Guida Pensioni, le novità in schede

Schede INPS con tutte le novità della Riforma Pensioni inserita in Legge di Stabilità 2017: panoramica ad uso di lavoratori e pensionati.

Anticipo pensionistico APE, cumulo contributi gratuito, abolizione penalizzazioni, agevolazioni per lavori usuranti e gravosi, prepensionamento per i precoci, aumento quattordicesime, proroga Opzione Donna: sono i capitoli della Riforma Pensioni inserita in Legge di Stabilità 2017, su cui l’INPS fornisce singole schede informative con tutte le novità.

APE volontario

E’ un anticipo sulla pensione, poi restituito quando si matura l’assegno previdenziale. Viene erogato in 12 mensilità, è riconosciuto in via sperimentale da maggio 2017 a dicembre 2018 ai dipendenti pubblici e privati e lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata, mentre sono esclusi i professionisti iscritti alle casse previdenziali di categoria. Requisiti: 63 anni di età, 20 anni di contributi, al massimo 3 anni e 7 mesi alla maturazione della pensione, che deve avere di importo non inferiore a 1,4 volte il minimo. Non è cumulabile con altre pensioni dirette o assegni di invalidità. Importante: si può chiedere l’APE senza cessare l’attività lavorativa.

Quando si matura la pensione si restituisce l’anticipo a rate (260, spalmate su 20 anni). Il prestito è finanziato da banche e soggetti finanziari che aderiscono a specifici accordi quadro fra Ministero, ABI (banche) e ANIA (assicurazioni). C’è una copertura assicurativa contro il rischio di premorienza, in base alla quale l’eventuale pensione ai superstiti non subisce decurtazioni.

Bisogna presentare domanda all’INPS, secondo una procedura in due tempi (prima una domanda di certificazione del diritto, poi una di accesso al trattamento). La domanda non è revocabile, ma c’è diritto di recesso entro 14 giorni. L’APE inizia entro 30 giorni lavorativi dal perfezionamento del contratto. I dettagli saranno contenuti in un Decreto della Presidenza del Consiglio previsto per marzo (60 giorni dall’entrata in vigore della legge).

Benefici fiscali: l’anticipo pensionistico non concorre alla formazione del reddito, c’è un credito d’imposta fino al 50% sugli interessi su finanziamento e assicurazione (su un ventesimo dell’importo).

APE aziendale

Nell’ambito di procedure di ristrutturazione è previsto un possibile intervento del datore di lavoro oppure degli enti bilaterali, che versano un contributo all’INPS (in un’unica soluzione), che comporterà un aumento della pensione, tale da ridurre o azzerare l’importo delle rate di restituzione. Per il resto, le caratteristiche sono identiche a quelle dell’APE volontario.

APE sociale

Indennità erogata dall’INPS fino alla maturazione della pensione e finanziata dallo Stato, non comporta alcuna restituzione. Sperimentale da maggio 2017 a dicembre 2018. Bisogna avere 63 anni di età, 30 anni di contributi (con l’eccezione dei lavori gravosi, che richiedono 36 anni di contributi), essere a 3 anni e 7 mesi dalla pensione e rientrare in una delle seguenti categorie:

  • disoccupati che abbiano terminato da almeno tre mesi il sussidio;
  • lavoratori che al momento della richiesta assistono da almeno sei mesi coniuge o parenti di primo grado (genitori e figli) conviventi con handicap grave;
  • invalidi almeno al 74%;
  • lavori gravosi: operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici, conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni, conciatori di pelli e di pellicce, conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante, conduttori di mezzi pesanti e camion, personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni, addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza, insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido, facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati, personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia, operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

L’indennità è pari alla pensione maturata al momento della richiesta, fino a un massimo di 1500 euro al mese, e non si rivaluta. L’APE sociale non è cumulabile con altre pensioni dirette, e con sussidi di sostegno al reddito, e comporta la cessazione dell’attività lavorativa, anche autonoma, al momento della richiesta. E’ però compatibile con attività di lavoro che non possono superare gli 8mila euro annui nel caso dei dipendenti e i 4mila 800 euro per gli autonomi.

Attenzione: i dipendenti pubblici che accedono all’APE sociale prenderanno il TFR quando raggiungono l’età pensionabile.

Cumulo contributi

Consente di sommare i contributi versati in diverse gestioni assicurative per conseguire il diritto anche alla pensione anticipata (era già previsto per pensione di vecchiaia, di inabilità, indiretta, ai superstiti). Il cumulo è gratuito, la pensione si calcola pro quota in base alle regole delle diverse gestioni previdenziali. E accessibile anche agli autonomi in gestione separata e agli iscritti alle casse professionali.

Chi ha già richiesto la ricongiunzione onerosa può recedere a passare la cumulo solo se non ha già pagato integralmente la quota per la ricongiunzione (se il pagamento è parziale si può chiedere la restituzione di quanto versato). Analoga possibilità per chi ha già chiesto la totalizzazione, che può recedere solo se non è stato concluso il relativo procedimento.

I dipendenti pubblici che richiedono il cumulo percepiscono il TFR quando raggiungono la pensione di vecchiaia.

Penalizzazioni pensione anticipata

Sono definitivamente abolite le penalizzazioni che erano state introdotte dalla Riforma Fornero per chi si ritirava prima dei 62 anni, anche per chi va in pensione anticipata dal 2017 in poi (per gli altri, le penalizzazione erano già state tolte).

Lavoratori precoci

Nuovi benefici per chi ha almeno un anno di contributi al compimento dei 19 anni di età: pensione anticipata con 41 anni di contributi (prima ci volevano un anno e dieci mesi in più per gli uomini e dieci mesi in più per le donne). Oltre ad essere precoci, bisogna anche rientrare in una nelle quattro categorie previste per l’accesso all’APE sociale. La pensione anticipata con la quota 41 è incompatibile con altre attività da lavoro subordinato o autonomo (fino al raggiungimento della pensione anticipata con requisiti ordinari) e con altre maggiorazioni previste per i precoci.

Lavori usuranti

Nuovi benefici di accesso pensione per i lavori usuranti (sono quelli definiti dal decreto legislativo 67/2011, non comprendono le mansioni gravose sopra elencate per l’accesso all’APE sociale). Ecco i requisiti di accesso alla pensione:

  • Addetti alla catena di montaggio, conducenti di veicoli a trasporto pubblico collettivo, lavoratori notturni sopra i 78 giorni l’anno: se sono lavoratori dipendenti, quota 97,6, con età minima 61 anni e sette mesi e anzianità contributiva minima 35 anni. Se sono lavoratori autonomi, quota 98,6, età minima 62 anni e sette mesi, 35 anni di contributi;
  • Lavoratori notturni occupati da 72 a 77 giorni l’anno: se sono dipendenti, quota 98,6, con età minima 62 anni e 7 mesi, se sono autonomi quota 99,6, con età minima 63 anni e sette mesi. In entrambi i casi ci vogliono 35 anni di contributi.
  • Lavoratori notturni da 64 a 71 giorni l’anno: quota 99,6 per i dipendenti, con età minima 63 anni e sette mesi, quota 100,6 per gli autonomi, con età minima 64 anni e sette mesi. Anche qui, sempre 35 anni di contributi.

Non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita fino allo scatto previsto nel 2025. Importante: i lavoratori usuranti che avevano già un anno di contributi al compimento del 19esimo anno di età, che quindi sono anche precoci, hanno accesso alla pensione con 41 anni di contributi. Per la decorrenza della pensione, niente finestre mobili.

La domanda si presenta all’INPS entro il primo marzo 2017 per chi matura i requisiti nel 2017, entro il primo maggio dell’anno precedente per chi li matura a partire dal 2018 (quindi, chi li matura l’anno prossimo presenta domanda entro il primo maggio 2017).

Opzione Donna

Estesa alle lavoratrici che al 31 dicembre 2015 avevano 57 o 58 anni, rispettivamente per dipendenti e autonome, ma non i tre mesi in più previsti dalle aspettative di vita. Restano fissi gli altri paletti: almeno 35 anni di contributi, oltre all’età anagrafica (che dal 2016 è di 57 anni e sette mesi per le dipendenti e 58 anni e sette mesi per le autonome). Il calcolo della pensione sarà interamente contributivo (quindi, chi aspettando la pensione di vecchiaia avrebbe il sistema misto, perde anche il 20-30% dell’assegno). Dal momento della maturazione del requisito, per la decorrenza si applica la finestra mobile (12 mesi per le dipendenti, 18 per le autonome). La domanda si presenta all’INPS.

Quattordicesima

Riconosciuta ai pensionati con almeno 64 anni di età e reddito complessivo fino a 1,5 volte i minimo (9.786,86 euro), con un allargamento della platea rispetto al precedente paletto che era a due volte il minimo. Aumenta anche la somma, sempre se il reddito è fino a 1,5 volte il minimo.

L’aumento varia dai 101 euro per chi ha fino a 15 anni di contributi (18 per gli autonomi), ai 155 euro per chi ha oltre 25 anni di contribuzione (28 per gli autonomi).

Pensione, calcolo costi APE volontario

Il costo dell’APE volontario in termini relativi è più alto per le pensioni basse, quasi il 5% l’anno: i calcoli su rate, detrazioni e decurtazione pensione.

Secondo i calcoli del Governo, l’APE volontario inciderà in media sulla pensione di una percentuale intorno al 4,6 – 4,7% annuo, a seconda del trattamento previdenziale e degli anni: le prime rate sono più care mentre l’importo si alleggerisce con il passare del tempo. Vediamo con precisione i calcoli degli esperti della presidenza del Consiglio, sulla base del testo approvato alla Camera (la Riforma Pensioni è inserita nella Legge di Bilancio 2017, che deve ancora passare al Senato).

Ricordiamo innanzitutto le regole di base dell’anticipo pensionistico APE: lo possono utilizzare dipendenti pubblici e privati e lavoratori autonomi con 63 anni di età a cui mancano tre anni e sette mesi per il raggiungimento della pensione di vecchiaia, con almeno 20 anni di contributi.

Il trattamento è erogato dall’INPS ma finanziato dalle banche. Il lavoratore può scegliere quale percentuale farsi anticipare. Rappresenta una sorta di anticipo sulla pensione, che verrà poi restituito con rate distribuite su 20 anni.

E vediamo i calcoli ipotizzando un tasso di interesse annuo al 2,5%, una richiesta di anticipo pensione pari all’85% dell’assegno previdenziale maturato e una durata del trattamento di tre anni.

Un lavoratore con una pensione lorda di mille euro (865 euro netti) riceverà un APE di 736 euro al mese. Al termine dei tre anni di trattamento, pagherà una rata di 173 euro. La detrazione spettante (50% quota interessi e premio) è pari a 33 euro. La pensione netta sarà quindi di 725 euro. L’incidenza media della rata è pari al 3,8% sul lordo e 4,6% sul netto. In realtà, cambierà nel corso degli anni: la prima rata peserà sul lordo per il 5,4%, l’ultima per il 4%.

Con una pensione lorda di 1615 euro (1286 netti), l’assegno dell’anticipo sarà di 1093 euro. La rata di restituzione, 258 euro. Togliendo le detrazioni (49 euro), la pensione sarà pari a 1078 euro. L’incidenza della rata è pari al 3,6% sul lordo e al 4,7% sul netto ogni anno. La variazione nel corso degli anni va dal 5,4% della prima rata al 4,1% dell’ultima.

In totale (sommando il costo delle rate per ogni anno di anticipo), il prezzo dell’APE sulla pensione sarà pari nel primo caso all’11,4% sul lordo e al 13,8% sul netto, nel secondo al 10,8% sul lordo e al 14,1% sul netto.

Il costo dell’anticipo pensionistico APE è, proporzionalmente, più alto per il reddito basso: le due pensioni messe a confronto hanno una differenza di 615 euro al mese lorde, 421 nette. Il costo dell’APE lordo è addirittura più basso per la pensione più alta, mentre sul netto la differenza è dello 0,3%.

Pensione anticipata, cosa conviene nel 2017

APE aziendale e incentivo all’esodo Fornero a confronto: ecco quale formula di pensione anticipata conviene di più al lavoratore e all’impresa.

La pensione anticipata Fornero (attiva dal 2012) e l’APE aziendale (sperimentale dal 2017) sono due strumenti che si rivolgono ai lavoratori prossimi al pensionamento ma con molte differenze: la prima delle quali è che l’anticipo pensionistico sarà accessibile anche per dipendenti di PMI sotto i 15 dipendenti (limite minimo imposto dall’altro strumento).

Analizziamo dunque le caratteristiche per un confronto che mostri quale delle due opzioni è più conveniente per un lavoratore vicino all’età pensionabile.

APE aziendale

L’APE aziendale è previsto dall’articolo 25, comma 7 della Legge di Bilancio in discussione in Parlamento: è una forma di pensione anticipata esercitabile a 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione, prevede un trattamento che il lavoratore poi restituirà con la maturazione della pensione. L’azienda incrementa il montante contributivo individuale maturato dal dipendente, versando all’INPS un contributo non inferiore a quello della retribuzione del lavoratore. Il versamento va effettuato in un’unica soluzione, al momento della richiesta dell’APE.

La procedura si attiva solo con l’accordo del lavoratore. In parole molto semplici, le imprese versano i contributi che avrebbero dovuto pagare per il tempo che al dipendente manca al raggiungimento dell’età pensionabile in un’unica soluzione, in modo che alla fine l’INPS versi una pensione più alta. Il meccanismo dovrebbe consentire di ripagarsi le rate che bisognerà poi versare per restituire l’APE.

Incentivo Esodo

La normativa di riferimento per la pensione anticipata Fornero è l’articolo 4 della legge 92/2012, in base al quale – nell’ambito di procedure sindacali nei casi di eccedenza di personale – l’impresa può incentivare l’esodo dei dipendenti in esubero a cui mancano al massimo 4 anni al raggiungimento della pensione, pagando una prestazione pari all’assegno previdenziale pieno e versando i contributi. In realtà il trattamento viene corrisposto dall’INPS, in seguito a fideiussione bancaria stipulata dall’impresa.

Differenze

Rispetto alla Riforma Fornero, dal punto di vista anagrafico, l’APE si rivolge a una platea meno ampia, considerando tra l’altro che i 4 anni dalla pensione valgono anche per il trattamento di anzianità, contro 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia dell’APE. L’APE pone inoltre limiti di reddito non previsti dal trattamento Fornero: il lavoratore deve maturare come pensione un assegno minimo non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo. Ha però il vantaggio di essere accessibile ai dipendenti delle aziende con meno di 15 dipendenti, mentre la pensione anticipata della legge 92/2012 riguarda solo aziende sopra questa soglia ed è esercitabile soltanto nell’ambito di un piano di esuberi, con specifica procedura sindacale.

Per quanto riguarda il trattamento, la pensione anticipata Fornero è più vantaggiosa: 13 mensilità annue (contro le 12 dell’APE), rapportato alla pensione maturata. Anche l’APE è rapportato alla pensione maturata ma l’entità dell’assegno dipende dalla scelta del lavoratore su quanta parte farsi corrispondere in anticipo. La pensione da esodo non prevede nessuna necessità di restituzione a rate della somma, mentre l’APE aziendale prevede 20 anni di rate (i versamenti contributivi delle imprese dovrebbero comunque compensare il trattamento ricevuto).

In entrambi i casi, l’impresa versa i contributi anche nel periodo in cui il lavoratore percepisce l’assegno che lo accompagna alla pensione ma la pensione vera e propria sarà più alta per chi sceglie l’esodo Fornero, maturando un trattamento pieno mentre nel caso dell’APE dall’assegno bisogna togliere le rate ventennali. In conclusione, dal punto di vista economico è più conveniente l’esodo pensionistico, che però si rivolge a una platea più ristretta (soprattutto perché non riguarda le imprese sotto i 15 dipendenti), mentre all’impresa costa meno l’APE aziendale.

Pensione: cumulo gratuito per tutti

La Legge di Stabilità prevede il cumulo gratuito dei contributi anche per i professionisti, che possono raggiungere pensione di vecchiaia o pensione anticipata: le regole.

La nuova possibilità di cumulo contributi prevista dalla Legge di Stabilità 2017 riguarda tutti gli iscritti a istituti previdenziali, anche le casse dei professionisti che in un primo momento erano state escluse: vediamo esattamente quali sono i vantaggi per i professionisti, che di fatto possono sommare periodi di lavoro dipendente e contributi versati alla cassa professionale, a meno che non siano coincidenti dal punto di vista temporale. Il riferimento normativo è il comma 195 della manovra, che va a modificare quanto previsto dalla finanziaria 2013 (articolo 1, comma 239, legge 228/2012).

La Stabilità 2017 prevede che il cumulo gratuito sia utilizzabile non più solo per il raggiungimento della pensione di vecchiaia, come precedentemente previsto, ma anche per la pensione anticipata. Nel dettaglio, il cumulo gratuito può essere utilizzato per maturare l’anzianità contributiva prevista dal comma 10 dell’articolo 24 del dl 201/2011 (riforma Fornero), adeguata agli incrementi delle speranze di vita. Restano ferme tutte le altre opzioni (pensione di vecchiaia, pensione di inabilità, pensione ai superstiti).

In pratica, quindi, il nuovo istituto del cumulo gratuito consente di sommare periodi contributivi versati in tutte le diverse gestioni previdenziali, pubbliche e private, per raggiungere i 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi le donne), che in base alla sopra citata Riforma Fornero sono necessari per la pensione anticipata nel 2017.

Se per gli iscritti all’INPS e alle altre gestioni che erano già ricomprese nel cumulo la novità consiste come detto nella possibilità di agganciare con questo istituto la pensione anticipata, per i professionisti c’è anche la nuova opzione di raggiungere con il cumulo (al quale prima non erano ammessi), la pensione di vecchiaia.

In questo caso, la regola è che vale il requisito anagrafico più alto fra quelli previsti dalle diverse gestioni in cui sono stati versati i contributi. In generale, il cumulo prevede che il calcolo della pensione sia effettuato pro quota in base alle regole previste dalle diverse gestioni previdenziali. E’ possibile che questo ponga una serie di problemi nel caso di istituti previdenziali con regole difficili da armonizzare con quelle degli altri enti (è il caso, ad esempio, dell’Enasarco).

Saranno prevedibilmente necessari una serie di accorgimenti tecnici. Nel frattempo, la novità come detto consente nuove possibilità ai professionisti sia sul fronte delle pensioni di vecchiaia sia su quello delle pensioni anticipate. Se un professionista ha ad esempio sia contributi da lavoro dipendente sia contributi versati in una cassa professionale, può sommarli per ottenere i 42 anni e dieci mesi (o 41 anni e dieci mesi perle donne) per la pensione anticipata. Oppure, quando raggiunge l’età per la pensione di vecchiaia, può sommare i contributi versati nelle diverse casse per ottenere i 20 anni di contributi necessari.

Precoci in pensione dal I° maggio

Via libera alla pensione anticipata per i lavoratori precoci che potranno uscire dal mondo del lavoro a partire da maggio 2017 con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età, a patto di rientrare in determinate categorie.

Via libera, con la Legge di Stabilità 2017 alla pensione per i cosiddetti precoci che dal 1° maggio 2017 potranno uscire dal mondo del lavoro con 41 anni di contributi (quota 41), a prescindere dall’età anagrafica. Tra i requisiti per accedere al beneficio quello di aver lavorato almeno 12 mesi effettivi prima del 19° anno di età, di essere tra i lavoratori che ricadono nel sistema misto, ovvero in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, e di rientrare in una delle categorie previste per l’accesso all’APE sociale:

  • stato di disoccupazione in seguito a cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa, o risoluzione consensuale nell’ambito di procedure di conciliazione prevista dall’articolo 7 della legge 604/1966 (che si attiva in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo). Devono aver terminato l’indennità di disoccupazione da almeno tre mesi;
  • assistenza del coniuge o parente di primo grado convivente con handicap grave da almeno sei mesi;
  • riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%;
  • impiegati in mansioni faticose da almeno sei anni in via continuativa.

Per professioni ritenute particolarmente gravose, tali da garantire l’accesso alla pensione, si intendono:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia, e della manutenzione degli edifici,
  • conduttori di gru e macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni,
  • conciatori di pelli e pellicce,
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante,
  • conduttori di mezzi pesanti e camion,
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavori organizzati in turni,
  • addetti all’assistenza personale di persone non autosufficienti,
  • professori di scuola pre-primaria,
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati,
  • personale non qualificato addetto alla pulizia,
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Il beneficio spetterà fino ad un massimo di risorse stanziate pari a:

  • 360 milioni di euro per l’anno 2017;
  • 550 milioni di euro per l’anno 2018;
  • 570 milioni di euro per l’anno anno 2019;
  • 590 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2020.

Il numero dei beneficiari verrà costantemente monitorato e nel caso in cui emergano scostamenti rispetto alle previsioni, la decorrenza dei trattamenti verrà differita, con criteri di priorità in ragione della maturazione dei requisiti agevolati, individuati con apposito decreto e, a parità degli stessi, in base alla data di presentazione della domanda.

Va inoltre precisato che la pensione concessa ai precoci non sarà cumulabile con redditi da lavoro, subordinato o autonomo, per un periodo di tempo corrispondente alla differenza tra l’anzianità contributiva di cui all’articolo 24, commi 10 e 12, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 e l’anzianità contributiva al momento del pensionamento.

Opzione Donna, i nuovi requisiti

La Riforma Pensioni apre l’Opzione Donna alle lavoratrici nate nell’ultimo trimestre dell’anno: maturazione del requisito nel 2016, decorrenza della pensione, nuove regole.

E’ stato uno dei capitoli più discussi nell’ambito della Riforma Pensioni inserita in Legge di Stabilità 2017: alla fine, è passata l’estensione dell’Opzione Donna alle lavoratrici nate nell’ultimo trimestre degli anni 1957 o 1958. Vediamo esattamente come è formulata la norma e cosa cambia rispetto a prima.

L’Opzione Donna, come è noto, è una forma di pensione anticipata per le lavoratrici, che consente di ritirarsi con 35 anni di contributi e un requisito di età che per le dipendenti è pari a 57 anni e sale a 58 anni per le autonome, accettando però un calcolo interamente contributivo della pensione. La novità rispetto alla precedente normativa, che in virtù dell’applicazione delle aspettative di vita lasciava fuori le lavoratrici nate negli ultimi mesi dell’anno, è contenuta nel comma 222 della Legge di Bilancio. Che prevede di estendere l’Opzione Donna (introdotta con l’articolo 1, comma 9, legge 243/2004)

«alle lavoratrici che non hanno maturato entro il 31 dicembre 2015 i requisiti previsti per effetto degli incrementi della speranza di vita».

Attenzione: per accedere all’Opzione Donna, bisogna calcolare anche l’aspettativa di vita (lo prevede espressamente il successivo comma 223 della manovra). Però, non è necessario (come prima) che la maturazione del requisito sia avvenuta entro il dicembre 2015. le lavoratrici che erano rimaste fuori dall’Opzione Donna per effetto di questo limitazione, dunque, possono invece accedere alla prestazione. Tenendo conto che ai tre mesi scattati nel 2013 si sono aggiunti quattro mesi nel 2016, le lavoratrici che non maturano il requisito entro il 31 dicembre 2015 devono aggiungere sette mesi all’età anagrafica, perché lo matureranno nel 2016. Ipotesi, una lavoratrice dipendente che ha 35 anni di contributi e ha compiuto i 57 anni nel dicembre 2015, matura il requisito dell’Opzione Donna a fine luglio 2016.

Ricordiamo che per la decorrenza della pensione, la lavoratrice dovrà aspettare i termini previsti dalla finestra mobile (che pure si applica), pari a 12 mesi per le dipendenti e 18 mesi per le autonome.

La misura di Riforma Pensione in Legge di Stabilità è finanziata con 18,3 milioni di euro per l’anno 2017, 47,2 milioni per il 2018, 87,5 milioni per il 2019, 68,6 milioni per il 2020, 34,1 milioni per il 2021, 1,7 milioni per il 2022.

 

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