ISPEZIONI SUL LAVORO, LA RIFORMA

Ispezioni sul Lavoro: le nuove regole approvate

Decreto applicativo del Jobs Act sull’attività ispettiva e di vigilanza accentrate in un unico organo, l’Ispettorato Generale del Lavoro: ecco come cambiano le ispezioni.

Nasce l’Ispettorato Generale del Lavoro, una sorta di Agenzia unica per tutte le attività di vigilanza e controllo in cui confluiscono tutte le attuali attività di ispezioni sul lavoro, comprese quelle di INPS e INAIL: è la principale novità prevista dal decreto legislativo applicativo del Jobs Act dedicato a razionalizzazione e semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale. Il provvedimento è fra quelli approvati dal Consiglio dei Ministeri dello scorso 11 giugno in via preliminare, e deve ora iniziare l’iter per i necessari pareri parlamentari.

La principale funzione dell’ispettorato è il coordinamento della vigilanza in materia di lavoro, contribuzione e assicurazione obbligatori, attraverso la programmazione dell’attività di controllo sulle imprese, la definizione delle modalità di accertamento e di linee di condotta e direttive di carattere operativo per tutto il personale che effettua ispezioni sul lavoro (compreso quello in forza presso INPS e INAIL).

INPS, INAIL e Agenzia delle Entrate mettono a disposizione dell’Ispettorato, anche attraverso l’accesso a specifici archivi informatici, dati e informazioni, sia in forma analitica che aggregata. Sono previsti anche protocolli con altri organi di vigilanza, come i servizi ispettivi delle aziende sanitarie locali e delle agenzie regionali per la protezione ambientale, che assicurino l’uniformità di comportamento ed una maggiore efficacia degli accertamenti, evitando la sovrapposizione degli interventi. In ogni caso, ogni organi che svolge accertamenti e ispezioni sul lavoro avrà l’obbligo di coordinarsi con l’ispettorato.

Si va quindi verso una semplificazione delle ispezioni sul lavoro, che eviti in particolare il moltiplicarsi di accertamenti per le imprese da parte di una molteplicità di istituzioni (ministero, Guardia di Finanza, enti di previdenza e via dicendo). Il personale ispettivo attualmente in forze presso INPS e INAIL verrà trasferito al nuovo Ispettorato Generale del Lavoro, mantenendo trattamento economico e normativo in vigore: l’orientamento operativo espresso dal ministero del Lavoro Giuliano Poletti ai sindacati è quello di lasciare agli ispettori l’opzione di scegliere se rimanere presso gli istituto previdenziali.

L’Ispettorato Generale del Lavoro è un organo di diritto pubblico, gli organi principali sono il direttore generale (che ne ha la rappresentanza legale), il consiglio di amministrazione, il collegio dei revisori.

Per far operativamente partire la riforma, bisogna attendere prima la fine dell’iter del decreto attuativo (in genere il passaggio parlamentare, di carattere consultivo, dura qualche mese), e poi l’emanazione di appositi decreti da parte del ministero del Lavoro, con lo Statuto dell’Ispettorato e le regole relative a personale, organizzazione, contabilità, gestione del nuovo istituto.

Il decreto sulle nuove ispezioni sul lavoro attua in particolare la lettera l, comma 7, articolo 1, della legge Delega di Riforma del Lavoro (legge 183/2014), che prevede la «semplificazione e razionalizzazione dell’attività ispettiva, attraverso misure di coordinamento» e l’istituzione di una Agenzia Unica per le ispezioni sul lavoro (che è, appunto, il nuovo Ispettorato Generale del Lavoro), tramite «l’integrazione in un’unica struttura  dei servizi ispettivi del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dell’INPS e dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), prevedendo strumenti e forme di coordinamento con i servizi ispettivi delle aziende sanitarie locali e delle agenzie regionali per la protezione ambientale».

Lavoro: le ispezioni 2015 in azienda

Definito dal Ministero del Lavoro il programma delle attività ispettive per il 2015: ad essere sottoposte a controlli saranno 132.500: lo schema al livello territoriale.

Definite da parte della Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro la programmazione dell’attività di vigilanza per l’anno 2015, che richiederà una costante ed efficace presenza del personale ispettivo sul territorio nazionale. Il documento, contenente le linee guida per il personale ispettivo, si pone l’obiettivo di orientare l’azione di controlli dei propri ispettori verso ambiti e fenomeni attentamente selezionati per contrastare illeciti sostanziali e tutelare efficacemente i lavoratori, focalizzandoli su alcuni aspetti e su specifici istituti e strumenti.

Controlli

Ad esempio, particolare attenzione verrà posta al contrasto del lavoro nero e delle più significative forme di elusione della normativa vigente diffuse sul territorio anche per effetto della crisi economica. Il lavoro sommerso, ricorda il Ministero rappresenta il “maggior allarme economico sociale”, poiché ad esso sono strettamente legati altri fenomeni illeciti quali sfruttamento del lavoro minorile, forme di interposizione illecita, indebita percezione di prestazioni previdenziali ed assistenziali e soprattutto assenza di tutele sociali, sanitarie e di sicurezza sul lavoro.

I controlli verranno effettuati anche su:

  • contratti di lavoro atipici o flessibili (lavoro intermittente, vouchers, associazioni in partecipazione, collaborazioni coordinate e continuative a progetto, partite IVA, collaborazioni occasionali, contratti part-time, e così via) che spesso dissimulano rapporti di lavoro di natura subordinata, a tempo pieno ed indeterminato;
  • corretta applicazione dei contratti collettivi (CCNL), con particolare occhio verso la diffusione di CCNL sottoscritti da parte di organizzazioni sindacali diverse da quelle comparativamente più rappresentative nelle diverse categorie, spesso particolarmente svantaggiosi per i prestatori di lavoro perché finalizzati a ridurre il costo del lavoro attraverso una sensibile contrazione del livello delle tutele e dei diritti dei lavoratori;
  • cooperative di lavoro;.
  • Appalti con particolare riferimento ai fenomeni di dumping dovuti all’utilizzo di forme fittizie o irregolari di esternalizzazione. In particolare durante le ispezioni verranno approfondite le caratteristiche dei rapporti tra committenti, appaltatori e subappaltatori e gli aspetti relativi alla responsabilità solidale;
  • Distacchi con particolare attenzione per il frequente utilizzo abusivo dell’istituto del distacco transnazionale volto ad aggirare la normativa in materia di regolare costituzione dei rapporti di lavoro.

Diversità territoriali

L’attività ispettiva per il 2015 è stata definita tenendo conto delle diversità a livello territoriale, pianificando l’attività di vigilanza in funzione delle caratteristiche specifiche dei fenomeni di irregolarità sostanziali, piuttosto che le mere violazioni di natura formale, che emergono nei diversi ambiti locali. Nel corso dell’anno verranno inoltre avviate specifiche campagne “straordinarie”, anche tenendo conto dei fenomeni segnalati dal mondo del lavoro e dalle singole realtà territoriali del Ministero stesso. Dunque, nel corso del 2015 ad essere sottoposte a verifica saranno almeno 132.500 aziende, così ripartite a livello territoriale:

DIREZIONI REGIONALI NUMERO AZIENDE DA ISPEZIONARE
ABRUZZO 5.300
BASILICATA 3.860
CALABRIA 7.200
CAMPANIA 12.000
EMILIA ROMAGNA 11.300
FRIULI VENEZIA GIULIA 3.020
LAZIO 12.600
LIGURIA 4.740
LOMBARDIA 13.800
MARCHE 4.900
MOLISE 2.000
PIEMONTE 9.200
PUGLIA 13.880
SARDEGNA 6.600
TOSCANA 10.000
UMBRIA 3.850
VALLE D’AOSTA 350
VENETO 7.900
MILANO 28.090
VENEZIA 27.120
ROMA 38.350
NAPOLI 38.940
TOTALE 132.500

 

 

Lavoro irregolare: le sanzioni applicabili

Lavoro irregolare: i chiarimenti della Corte Costituzionale sul sistema sanzionatorio.

Chiarimenti in merito al sistema sanzionatorio in caso di lavoro irregolare sono arrivati  dalla Corte Costituzionale con l’ordinanza n. 12/2015 avente come oggetto “Lavoro – Impiego di lavoratori irregolari – Sanzione amministrativa aggiuntiva, irrogabile dall’Agenzia delle entrate – Quantificazione in base al costo del lavoro di ciascun lavoratore nel periodo compreso tra l’inizio dell’anno e la data di constatazione della violazione – Conseguente collegamento dell’importo della sanzione al giorno dell’anno in cui avviene l’accertamento, anziché all’effettiva durata della condotta antigiuridica del trasgressore” con Dispositivo “restituzione atti – jus superveniens”.

Più in particolare la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità del sistema sanzionatorio del lavoro irregolare stabilendo che non vi sono vizi di costituzionalità nella norma che prevede che il datore di lavoro che impieghi lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria sia punito con una sanzione amministrativa pecuniaria.

Sanzioni

Sanzioni che consistono in una somma che va da 1.500 euro a 12.000 euro per ciascun lavoratore, maggiorata di euro 150 per ciascuna giornata di lavoro eccessivo. In caso in cui il lavoratore risulti regolarmente occupato per un periodo lavorativo successivo, l’importo della sanzione va da 1.000 euro a 8.000 euro per ciascun lavoratore irregolare, maggiorato di 30 euro per ciascuna giornata di lavoro irregolare. A seguito della pronuncia della Corte Costituzionale tali sanzioni pecuniarie risultano ora in vigore ed esenti dai vizi di costituzionalità che avevano gravato sulle precedenti versioni della norma.

Lavoro nero: legittimi i controlli basati su testimonianze

Lavoro in nero, è legittimo il recupero delle ritenute basato sulle dichiarazioni dei dipendenti: la sentenza della Cassazione.

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione (sentenza 18 luglio 2014, n. 16462) conferma la legittimità delle dichiarazioni di terzi raccolte in sede di verifica fiscale dalla Guardia di Finanza e trasfuse nel processo verbale di constatazione, recepito dall’avviso di accertamento: esse assumono valore indiziario.

Questo significa che le testimonianze dei lavoratori possono essere utilizzati legittimamente, unitamente ad altri elementi, come prova per il recupero delle ritenute fiscali sui compensi per lavoro dipendente corrisposti ai medesimi lavoratori, non iscritti nei libri obbligatori. Il caso riguardava un’azienda che aveva presentato ricorso contro un avviso di accertamento ricevuto in qualità di sostituto d’imposta per omesse ritenute fiscali sui compensi pagati a dei lavoratori impiegati in nero.

I controlli si erano basati esclusivamente sulle dichiarazioni dei presunti lavoratori e sull’esame di provvedimenti giudiziari civili. Il giudice d’appello aveva accolto il ricorso dell’azienda ritenendo che le dichiarazioni acquisite da terzi durante i controlli fiscali debbano ritenersi “sfornite ex se di una qualsiasi efficacia probatoria” a meno che non trovino riscontro in altri elementi di prova documentali. Successivamente però la Suprema Corte hanno riformato tale decisione precisando che nel processo tributario le dichiarazioni del terzo acquisite dalla GdF hanno valore indiziario e quindi sono pienamente utilizzabili quali elementi di convincimento del giudice unitamente ad altri elementi.

Controlli fiscali: il 65% delle imprese è irregolare

I dati comunicati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sui controlli fiscali effettuati presso le imprese nel 2013.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato gli ultimi dati relativi ai controlli fiscali effettuati presso le aziende nel 2013: delle 235.122 aziende italiane ispezionate (15% delle imprese con dipendenti registrate all’INPS) 64,8%, pari a 152.314 unità, sono risultate irregolari.

Lavoratori irregolari

I lavoratori risultati irregolari sono stati 239 mila (-19% rispetto all’anno precedente), di questi poco più di 86 mila sono risultati totalmente in nero(-13%). Il dato risulta in diminuzione rispetto agli anni precedenti, anche per colpa del fatto che in Italia c’è meno lavoro che in passato, nel rapporto del Ministero si legge infatti che «i risultati sono direttamente legati alla crisi occupazionale, che si ripercuote anche sui fenomeni patologici legati alla gestione del rapporto di lavoro, anche se questo fenomeno, nonostante l’impegno degli ispettori, è ancora rilevante nel sistema economico italiano».

In lieve aumento (+1,9%) invece le irregolarità legate alla riqualificazione dei rapporti di lavoro: l’abuso nell’utilizzo delle tipologie contrattuali flessibili che dissimulano rapporti di lavoro subordinato ha visto coinvolti 19.010 lavoratori. Questi erano inquadrati con tipologie contrattuali non corrette, con una maggiore concentrazione di tale fenomeno nel settore terziario (15.563 lavoratori), nell’industria (1.646 lavoratori) e nell’edilizia (1.636 lavoratori).

Sicurezza sul lavoro

I controlli effettuati in materia di tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro hanno rilevato un aumento del numero di violazioni prevenzionistiche pari a 33.123 (-18% rispetto al 2012), strettamente correlata alla riduzione del numero di cantieri presenti sul territorio nazionale. Nel settore delle costruzioni, a fronte di 20.372 ispezioni, il tasso di irregolarità è risultato pari al 65,4%. È rimasto invece sostanzialmente invariato il numero delle violazioni di carattere prevenzionistico strettamente responsabili di incidenti mortali: ben il 38% delle violazioni riscontrate nel settore edile, infatti, sono costituite da cadute dall’alto.

Sospensione dell’attività imprenditoriale

I provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale nel corso del 2013  sono stati 7.885 (-6% rispetto al 2012), per lo più (7.864) dovuti all’occupazione di lavoratori in nero in misura pari o superiore al 20% della forza lavoro totale. Solo 21 provvedimenti di questo tipo sono stati adottati per gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Il maggior numero di sospensioni adottate dal personale ispettivo si è registrato nell’ambito dei pubblici esercizi (37%), dell’edilizia (23%) e del commercio (16%). Secondo quanto si legge nel rapporto del Ministero “i dati confermano, altresì, la perdurante rilevanza del provvedimento interdittivo in questione quale efficace mezzo di contrasto dell’occupazione di lavoratori “in nero”, in quanto la revoca delle sospensioni, a seguito dell’avvenuta regolarizzazione delle posizioni lavorative, ha riguardato 6.601 aziende (84% dei casi, un punto percentuale in più rispetto all’anno 2012). Mentre la maggior concentrazione delle regolarizzazioni si registra nei pubblici esercizi (90%), la minore incidenza delle ipotesi di revoca si evidenzia nel settore dell’industria (67%)”.

Irregolarità: +63%

In generale le irregolarità sono aumentate rispetto all’anno precedente del +63%, anche se rispetto al 2012, si è avuta una leggera diminuzione (-3,6%) del numero delle aziende ispezionate. Un dato che è frutto anche della migliorata capacità di selezione delle imprese a rischio irregolarità che ha portato ad effettuare verifiche più mirate. In tutto i controlli effettuati sulle imprese hanno portato al recupero di contributi evasi per 1,4 miliardi di euro(-13% rispetto al 2012).

Ispezioni 2014

Per quest’anno sono previste almeno 230.000 verifiche da parte del Ministero del Lavoro, dell’INAIL e dell’INPS. Cinquemila interventi su tutto il territorio nazionale sono previste solo per la verifica delle CIG in deroga, un fenomeno che il Governo ritiene vada attentamente monitorato.

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