FONDI PENSIONE: RENDIMENTI E TRASFERIMENTO

Rendimenti fondi pensione ed opzioni di riscatto e trasferimento in caso di perdita dei requisiti di partecipazione a una forma di previdenza complementare.

La previdenza complementare in Italia è in crescita. A dicembre 2016, la COVIP ha registrato un incremento netto annuo del 7,7%, pari a circa 7,8 milioni di adesioni. I rendimenti aggregati, al netto di costi e tasse, sono stati positivi per tutte le formule e comparti (fondi negoziali 2,7%, fondi aperti 2,2%, PIP nuovi ramo III 3,6%…) mentre la rivalutazione netta del TFR è stata dell’1,5%.

Prima della maturazione del diritto alla pensione, in caso di perdita dei requisiti di partecipazione a una forma di previdenza complementare, è possibile effettuare il trasferimento della propria posizione ad altra forma pensionistica esercitando il riscatto. Secondo gli Statuti e i regolamenti inerenti i fondi pensione (articolo 14 D.lgs. 5 dicembre 2005, n. 252), quando vengono meno i requisiti viene infatti stabilito:

  • il trasferimento ad altra forma pensionistica complementare alla quale il lavoratore accede in relazione alla nuova attività;

  • il riscatto parziale;

  • il riscatto totale.

Riscatto parziale

Il riscatto parziale è previsto nella misura del 50% della posizione individuale maturata, nei casi di:

  • cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi;

  • ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria.

Riscatto totale

Il riscatto totale della posizione individuale maturata è previsto per:

  • invalidità permanente che comporta la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo

  • cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi.

Il riscatto non può essere esercitato nei 5 anni precedenti la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche complementari.

Decesso

In caso di morte dell’aderente a una forma pensionistica complementare prima che venga maturato il diritto alla pensione, l’intera posizione individuale maturata è riscattata dagli eredi ovvero dai diversi beneficiari dallo stesso designati (persone fisiche o giuridiche). In mancanza di tali soggetti, la posizione individuale del soggetto deceduto viene devoluta a finalità sociali.

Regime fiscale riscatto

Sulle somme percepite a titolo di riscatto, in caso di perdita dei requisiti di partecipazione al Fondo e di decesso, si applica una ritenuta a titolo di imposta con l’aliquota del 15% (ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali). Sulle somme percepite a titolo di riscatto per cause diverse dalla mancanza dei requisiti di partecipazione e dal decesso dell’aderente alla previdenza complementare, si applica una ritenuta a titolo di imposta del 23%.

Trasferimento

Decorsi 2 anni dalla data di partecipazione a una forma pensionistica complementare, l’aderente può trasferire l’intera posizione individuale maturata a un’altra forma pensionistica avendo diritto al versamento del TFR e dell’eventuale contributo a carico del datore di lavoro, nei limiti e secondo le modalità stabilite dai contratti o accordi collettivi, anche aziendali. Le operazioni di trasferimento delle posizioni pensionistiche sono esenti da ogni onere fiscale, a condizione che avvengano a favore di forme pensionistiche disciplinate dalla COVIP (Commissione Vigilanza Fondi pensione). Sono esenti anche i trasferimenti delle risorse o delle riserve matematiche da un fondo pensione o da una forma pensionistica individuale ad altro fondo pensione o ad altra forma pensionistica. Si sottolinea che in caso di perdita dei requisiti di partecipazione prima del pensionamento, l’aderente alla previdenza complementare può comunque mantenere la propria posizione presso il Fondo.

Prescrizione decennale

Alle prestazioni erogate in un’unica soluzione, come il riscatto o il trasferimento della posizione individuale di un Fondo pensione, trova applicazione la prescrizione ordinaria decennale.

Fondi Pensione e TFR, rendimenti a confronto

I rendimenti 2014 dei Fondi pensione chiusi è al 7%, contro l’1% del TFR, ancora da calcolare i correttivi per gli aumenti fiscali previsti dalla Legge di Stabilità: panoramica di mercato.

Fondi pensione contro TFR, nel 2014 i rendimenti dei primi battono nettamente quello del trattamento di fine rapporto, che al netto dell’aliquota fiscale dell’11% si è rivalutato dell’1%, contro il 7% delle forme di pensione integrativa. In realtà, in questo caso i calcoli sono effettuati in base alle aliquote fiscali 2014, non tenendo conto quindi delle novità previste dalla Legge di Stabilità 2015, che aumenta la tassazione al 20% (dall’11,5%), ad eccezione dei titoli di stato ai quali si applica il 12,5% (stessa aliquota prevista per quelli posseduti direttamente), controbilanciando gli incrementi con crediti di imposta per i fondi che effettuano investimenti a medio lungo termine.

Tendenzialmente, le nuove regole comportano in realtà una diminuzione dei rendimenti rispetto alla media indicata, essendo la norma prevista dalla manovra retroattiva (cioè, le nuove aliquote fiscali sui fondi pensione si applicano al 2014).

Fondi pensione

L’incremento indicato del 7% è una media fra quelli dei fondi pensione negoziali. Secondo le tabelle pubblicate dal Correreconomia, fra i diversi prodotti, ci sono poi differenze notevoli: si va dal 12,4% della linea bilanciata Confapi, allo 0,8% della linea garantita Espero (dipendenti scuola). Segnaliamo i fondi pensione che hanno assicurato performance sopra il 10%:

  • bilanciato azionario Alifond (industria alimentare);

  • garantito Byblos (carta e aziende grafico editoriali);

  • garantito Cometa (metalmeccanici e orafi);

  • bilanciato Eurofer (Ferrovie dello Stato);

  • bilanciato obbligazionario e bilanciato azionario Foncer (industria piastrelle);

  • bilanciato obbligazionario e bilanciato Fondapi (aziende Confapi);

  • bilanciato Fondoposte;

  • azionario Fondosanità;

  • bilanciato Fonte (commercio, turismo e servizi);

  • azionario Fopen (dipendenti Enel);

  • bilanciato obbligazionari etici e bilanciati Laborfons (dipendenti pubblici e privati Trentito Alto Adige);

  • bilanciati Pegaso (gas, acqua, elettricità);

  • bilanciato Prevaer (operatori aeroportuali);

  • bilanciato Prevedi (edilizia);

  • bilanciato obbligazionario Previambiente (igiene ambientale);

  • bilanciato obbligazionario Previcooper (distribuzione cooperativa);

  • bilanciato azionario Quadri e capi FIAT.

Viceversa, sotto il 2% troviamo:

  • garantito Agrifondo (agricoltura florovivaistica);

  • garantito Alifond;

  • garantito Arco (legno e laterizi);

  • garantito Astri (ausotrade e infrastrutture);

  • monetario Cometa;

  • garantito Concreto;

  • garantito Espero;

  • garantito Eurofer;

  • garantito Filcoop;

  • garantito Foncer;

  • garantito Fonchim;

  • garantito Fondenergia;

  • garantito Fondoposte;

  • obbligazionario garantito Fopen;

  • garantito Laborfonds;

  • garantito Pegaso;

  • garantito Prevaer;

  • garantito Prevedi;

  • garantito Previambiente;

  • garantito Quadri e capi Fiat.

TFR

Per quanto riguarda il TFR, come detto la rivalutazione netta (qui è già applicata l’aliquota fiscale) è stata dell’1%: rivalutazione lorda dell’1,5%, a cui si applica il 75% dell’inflazione. Anche andando indietro nel tempo, vincono i fondi pensione. Partendo dal 2000, il TFR si è rivalutato del 48%, mentre le linee bilanciate dei tre fondi esistenti all’epoca hanno ottenuto performance migliori:

  • Cometa +63,9%;

  • Fonchim +62,1%;

  • Fondenergia +70%.

TFR in busta paga

Da sottolineare che in vista, in questo 2015, c’è un’altra grossa novità che riguarda sia i lavoratori che lasciano il TFR in azienda sia coloro che invece hanno scelto i fondi pensione: la possibilità dell’anticipo in busta paga, prevista anch’essa dalla Legge di Stabilità che dovrebbe scattare dal prossimo primo marzo (decreti attuativi permettendo). La scelta spetta al lavoratore ed è irreversibile fino al 30 giugno 2018. Sul TFR anticipato in busta paga, però, non si applica la tassazione separata (fra l’altro, l’aliquota anche qui è salita dall’11% al 17%), ma la norma e aliquota IRPEF.

Anticipo TFR: il meccanismo nella Legge di Stabilità 2015

Anticipo TFR in busta paga al lavoratore in via sperimentale fino al 2018: beneficiari, procedura, tassazione, pro e contro della nuova misura nella Legge di Stabilità 2015.

Il lavoratore potrà richiedere l’anticipo del TFR maturato (opzione che sarà attivata verso metà anno con retroattività per il 2015). Il governo è riuscito a trovare posto alla misura nella nuova Legge di Stabilità, previo accordo con le banche (ABI) che, contrariamente alle prime ipotesi, copriranno anche l’intera liquidazione (e non solo il 50%). Ma c’è un’amara sorpresa come contropartita: la tassazione ordinaria. Chi chiede l’anticipo non potrà più applicare sul TFR la tassazione separata. Vediamo come si configura la misura, sottolineando che rispetto alla bozza della Legge ci sono ancora margini di chiarimento. 

Il meccanismo

La scelta di farsi o meno anticipare la liquidazione spetta al lavoratore (con opzione triennale), che per averne diritto deve essere assunto da almeno sei mesi. Restano esclusi i dipendenti del settore pubblico, agricolo e domestico. Perché il provvedimento diventi operativo, bisognerà comunque attendere un decreto attuativo e l’accordo con l’ABI (per finanziare le imprese che devono sostenere la spesa) in corso d’anno, quindi non è chiaro da quando partirà l’anticipo in busta paga (forse da marzo):

Le modalità di attuazione delle disposizioni nonché i criteri, le condizioni e le modalità di funzionamento del Fondo di garanzia e della garanzia dello Stato sono disciplinati con DPCM, da emanare entro il 31/1/2015″.

Il provvedimento attuativo dovrebbe essere retroattivo con effetto da inizio 2015. La misura sperimentale è attivata fino a giugno 2018. Approssimativamente, su uno stipendio di 1.400 euro netti al mese si calcola che l’anticipo del TFR possa valere circa un aumento di 100 euro al mese, ma i calcoli vanno fatti singolarmente perchè dipendono dall’anzianità di servizio e quindi dall’entità del TFR maturato

Procedura

L’impresa può chiedere alla banca (che aderirà alla convenzione ABI su base volontaria) di anticipare la somma da versare al lavoratore, che verrà rimborsata a fine rapporto di lavoro con la stessa remunerazione garantita al TFR in azienda (1,5% + 0,75% del tasso di inflazione). In questo modo le imprese non dovranno sopportare costi aggiuntivi. Nel caso in cui l’impresa non pagasse, la banca è garantita da un apposito fondo INPS (con contro-garanzia dello Stato). Per ottenere il finanziamento, l’azienda dovrà farsi rilasciare certificazione INPS del diritto alla prestazione.

Considerazioni generali

Il meccanismo penalizza i redditi più alti, perché applicando la tassazione ordinaria le tasse salgono maggiormente con l’aumentare del reddito. Il lavoratore ha il vantaggio di incassare subito una somma che ora accantona, ma alla fine prende meno soldi perché paga più tasse e rinuncia a una delle poche forme di accantonamento che garantisconointeressi certi e rischi zero. Le imprese non sopportano costi aggiuntivi ma par di capire che l’accordo non sia destinato a tutte le aziende: si tutelano sicuramente le PMI (bisogna vedere quale sarà la soglia), mentre le grandi aziende dovranno fare da sole. Infine, la misura ha un effetto negativo sulla previdenza integrativa perché aumentano le tasse sui fondi pensione (dal 12,5 al 20%), uno uno strumento su cui l’Italia registra già un forte ritardo rispetto alla media europea e internazionale.

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