate di astensione fruite dal 25 giugno al 31 dicembre 2015. Si precisa che il successivo D.Lgs. n. 148/2015 “Riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro” mette a regime e rende strutturali (cioè finanzia per sempre), le misure previste dal D.Lgs. n. 80 (tra le quali l’estensione del congedo parentale). Tale disposizione trova applicazione anche per i casi di adozione, nazionale e internazionale, e di affidamento qualunque sia l’età del minore, entro 12 anni dall’ingresso in famiglia, ma non oltre il raggiungimento della maggiore età. Per ulteriori periodi di congedo parentale rispetto ai 6 mesi oppure fruiti tra i 6 anni e gli 8 anni di vita del bambino (oppure tra i 6 e gli 8 anni dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato), il diritto all’indennità sarà subordinato a un limite di reddito (in precedenza il limite di reddito veniva richiesto dai tre agli otto anni). Dagli 8 ai 12 anni non è prevista l’indennità.

Prolungamento del congedo parentale per figli disabili. Anche il “prolungamento del congedo parentale” in presenza di figli disabili gravi viene esteso dagli 8 ai 12 anni di età del figlio o dagli 8 ai 12 anni dall’ingresso del minore in famiglia. È fruibile per un periodo massimo comprensivo dei periodo di congedo parentale ordinario, non superiore a tre anni con diritto, per tutto il periodo, all’ indennità economica pari al 30% della retribuzione.

Dal 14 settembre 2015 domande solo in via telematica. L’Inps ha comunicato che a decorrere dal 14 settembre 2015 potranno essere accettate solo domande di congedo parentale trasmesse in via telematica (anche prolungato in caso di figli disabili gravi) riferite ai periodi tra gli 8 e i 12 anni.

Domande on line di congedo parentale a ore. Dal 19 agosto 2015 è stata finalmente avviata la procedura on line che con- sente ai genitori lavoratori dipendenti di presentare apposita domanda all’Inps per ottenere il congedo parentale su base oraria (Circ. Inps n. 152 del 18 agosto 2015). Questa modalità di fruizione si aggiunge a quella mensile o giornaliera. La richiesta per il congedo parentale a ore, in questa fase transitoria, può anche essere retroattiva. A regime, la domanda dovrà essere presentata all’Istituto prima dell’inizio del congedo. Il genitore è tenuto a preavvisare il datore di lavoro secondo le modalità e i criteri definiti dal contratto e comunque con un termine di preavviso non inferiore a 2 giorni, in caso di congedo orario, e non inferiore a 5 giorni, in caso di richiesta di congedo parentale mensile o giornaliero. Il decreto legislativo n. 80/2015 ha previsto, in assenza di contrattazione collettiva che disciplini questo congedo un criterio generale secondo il quale: i genitori lavoratori dipendenti possono fruire del congedo a ore in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero. La norma prevede l’incumulabilità del congedo parentale a ore con altri permessi o riposi disciplinati dal T.U. n. 151/2001.

 

 

Inps: da ottobre sospese le prestazioni di invalidità per gli assenti a visita

L’Inps, con comunicato stampa del 24 settembre 2015, informa che da ottobre procederà alla sospensione delle prestazioni economiche di invalidità i cui titolari sono stati convocati a visita di revisione dal mese di marzo 2015 e sono risultati assenti ingiustificati. “Le sospensioni riguarderanno unicamente le con- vocazioni regolarmente effettuate. In tutti gli altri casi nei quali la spedizione abbia fatto registrare anomalie nella consegna (indirizzi insufficienti, sconosciuti o errati), prima di procedere alla sospensione sarà effettuata presso le sedi territoriali una puntuale verifica della correttezza degli indirizzi comunicati dagli assistiti e registrati nelle banche dati dell’Istituto. Nel caso in cui l’assenza a visita sia stata determinata da cause di particola- re gravità che ne abbiano reso impossibile la tempestiva comunicazione alla competente Commissione medico/legale, i soggetti destinatari del provvedi- mento di sospensione potranno prendere contatti con la Commissione stessa per verificare la possibilità di concordare una nuova visita.”

 

Riposi giornalieri della lavoratrice madre. Interpello Ministero del lavoro

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con interpello del 24 settembre 2015, risponde a un quesito in merito alla corretta interpretazione dell’art. 39 del D.Lgs. n. 151/2001 sui riposi giornalieri per la lavoratrice madre durante il primo anno di vita del bambino. In particolare viene chiesto se nelle ipotesi in cui la lavoratrice madre non intenda utilizzare, spontaneamente e per proprie esigenze, i permessi già richiesti al datore di lavoro, possa trovare o meno applicazione nei confronti di quest’ultimo la sanzione prevista dall’art. 46 del medesimo decreto legislativo. Il Ministero precisa che, a differenza di quanto avviene nell’ipotesi di astensione obbligatoria per maternità, la lavoratrice madre può scegliere se esercitare o meno il proprio diritto di fruire dei riposi giornalieri. Nel caso decida i esercitare il diritto e il datore di lavoro non le consenta il godimento dei periodi di riposo troverà applicazione la sanzione amministrati- va stabilita dall’art. 46. “Diversamente, si legge nell’interpello del Ministero, qualora la lavoratrice madre presenti una preventiva richiesta al datore di lavoro per il godimento dei permessi giornalieri e successivamente, in modo spontaneo e per proprie esigenze non usufruisca degli stessi per alcune giornate, non sembra ravvisabile la violazione dell’art. 39 e di conseguenza non potrà trovare applicazione la misura sanzionatoria ad essa collegata. Resta ferma la possibilità, da parte degli organi di vigilanza, di effettuare eventuali verifiche in ordine alla spontaneità della rinuncia della lavoratrice circa il godimento dei permessi in questione. Al riguardo appare pertanto opportuno che la suddetta rinuncia sia giustificata da ragioni che rispondano in modo inequivocabile ad un interes- se della lavoratrice (ad es. frequenza di un corso di formazione, impossibilità di rientrare in casa in ragione di uno sciopero dei mezzi pubblici etc.).”

 

Rivalutate le prestazioni Inail. I decreti del Ministero

Sono stati pubblicati sul sito del Ministero del lavoro e delle politiche socia- li i decreti per la rivalutazione (dal 1° luglio 2015) delle prestazioni economiche erogate dall’Inail per infortunio sul lavoro e malattia professionale dei settori: industria, agricoltura, navigazione, medici radiologi e tecnici sanitari di radio- logia medica autonomi. Gli importi dei nuovi limiti retributivi e degli assegni indicati nei decreti, aumentati a decorrere dal 1° luglio 2015 dello 0,19%, confermano i dati forniti dall’Inail con Determina del Presidente n. 166/2015. Si riportano di seguito alcuni limiti retributivi.

Industria. Per il settore industria la retribuzione media giornaliera risulta pari a euro 77,12; la retribuzione annua minima è di euro 16.195,20 e la retribuzione annua mas- sima di euro 30.076,80. Entro tali limiti saranno riliquidate le rendite in corso di godimento al 1° luglio 2015. Si ricorda che le rendite ai superstiti di lavoratori dell’industria deceduti dal 1° gennaio 2014 sono calcolate sul massimale di euro 30.076,80 (Legge di stabilità 2014).

Marittimi. Per i componenti lo stato maggiore della navigazione marittima e della pesca marittima, il massimale della retribuzione annua risulta stabilito, rispettivamente, in euro 43.310,59 per i comandanti e capi macchinisti, in euro 36.693,70 per i primi ufficiali di coperta e di macchina e in euro 33.385,24 per gli altri ufficiali.

Agricoltura. Per il settore agricoltura la retribuzione annua convenzionale è fissata in euro 24.440,95, sulla quale vanno rivalutate le rendite dirette e ai superstiti (per i lavoratori deceduti in data anteriore al 1° gennaio 2014). Si ricorda che per i decessi di tutti i lavoratori agricoli, avvenuti dal 1° gennaio 2014, trova applicazione quanto previsto dalla Legge di stabilità 2014, secondo la quale le rendite ai superstiti- ti vanno liquidate sul massimale di euro 30.076,80, importo valido per l’industria.

Assegno per l’assistenza personale continuativa e assegno “una tantum” in caso di morte. Dal 1° luglio 2015 sono stati rivalutati anche l’”assegno per l’assistenza per- sonale continuativa” (importo mensile euro 533,22) e l’assegno “una tantum” in caso di morte (euro 2.136,50), per entrambi i settori industria e agricoltura.

Medici esposti a radiazioni ionizzanti. La  retribuzione  convenzionale  annua  da  assumere  a  base  per  le  rendite  di inabilità permanente e ai superstiti (in godimento dal 1° luglio 2015) è di euro 60.057,27

Si precisa che gli aumenti elencati in precedenza riguardano solo la parte patrimoniale delle rendite e non l’indennizzo per danno biologico, per il quale si at- tende l’introduzione di un sistema di rivalutazione automatica degli importi. La Legge di stabilità 2014 ne ha previsto l’aumento, in via straordinaria, del 7,57% dal 1° gennaio 2014.

 

Garante privacy: più tutele per invio dei certificati di gravidanza all’Inps

Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso un parere su uno schema di decreto interministeriale, elaborato dal Ministero del lavoro, per la definizione delle modalità tecniche che riguardano la predisposizione e l’invio telematico  all’Inps  del  certificato  medico  di  gravidanza,  di  interruzione  della gravidanza e di parto, osservando che: servono maggiori garanzie a tutela del- la riservatezza delle lavoratrici madri. Questi certificati (in base all’art. 21 del T.U. n. 151/2001, tutela della maternità/ paternità) devono essere inviati all’Inps, esclusivamente per via telematica, di- rettamente dal medico del Servizio sanitario nazionale e dalle strutture sanitarie utilizzando il sistema di trasmissione delle certificazioni di malattia. Il Garante rileva che lo schema del decreto, nonostante abbia recepito alcune indicazioni proposte in precedenti incontri, contiene ancora aspetti che devono essere ulteriormente perfezionati soprattutto in merito all’invio telematico all’Inps delle certificazioni che deve avvenire nel rispetto dei termini previsti dalla normativa vigente. L’invio dei certificati, infatti, non può intervenire automaticamente all’atto dell’evento medico ma deve essere effettuato, sempre su richiesta della lavoratrice, nel rispetto dei termini già fissati dalla legislazione vi- gente per consentirle l’esercizio delle facoltà e dei diritti che sono riconosciuti (quali l’interruzione della gravidanza, il mancato riconoscimento del figlio nato, il diritto di partorire mantenendo l’anonimato). Trattandosi di benefici che devono essere erogati su richiesta dell’interessata, occorre scongiurare il rischio che si instauri la prassi di inviare automaticamente all’Inps i certificati, senza verificare che la donna sia una lavoratrice e che voglia avvalersi dei benefici erogati dall’Inps. Particolare attenzione deve essere inoltre riservata ai “contenuti” dei certificati, vale a dire, ai dati che vi possono (devono) essere inclusi, in relazione alla normativa di settore e ai principi del Codice privacy.

Con riguardo al certificato di interruzione di gravidanza, viene chiesto che sia eliminata l’informazione sullo stato del feto al momento della nascita (vivo, morto), in quanto ininfluente (e quindi eccedente e non pertinente) ai fini della fruizione dei periodi di assenza dal lavoro per “malattia” o degli eventuali benefici anche previdenziali/assistenziali conseguenti all’interruzione della gravidanza. Il Garante richiede ulteriori modifiche riguardo il perfezionamento dello schema per evitare che il datore di lavoro possa ricevere informazioni che non deve conoscere (Il parere è stato pubblicato nella newsletter “Garante privacy”, n. 404 del 21 luglio 2015).

 

Inail. Infortunio in itinere e indennizzabilità.

La Corte di Cassazione torna ad occuparsi dell’infortunio in itinere con sentenza delle Sezioni Unite n. 17685 del 7 settembre 2015. Precisa  la  Corte  che  affinché  questo  infortunio  possa  essere  indennizzato dall’Inail è necessario che vi sia non solo la “causa violenta” ma anche l’”occasione di lavoro”, con la conseguenza che, in caso di fatto doloso del terzo, va esclusa tutela quando venga a mancare la “occasione di lavoro” in quanto il collegamento tra l’evento e il “normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione e quello di lavoro” risulti assolutamente marginale e basato esclusivamente su una mera coincidenza cronologica e topografica. Il caso assegnato alle Sezioni Unite riguarda una lavoratrice che mentre si re- cava al lavoro era stata aggredita dal proprio convivente. I giudici negano l’indennizzo agli eredi della donna, rilevando che nonostante questa si trovasse sul percorso casa-azienda in orario prossimo all’inizio del lavoro, ha subito un rischio che riguarda la sua vita personale, del tutto scollegato all’adempimento dell’obbligazione lavorativa.

Gli orientamenti della giurisprudenza sono stati negli anni più o meno ampi. Uno più estensivo che ritiene indennizzabile l’infortunio in itinere ove sia derivato da eventi dannosi, anche imprevedibili ed atipici, in quanto il percorso casa-lavoro è ricollegabile, pur in modo indiretto, allo svolgimento dell’attività lavorativa. Secondo l’opposto indirizzo, che ora la Suprema Corte ritiene di condividere, è necessario che la causa violenta sia connessa all’attività lavorativa, nel senso che inserisca alla suddetta attività o che sia almeno occasionata dal suo esercizio.

 

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