INFORMAZIONI AGLI UTENTI

Infortuni in itinere: giro di vite

Non tutti gli infortuni in itinere sono indennizzabili, necessaria la sussistenza dell’occasione violenta e del requisito dell’occasione di lavoro.

Per infortuni in itinere si intendono quelli occorsi durante il normale percorso casa lavoro, o durante la pausa pranzo dal luogo di lavoro a quello in cui si consumano i pasti. Ma non tutti gli infortuni che occorrono sul tragitto fra casa e ufficio sono da considerarsi in itinere: la causa violenta dell’incidente deve risultare connessa all’attività di servizio.

A stabilire i limiti della nozione di “occasione di lavoro” prevista dalla giurisprudenza di legittimità è stata la Corte di Cassazione con la sentenza 17685/2015.

Risarcimento: quando spetta

La norma prevede il risarcimento INAIL per infortunio in itinere se sussistono sia il requisito della causa violenta (rapida, esterna e concentrata in un breve arco di tempo) che quello dell’occasione di lavoro. Non è invece indennizzabile il fatto doloso da parte di terzi quando il collegamento con il tragitto casa-lavoro dell’infortunato si rivela assolutamente marginale e fondato soltanto su una mera coincidenza di tempo e di luogo, ad esempio se il lavoratore viene aggredito per motivi personali.

Sentenza Cassazione

Per tali motivi, nel caso in esame, la Corte ha rigettato il ricorso presentato da parte degli eredi di una donna che chiedevano all’INAIL il risarcimento per infortunio in itinere dopo che la lavoratrice era stata accoltellata dal proprio convivente nel normale tragitto tra casa e lavoro, in un orario prossimo a quello di ingresso in ufficio.

Fonte: Sentenza della Cassazione Civile Sent. Sez. U Num. 17685 Anno 2015.

Impresa artigiana: requisiti e limiti dimensionali

Definizione, normativa e limiti per l’avvio e la gestione di un’impresa artigiana.

Si definisce impresa artigiana (articolo 2 della Legge 443/1985) l’azienda guidata personalmente e professionalmente dall’imprenditore in qualità di titolare, assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri e rischi inerenti alla direzione e gestione e svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel processo produttivo.

Avviare un’impresa artigiana

Per aprire un’impresa artigiana l’imprenditore deve iscriversi entro 30 giorni dall’avvio dell’attività presso la specifica sezione della Camera di Commercio competente per la provincia della sede legale, cui è affidata la gestione dell’Albo Imprese Artigiane. Tutte le comunicazioni di iscrizione, modifica e cancellazione all’Albo artigiane devono essere presentate esclusivamente in via telematica con le stesse modalità previste dalla Comunicazione Unica.

Artigianato artistico

Le imprese iscritte all’Albo da almeno 5 anni possono richiedere alla competente commissione provinciale il riconoscimento di impresa operante nel settore dell’artigianato artistico e tradizionale. Nello specifico:

  • sono considerate lavorazioni artistiche le creazioni, produzioni e opere di elevato valore estetico o ispirate a forme, modelli, decori, stili e tecniche che costituiscono elementi tipici del patrimonio storico e culturale.
  • sono considerate lavorazione tradizionali le produzioni e attività realizzate con tecniche e modalità consolidate, tramandate nei costumi e consuetudini a livello locale o regionale.

Normativa

L’imprenditore può essere titolare di una sola impresa artigiana e, ai sensi dell’articolo 4 della Legge 443/1985, può disporre al massimo di 22 dipendenti per la produzione di serie. Se l’attività viene esercitata in forma societaria, la maggioranza dei soci – uno, nel caso in cui siano soltanto due – devono svolgere in prevalenza il lavoro a titolo personale, anche manuale, nel processo produttivo. Inoltre il lavoro dovrà avere sempre funzione preminente rispetto al capitale investito.

Limiti

La Legge 57/2001 vieta la costituzione nella forma di società per azioni o in accomandita per azioni così come in società a responsabilità limitata unipersonale. Sono escluse dall’attività dell’impresa artigiana le attività agricole e quelle di prestazioni di servizi commerciali, di intermediazione nella circolazione dei beni o ausiliarie di queste ultime, di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande ad eccezione dei casi in cui siano strumentali e accessorie all’esercizio dell’attività artigiana.

Collaboratori familiari

L’artigiano, nell’esercizio dell’attività, può servirsi della collaborazione dei familiari. In tal caso l’impresa dovrà presentare domanda all’Albo per l’inclusione (o successiva esclusione) dei collaboratori familiari. Possono essere assunti come collaboratori familiari: coniuge; figli legittimi, legittimati e adottivi; figli naturali legalmente riconosciuti; figli nati da precedente matrimonio del coniuge; minori regolarmente affidati; nipoti in linea diretta; fratelli e sorelle; genitori; nonni e bisnonni; parenti entro il 3° grado e affini entro il 2° grado.

Comporto e licenziamento del dipendente

Licenziamento del dipendente in malattia e assenza reiterata che presume azione fraudolenta: il diritto di comporto del lavoratore e quelli dell’azienda.

In caso di malattia, il lavoratore ha diritto a conservare il proprio posto di lavoro per tutto il periodo (c.d. di comporto) come stabilito dalla legge o dalla contrattazione collettiva, nonché alla retribuzione o indennità prevista: durante tale periodo, il lavoratore non può essere licenziato se non per giusta causa.

Seppure ormai superata dalla contrattazione, resta in vigore come norma di chiusura l’art. 6, R.D.L. 13 novembre 1924 n. 1825, secondo cui in caso di malattia il dipendente ha diritto a conservare il posto di lavoro per 3 mesi se ha un’anzianità di servizio fino a 10 anni, per 6 mesi negli altri casi. Si ha il periodo di comporto secco quando il periodo di conservazione del posto è stato stabilito con riferimento ad un unico episodio morboso di lunga durata. Si parla invece di periodo di comporto per sommatoria quando ci si trova di fronte a una pluralità di malattie ripetute e intermittenti, che singolarmente non raggiungono il quantitativo richiesto per il comporto secco.

Determinazione del periodo di comporto

Nella determinazione del periodo di comporto – secco o per sommatoria – si considerano, salva diversa pattuizione, anche i giorni non lavorati (sabato, domenica, festività infrasettimanali, sciopero) che cadono nel periodo di malattia, dovendosi presumere la continuità e l’indisponibilità del lavoratore. Non si computano, invece, le assenze per malattia imputabile al datore di lavoro, derivanti cioè dalla nocività dell’ambiente di lavoro causata dalla violazione del dovere di sicurezza ex art. 2087 c.c. o quelle cumulate dal lavoratore invalido adibito a mansioni incompatibili con le sue condizioni. In questi casi, l’onere di provare la nocività delle mansioni ricade sul lavoratore. Non sono computati altresì i periodi di assenza a causa di gravidanza o puerperio. Nel part-time orizzontale la durata del comporto è uguale a quella dei rapporti full-time.

Nel part-time verticale, in mancanza di previsione contrattuale, è affidato al Giudice il compito di ridurre il periodo in proporzione alla quantità della prestazione, facendo eventualmente ricorso alle fonti sussidiarie quali usi o equità. Il recesso del datore di lavoro deve avvenire con rispetto del periodo di preavviso. Non trattandosi di licenziamento disciplinare, non è necessaria alcuna contestazione: è sufficiente che sia stato superato il periodo di comporto e che tale circostanza sia invocata dal datore di lavoro a giustificazione del recesso. Il recesso, comunque, deve essere comunicato al lavoratore con tempestività, così da far risultare in maniera chiara la volontà datoriale di risolvere il contratto.

Riforma pensioni: si riapre il dibattito

Flessibilità in uscita, inserimento nella Legge di Stabilità e costi per le casse pubbliche sono i punti chiave del dibattito

Nuovi sviluppi nel dibattito sulle pensioni: la riforma è sì nell’agenda di Governo ma c’è un problema di compatibilità finanziaria, quindi non si possono avere certezze sui tempi. Dopo le dichiarazioni del premier, Matteo Renzi, altri esponenti dell’Esecutivo chiariscono la posizione sulla riforma previdenziale e in particolare sulla necessità di potenziare la flessibilità in uscita (per consentire la pensione anticipata). Sullo sfondo, il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, insiste sulla sua proposta: nel lungo periodo sarebbe a costo zero e quindi compatibile con l’obiettivo del Governo e la necessità di non impattare sui conti pubblici (un punto molto caro alla commissione UE). E anche il presidente INPS, Tito Boeri, a sua volta chiarisce alcuni punti del suo programma di riforma, che risulterebbe meno gravoso per i lavoratori di quanto avrebbero calcolato i sindacati.

Esecutivo

Sul fronte del Governo, le ultime dichiarazioni sono quelle del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta:

«il Governo considera l’argomento degno di essere affrontato e c’è l’impegno. Il tema è in agenda e non deve gravare sui conti dello Stato, la traduzione pratica è che è da verificare la compatibilità finanziaria». Bisognerà vedere, conti alla mano, se la Riforma Pensioni verrà inserita «nella Legge di Stabilità o in una legge ad hoc o in un provvedimento successivo».

Di fatto, si tratta della riproposizione di quanto spiegato nei giorni scorsi dallo stesso premier, Matteo Renzi.

Damiano

Damiano insiste con la sua proposta di riforma (di cui è firmatario anche Baretta), che prevede una decurtazione del 2% per ogni anni di anticipo rispetto alla pensione di vecchia. E propone alcuni calcoli per dimostrare perché potrebbe essere a costo zero:

  • un lavoratore che si ritira a 62 anni (4 di anticipo), avrebbe la pensione piena di mille euro tagliata dell’8% (prendendo quindi 920 euro al mese) con un costo complessivo fino a 80 anni di 215.280 euro;
  • lo stesso lavoratore, restando in azienda fino a 66 ani, prenderebbe 1.080 euro al mese con un costo complessivo per lo Stato fino a 80 anni di 196.560 euro (differenza: 18.720 euro, ossia 8,7%).

Conclude:

«con qualche accorgimento tecnico si può arrivare a pareggiare i due costi con un’operazione di sistema che nel tempo può effettivamente raggiungere l’obiettivo del costo zero».

Boeri

La proposta INPS, che pure prevede una decurtazione dell’assegno per chi si ritira in anticipo, implica un ricalcolo dell’assegno ma, come insiste Boeri: questo metodo non comporta né una riduzione della pensione del 30% né un ricalcolo con il metodo contributivo, ma:

«una riduzione equa per chi sceglie di anticipare il ritiro» (intorno al 3% annuo).

Parti sociali

Per quanto riguarda le parti sociali, i sindacati insistono sulla necessità di fare la riforma entro la fine dell’anno, mentre sul fronte delle imprese Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, sottolinea che:

«l’introduzione di meccanismi di flessibilità sarebbe importante da un lato per rendere il sistema previdenziale più equilibrato dall’altro per dare spazio ai giovani. Certamente va trovato il giusto equilibrio tra esigenze dei lavoratori oltre che delle imprese e stabilità finanziaria del sistema previdenziale».

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