Immobili e tasse per unioni civili e convivenze

Tasse immobiliari, diritti ereditari e tutele per i superstiti nelle unioni civili e nelle convivenze di coppie di fatto: cosa dice la Legge caso per caso.

Sia le unioni civili sia le convivenze di fatto comportano la coabitazione: significa che i partner assumono una serie di diritti e doveri che riguardano sia la proprietà immobili in cui risiedono, sia la tassazione (IMU, TASI e via dicendo). Ci sono una serie di differenze rilevanti fra coppie in unione civile e conviventi di fatto: nel primo caso, si costituiscono vincoli patrimoniali che invece, nel secondo caso, non sono stabiliti per legge ma possono essere oggetto di contrattazione fra le parti. La legge però prevede specifici diritti, per esempio in caso di decesso del partner, anche relativi al diritto del superstite in relazione all’immobile di coabitazione. Vediamo tutto.

Unioni civili

Il comma 11 della legge Cirinnà prevede, per le unioni civili, l’obbligo di coabitazione, il successivo comma 12 specifica che le parti concordano l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune. Infine, in base al comma 13, in mancanza di diverso accordo, il regime patrimoniale è la comunione dei beni, del tutto analoga a quella prevista per le coppie sposate. le parti possono scegliere la divisione dei beni.

Le norme appena descritte hanno i seguenti effetti in materia di IMU e TASI: in virtù dell’esenzione TASI sulla prima casa, l’immobile di residenza non paga l’imposta. C’è l’eccezione rappresentata dall’eventualità in cui la coppia risieda in un immobile di lusso, appartenente alle categorie catastali A1, A8 o A9. In questo caso, bisogna distinguere fra i seguenti casi:

  • se l’immobile è in affitto: entrambi i partner sono tenuti a versare la quota a carico del locatario (che può variare dal 10 al 30% i base alle delibere dei diversi comuni). Ognuno dei due verserà il 50%.
  • Se l’immobile è di proprietà: nel caso in cui il regime sia la comunione dei beni, ognuno dei due verserà la propria quota (il 50%) di TASI e IMU. Se il regime è di separazione dei beni, dipende dal modo in cui è intestata la proprietà dell’appartamento. La regole generale è che la TASI e l’IMU sono a carico del proprietario.

Nel caso in cui ci siano altri immobili, vale la regola sopra descritta: dipende dal regime patrimoniale (comunione o separazione dei beni), e dall’intestatario della proprietà.

Per quanto riguarda il diritto ereditario, al partner in unione civile spettano tutti i diritti riservati al coniuge. Il comma 21 della legge prevede che si applichino le norme previste dal capo X, titolo primo, libro secondo del codice civile, in base al quale “le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono il coniuge (al quale sono equiparati i partner in unione civile), i figli, gli ascendenti”. Al partner, come al coniuge, va la metà del patrimonio. E’ poi previsto il diritto di abitazione nella casa adibita a residenza familiare.

 

Convivenze di fatto

I due partner sono necessariamente conviventi nella stessa abitazione e fanno parte della stessa famiglia anagrafica. Quindi, dividono le tasse sull’immobile nel caso in cui siano inquilini tenuti al versamento. Per il resto, IMU e TASI sono dovute dal proprietario dell’immobile. I rapporti patrimoniali fra i conviventi di fatto, in base al comma 50, sono disciplinati da un accordo privato, che quindi stabilirà fra le altre cose la divisione delle eventuali proprietà di immobili.

Ci sono però una serie di norme che tutelano il convivente in caso di decesso del partner proprietario dell’abitazione di convivenza. Il superstite ha diritto di continuare a vivere nella stessa casa per due anni, o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni, ma comunque non oltre i cinque anni. Se nella stessa casa abitano figli minori o disabili del convivente superstite, il diritto minimo a risedere nell’abitazione sale a tre anni. Per quanto riguarda IMU e TASI, si attendono specifici chiarimenti (la Cirinnà prevede decreti attuativi che regolamentino tutti gli aspetti di coordinamento con le leggi esistenti). In generale, però, il diritto a continuare a risiedere nella casa di abitazione non dovrebbe comportare nessun obbligo fiscale: le tasse le pagano gli eredi, che diventano titolari dell’immobile.

I diritti del superstite in relazione alla casa di proprietà del partner deceduto vengono meno in uno dei seguenti casi: se il superstite cessa di abitare bell’immobile, oppure in caso di matrimonio, unione civile, nuova convivenza di fatto.

Se i due conviventi vivevano in affitto, il superstite ha diritto a succedere nel contratto.

 

Pensioni e lavoro: matrimonio, unioni civili, convivenze

Unioni civili equiparate al matrimonio in materia di pensioni e TFR, diritti non previsti per le convivenze di fatto: impatto della legge Cirinnà su previdenza e lavoro.

Pensione di reversibilità, pensioni indirette,TFR in caso di decesso del partner, permessi di lavoro: sono i nuovi diritti che acquisiscono le coppie dello stesso sesso con la legge sulle unioni civili. Facciamo dunque una comparazione su questi temi rispetto a matrimoni e convivenze di fatto di coppie eterosessuali con la nuova Legge Cirinnà(legge 76/2016), operativamente in vigore dal 5 giugno.

Pensione di reversibilità

E’ il trattamento che spetta ai superstiti in caso del decesso del titolare dell’assegno previdenziale. La legge Cirinnà equipara sotto questo profilo i diritti del partner in unione civile a quelli del coniuge. Quindi, la pensione di reversibilità spetta al partner nella misura del 60%. La percentuale si alza nel caso in cui ci siano più aventi diritto alla pensione di reversibilità: se oltre al partner c’è anche un figlio, la pensione di reversibilità è all’80%, se il deceduto oltre al partner ha anche due o più figli, l’assegno di reversibilità è pari all’intera pensione. A questi importi, si applicano riduzioni se il partner superstite ha un reddito che supera determinate soglie, nel dettaglio:

  • riduzione del 25% se il reddito del partner in unione civile è superiore a tre volte il minimo annuo del fondo pensioni dipendenti (per il 2016: 19mila 573,71 euro);
  • riduzione del 40% se il reddito è superiore a quattro volte il minimo del fondo pensioni dipendenti (26mila 098,28 euro):
  • riduzione del 50% se il reddito è superiore a cinque volte il minimo (32mila 622,85 euro).

Per quanto riguarda le convivenze di fatto, non è prevista pensione di reversibilità.

Pensione indiretta

E’ il trattamento che viene riconosciuto al partner superstite in caso di decesso del coniuge nel corso dell’attività lavorativa. Anche qui, il diritto è esteso alle unioni civili, mentre non è previsto per le convivenze di fatto. Gli importo e le percentuali sono le stesse della pensione di reversibilità.

TFR

L’articolo 17 della legge 76/2016 prevede il diritto per i partner in unione civile al TFR, trattamento di fine rapporto, e alle indennità di preavviso dovute al deceduto. Il partner ha diritto all’intero TFR, e all’indennità di preavviso corrispondente all’importo della retribuzione del sarebbe spettata in caso di preavviso. Anche qui, sono gli stessi diritti previsti all’interno del matrimonio, mentre non si applicano alle convivenze di fatto.

Lavoro

All’unione civile si applicano anche tutti gli eventuali diritti riconosciuti al coniuge da leggi e contratti. Questo sul fronte dei contratti di lavoro, ha effetto ad esempio sui permessi per motivi familiari legati al partner. Non si applicano, invece, le norme relative a maternità, paternità, congedo parentale, che si riferiscono alla genitorialità, e non al matrimonio o all’unione.

Diverso è il caso delle convivenze di fatto: nel caso in cui i due partner siano anche genitori, valgono tutte le regole previste dai contratti su maternità, paternità e congedi, ma questo non è un effetto della nuova legge sulle convivenze, si tratta di diritti che erano già previsti.

Infine, nell’ambito dell’unione civile, le parti hanno l’obbligo all’assistenza morale e materiale e sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni.

 

Il mutuo casa per le unioni civili

Unioni civili e regole patrimoniali: comunione o separazione dei beni, detrazione mutuo casa, diritti su beni immobili: focus sulla Legge Cirinnà.

Per quanto riguarda il regime patrimoniale, l’unione civile fra persone dello stesso sesso, introdotta in Italia con la Legge Cirinnà, prevede le stesse regole previste del matrimonio (articolo 13): nel caso di mutuo casa cointestato, quindi, il/la partner con l’altro/a fiscalmente a carico può applicare la detrazione fiscale del 19% di entrambi. Il riferimento normativo è la legge 76/2016, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 21 maggio e in vigore dal 5 giugno 2016.

In ogni caso, si applicano tutte le disposizioni previste dal Libro primo, titolo sesto, capo sesto, sezioni II, III, IV, V, VI, che regolamentano il regime patrimoniale fra coniugi (fondo patrimoniale, comunione legale, comunione convenzionale, separazione dei beni).

Le coppe in unione civile possono scegliere quale regime patrimoniale adottare (comunione o separazione dei beni) applicando le stesse norme previste per il matrimonio. Questo, anche per quanto concerne il possesso di beni immobili. Sull’applicazione della legge e sulle interpretazioni autentiche relative ai vari aspetti patrimoniali è comunque necessario attendere chiarimenti ufficiali.

In materia di mutui casa e acquisto immobili non ci sono previsioni specifiche, quindi si possono solo fare considerazioni sulle norme il loro significato giuridico. Di fatto, l’estensione alle unioni civili dei diritti patrimoniali del matrimonio può legittimamente far ritenere che si possano applicare le stesse regole in materia di mutui.

In questo caso, se il mutuo casa è cointestato, ciascuna delle due parti può detrarre il 19% della propria quota. Nel caso in cui il partner sia fiscalmente a carico, il dichiarante può applicare la detrazione anche alla quota del partner.

Se interviene una separazione, si applicano le norme sugli previste dalla legge sul divorzio (legge 898/1970). In linea generale, la parte che eventualmente paga gli alimenti può detrarre la quota di mutuo dell’ex coniuge dall’assegno, nel caso in cui continui a pagarlo. Si tratta di casi in cui è sempre possibile vendere la casa, estinguendo il mutuo e dividendo i proventi in base ai relativi diritti fra ex coniugi, piuttosto che chiedere alla banca una rinegoziazione del mutuo in modo per intestarlo solo alla persona a cui spetta la proprietà dell’immobile.

Infine, in caso di decesso, il partner superstite gode dei diritti ereditari riconosciuti al coniuge: quindi, erediterà l’immobile e l’obbligo a estinguere il mutuo.

E’ diverso il caso delle coppie di fatto, regolamentate sempre dalla Legge Cirinnà: in base all’articolo 50, i conviventi possono disciplinare i rapporti patrimoniali attraverso un contratto di convivenza, autenticandolo da un notaio o da un avvocato. I conviventi possono decidere il regime di comunione dei beni previsto dal codice civile per il matrimonio. Questa scelta può essere revocata in qualsiasi momento, sempre con atto scritto davanti a notaio o avvocato.

 

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