IL MINIMALE CONTRIBUTIVO PER LA PENSIONE

Cosa è il minimale contributivo, come si stabilisce, come si applica e quali sono le eccezioni.

Quando si parla di requisiti di accesso alla pensione e di versamenti previdenziali si sente spesso anche parlare di minimale contributivo: si tratta del compenso minimo, preso come base per il calcolo dei contributi assicurativi e previdenziali, che il datore di lavoro deve rispettare e versare all’ente previdenziale per permettere l’accredito della contribuzione dei lavoratori dipendenti.

Minimale contributivo: normativa

Il minimale contributivo viene normalmente individuato dal contratto collettivo nazionale di lavoro, mentre gli altri accordi o il contratto individuale possono definire solo minimali contributivi maggiori di quelli indicati nel CCNL di riferimento.

Il riferimento normativo è l’ articolo 1, comma 1 del DL 9.10.1989, n. 338, convertito nella Legge 7 dicembre 1989, n. 389:

La retribuzione da utilizzare, da parte del datore di lavoro, come base per il calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale non può essere inferiore all’importo delle retribuzioni stabilito da leggi, regolamenti, contratti collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale, ovvero da accordi collettivi o contratti individuali, qualora ne derivi una retribuzione d’importo superiore a quello previsto dal contratto collettivo”.

La legge stabilisce inoltre un minimo dei minimi: un minimale giornaliero sotto al quale il minimale contrattuale non può scendere. Il minimale giornaliero è stabilito dall’INPS nel mese di gennaio di ciascun anno ed è pari al 9,50% dell’importo del trattamento minimo di pensione in vigore al primo gennaio (art. 7, Legge 11 novembre 1983, n. 638 e successive modificazioni).

Minimale contributivo 2017

Con la circolare n. 19/2017 l’INPS ha stabilito per il 2017 il trattamento minimo di 501,86 euro al mese, dunque il reddito minimo da assoggettare a contribuzione è pari a 47,68 euro al giorno. In caso di lavoro part-time il minimo orario da assoggettare a contribuzione si calcola sulla base dell’orario di lavoro settimanale con la seguente formula:

Minimali di retribuzione giornaliera per la generalità dei dipendenti x giorni di lavoro settimanali /numero di ore settimanali.Ad esempio: 47,68 euro x 6 giorni lavorativi /40 ore settimanali = 7,15 euro.

Eccezioni

Rappresenta un’eccezione al rispetto del minimale di retribuzione i trattamenti previdenziali l’erogazione di prestazioni per cassa integrazione, malattia, maternità, infortunio e così via, per i quali non si è tenuti al rispetto del minimale. In più il minimale contributivo non si applica ai lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari, agli operai agricoli, agli apprendisti e ai periodi di servizio militare o equiparato per espressa previsione normativa (articolo 7, co. 5 del decreto legge 463/1983).

Contributi INPS per dipendenti e autonomi

Aliquote e minimali per dipendenti autorizzati a contribuzione volontari, professionisti e autonomi in gestione separata, artigiani e commercianti: I contributi INPS 2017.

Ecco i minimi 2017 e aliquote contributive per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata e per i dipendenti non agricoli che versano i contributi alla gestione separata: le regole applicative e le tabelle sui contributi INPS sono contenute nella circolare 12/2017. La premessa è la seguente: l’indice dei prezzi al consumo è negativo (-0,1%), ma la variazione non si applica alle aliquote contributive per effetto della legge di Stabilità 2016, in base alla quale l’indice di adeguamento delle pensioni non può comunque essere inferiore a zero.

Per i dipendenti non agricoli autorizzati alla prosecuzione volontaria con decorrenza compresa entro la fine del 1995 l’aliquota è confermata al 27,87%. Per i contributori autorizzati in data successiva, l’aliquota 2017 è del 33%. I parametri 2017:

  • retribuzione minima settimanale: 200,76;

  • prima fascia di retribuzione annuale oltre la quale è prevista l’applicazione dell’aliquota aggiuntiva dell’1% (art. 3 L. 438/92): 46mila 123,00;

  • massimale da applicare ai prosecutori volontari titolari di contribuzione non anteriore al 1° gennaio 1996 o che, avendone il requisito, esercitino l’opzione per il sistema contributivo: 100mila 324 euro.

Nella circolare INPS sono dettagliati anche importi e aliquote riferiti agli anni precedenti, dal 1997 al 2016.

Per quanto riguarda la gestione separata, le aliquote sono pari al 25% per i professionisti e al 32% per collaboratori e figure assimilate. Il minimale contributivo 2017 è di 15mila 548 euro. Ecco di conseguenza quali sono gli importi minimi dei contributi INPS per la gestione separata:

  • professionisti: 323,92 euro mensili, 3mila 887 su base annua.

  • altri iscritti: 414,62 su base mensile, 4mila 975,44 su base annua.

I lavoratori autonomi che hanno contribuzione sia come professionista sia come collaboratore, versano i contributi alla gestione alla quale hanno contribuito maggiormente nelle ultime 156 settimane.

Per quanto riguarda artigiani e commercianti, ecco le aliquote 2017 sono rispettivamente pari a 23,55% e 23,64%. Nel caso in cui il lavoratore abbia meno di 21 anni, le aliquote scendono al 20,55% per gli artigiani e al 20,64% per i commercianti.

Gli importi minimi, in entrambi i casi, variano a seconda delle otto fasce di reddito. La tabella:

Reddito

Contribuzione mensile

artigiani

Contribuzione

artigiani under 21

Contribuzione

commercianti

Contribuzione

commercianti under 21

Fino a 15mila 548 euro

305,13

266,26

306,30

267,43

da 15.549 a 20.644 euro

355,15

309,91

356,51

 311,27

da 20.645 a 25.740 euro

455,16

397,18

456,90

 398,92

da 25.741 a 30.836 euro

555,17

484,45

557,29

486,57

da 30.837 a 35.932 euro

655,18

571,72

657,68

 574,22

da 35.933 a 41.028 euro

755,19

658,99

758,08

661,87

da 41.029 a 46.122 euro

855,18

746,24

 858,45

 749,51

da 46.123 euro

905,16

789,86

908,62

 793,32

 

Contributi INPS: calcolo dei minimali

Per il calcolo della contribuzione minima da versare al lavoratore fa fede l’anno solare e non il singolo mese: il Tribunale di Milano contro l’INPS.

Per verificare che il datore di lavoro abbia rispettato la contribuzione minima dovuta al dipendente, il computo dei minimali deve essere calcolato tenendo conto di tutte le somme ricevute dal lavoratore in riferimento all’intero anno solare, non al singolo mese. Una sentenza del Tribunale di Milano (n. 320 del 19 marzo 2015) afferma il principio di onnicomprensività della retribuzione in ragione di anno come l’unico valido parametro di rispetto dei minimali previsti dalla legge.

Computo contribuzione minima

Il Tribunale del lavoro di Milano ha affrontato il caso di una pretesa previdenziale avanzata dall’INPS contro una cooperativa di lavoro costituita da soci, in gran parte assunti con contratti di lavoro intermittente e part-time.Per questi, l’Istituto di previdenza aveva richiesto una contribuzione calcolata in base al nuovo metodo minimale retributivo orario, sostenendo che il rispetto dei minimali di legge, in base ai quali va calcolata la contribuzione dovuta nella misura minima inderogabile, doveva tenere conto della recente distinzione tra contribuzione diretta e indiretta.

La prima riguarda l’ordinario compenso del datore di lavoro, la seconda invece una serie di somme quali, a titolo di esempio, quota ferie non godute, quota tredicesima e quattordicesima, premessi non goduti. L’inserimento di questa seconda fattispecie nella base di calcolo avrebbe notevolmente modificato i conteggi relativi alla contribuzione a carico del datore di lavoro, in seguito all’esclusione dei compensi non ordinari.

Sentenza

Il Giudice del lavoro, con la sentenza richiamata, ha rigettato la richiesta dell’INPS, sostenendo che II principio secondo cui sussiste retribuzione indiretta e diretta, e solo della seconda andrebbe tenuto conto ai fini del rispetto dei minimali di legge, configge con la granitica giurisprudenza lavoristica e previdenziale per cui tali somme debbono essere computate ai fini della contribuzione da pagare, costituendo comunque retribuzione. Norma contraria non vi è. Come non vi è norma che imponga un calcolo mensile e non complessivo ad anno solare.

Paradossalmente, continua il giudice, ove valesse il principio sostenuto dall’ente, – non suffragato da nessun atto di legge o atto normativo secondario – quest’ultimo dovrebbe rifiutare i pagamenti retributivi comprendenti tali voci, anche se – di più – pagati mensilmente e non ad anno. Conseguenza assurda e non ancora rinvenibile in fatto. Ciò è suffragato anche dal TUIR, che all’art. 51 sottolinea che il reddito da lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere percepiti a qualunque titolo nel periodo d’imposta, e non nel mese.

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