La riforma delle pensioni 2021 per il momento passa solo attraverso la Legge di Bilancio che conferma vecchie misure, ma con qualche novità.

Riforma pensioni 2021: arrivano delle novità con la Legge di Bilancio in vigore dal 1°gennaio.

Tra le principali novità per le pensioni nel 2021 troviamo nella Legge di Bilancio la proroga di Opzione donna, Ape sociale e Isopensione.

Non solo, altra novità di quella che può definirsi una prima piccola riforma delle pensioni 2021 in Legge di Bilancio, in attesa di quella strutturale annunciata per il 2022, riguarda i contratti di part-time verticale.

Previsto anche il rafforzamento del contratto di espansione che viene esteso alle imprese con almeno 250 dipendenti.

Vediamo nel dettaglio quali sono tutte le novità della riforma pensioni 2021 in Legge di Bilancio.

Riforma pensioni 2021: proroga Opzione donna

Trova spazio nella riforma delle pensioni 2021 anche Opzione donna. In particolare, come accaduto negli anni precedenti, la misura per la pensione anticipata viene confermata per un altro anno, fino alla fine del 2021. Opzione donna permette alle lavoratrici di andare in pensione con 58 anni di età, 59 per le autonome, e 35 anni di contributi.

Opzione donna viene così estesa alle lavoratrici che acquisiscono i requisiti suddetti entro il 31 dicembre 2020. Permane la finestra tra il raggiungimento dei requisiti per la pensione e la decorrenza della stessa di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per le autonome.

Come si legge nel testo della Legge di Bilancio che introduce la riforma delle pensioni, Opzione donna viene modificata anche la data per la trasmissione delle domande del comparto scuola e AFAM:

Il relativo personale a tempo indeterminato può presentare domanda di cessazione dal servizio con effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno scolastico o accademico.”

entro il 28 febbraio 2021.

Permane per Opzione donna, anche nella riforma delle pensioni 2021, il problema del calcolo finale dell’assegno che resta svantaggioso.

Riforma pensioni 2021: salta la novità per Ape Sociale

Nella riforma delle pensioni per il 2021 con la Legge di Bilancio una novità riguardava Ape sociale nella bozza che non era afferente alla proroga, confermata, quanto dell’estensione di questa forma di pensione anticipata a una nuova categoria di lavoratori. La novità tuttavia salta nel testo finale approvato.

Ape sociale più che un trattamento di pensione, lo ricordiamo, è un’indennità che permette ai soggetti in determinate condizioni, come i disoccupati per esempio, di congedarsi a 63 anni di età e 30 di contributi.

Ape sociale prorogata fino al 31 dicembre 2021 permette di anticipare a 63 anni la pensione fino al raggiungimento dell’età per quella di vecchiaia oggi a 67 anni. L’indennità mensile è pari al trattamento di pensione erogato al momento della richiesta di accesso alla misura.

Nella prima bozza della Legge di Bilancio si parlava di estendere l’indennità anche coloro che non hanno beneficiato della prestazione di disoccupazione per carenza del requisito assicurativo e contributivo, estensione ora venuta meno.

Pensioni 2021 e contributo di solidarietà: accolta la sentenza

La Legge di Bilancio 2021 accoglie la sentenza della Corte Costituzionale n. 234/2020, sul contributo di solidarietà dovuto dalle pensioni d’oro riducendo il periodo entro il quale richiederlo da 5 a 3 anni.

Il comma 372 stabilisce infatti quanto segue:

Per assicurare la necessaria copertura finanziaria alla sentenza della Corte costituzionale n. 234 del 9 novembre 2020, che ha ridotto da cinque a tre anni la durata del periodo di applicazione delle misure previste dall’articolo 1, comma 261, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, è autorizzata la spesa di 157,7 milioni di euro per l’anno 2022 e di 163,4 milioni di euro per l’anno 2023.”

Calcolo requisiti pensione con part-time verticale

Altro elemento di novità per la riforma delle pensioni 2021 con la Legge di Bilancio è quello che riguarda il calcolo dei requisiti per la pensione con il part-time verticale.

Il nodo centrale della misura riguarda i requisiti ai fini della pensione e in particolare i periodi non interamente lavorati che il contratto part-time prevede.

Pertanto, come si legge nella relazione illustrativa che accompagnava il primissimo disegno di legge, la riforma delle pensioni in Legge di Bilancio per il 2021 prevede che“il periodo prestato con contratto di lavoro a tempo parziale sia da considerare per intero utile ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione, nei limiti previsti dall’applicazione del minimale retributivo previsto all’art. 7 comma 1 del dl 463/1983. In particolare, la norma dispone che il numero di settimane da assumere ai fini pensionistici si determina rapportando il totale della contribuzione annuale al minimale contributivo determinato ai sensi del suddetto articolo.”

Isopensione estesa anche al 2021

Per le aziende con più di 15 dipendenti con personale eccedente l’isopensione può servire per accompagnare alla pensione i lavoratori più anziani attraverso accordi sindacali.

Con l’accordo, che deve essere validato dall’INPS, il lavoratore che può raggiungere i requisiti minimi per la pensione entro i 7 anni successivi, di vecchiaia o anticipata, riceve una prestazione per lo scivolo a carico del datore di lavoro d’importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti.

Riforma pensioni 2021 con il contratto di espansione

Piccola riforma per le pensioni 2021 arriva con la revisione del contratto di espansione che viene rafforzato e che con un emendamento approvato viene esteso anche alle aziende con più di 250 dipendenti. Ma in cosa consiste?

Il contratto di espansione prevede un accordo sindacale mediante il quale le aziende con più di 1.000 dipendenti procedono alla riorganizzazione aziendale o reindustrializzazione accedendo per il 30% alla cassa integrazione straordinaria per 18 mesi.

Allo stesso tempo il contratto di espansione prevede uno scivolo per i lavoratori che si trovino ad almeno 60 mesi (5 anni) dalla pensione e che abbiano maturato il requisito contributivo minimo ovvero 20 anni di contributi versati. Lo Stato si fa parzialmente carico dei costi dello scivolo e integra con la Naspi l’indennità per il lavoratore che accede a questa sorta di pensione anticipata.

La Legge di Bilancio prevede che:

  • possono accedere al contratto di espansione le aziende con almeno 250 dipendenti;

  • le aziende con almeno 500 dipendenti avranno oltre lo scivolo per i lavoratori a 60 mesi dalla pensione, la Naspi coperta dallo Stato fino a due anni e accesso alla cassa integrazione fino al 30%;

  • per le imprese con almeno 1.000 dipendenti per ogni 3 uscite vi è l’obbligo di assumere almeno un lavoratore fino a ulteriori 12 mesi di sconto Naspi e gli anni diventano 3.

Nona salvaguardia esodati

Novità sul fronte delle pensioni nel 2021 riguarda anche la nona salvaguardia per gli esodati, gli ex lavoratori che con la Legge Fornero sono rimasti esclusi dal reddito da lavoro, ma anche dalla pensione per un cambio dei requisiti.

I governi negli ultimi 9 anni hanno previsto delle clausole di salvaguardia per risolvere la questione degli esodati e 6.000 sono rimasti fuori dall’ultima, l’ottava.

Ora con la Legge di Bilancio, in vigore, si introduce la nona salvaguardia per 2.400 esodati.

Pensioni, novità per i part-time con la Legge di Bilancio 2021: ecco cosa cambia

Pensioni: novità per i lavoratori in part-time verticale per i quali, con la Legge di Bilancio 2021 in Gazzetta Ufficiale, viene introdotto il pieno riconoscimento dei contributi previdenziali per i periodi lavorati. Vediamo di cosa si tratta.

Nel dettaglio, nel pacchetto previdenziale contenuto nella Legge di Bilancio 2021 approvata, si parla dei lavoratori impiegati con part-time verticale, una forma di contrattazione ampiamente diffusa in alcuni settori produttivi.

Per part-time verticale si intende un modello di contratto di lavoro a tempo parziale che prevede che la prestazione lavorativa sia concentrata in determinati periodi.

Questa organizzazione del lavoro ha generato un contenzioso tra i lavoratori impiegati con part-time verticale e l’INPS: secondo l’Istituto, infatti, vanno considerati nel calcolo dell’anzianità previdenziale solamente i periodi di effettivo lavoro, mentre i lavoratori chiedono che vengano considerati anche quelli non lavorati in quanto comunque compresi nel contratto.

Una richiesta mossa da due diverse considerazioni: da una parte la necessità che non dovrebbero esistere condizioni discriminatorie tra lavoratori, dall’altra il fatto che il monte ore effettivo dei contratti part-time verticale è lo stesso di quello del part-time orizzontale, con la differenza di come questo viene distribuito.

Il contenzioso è andato avanti per anni e finalmente la soluzione è arrivata grazie alle novità previste dalla Legge di Bilancio per il 2021.

Legge di Bilancio 2021: la soluzione per i lavori con part-time verticale

Tra le novità del pacchetto pensioni contenuto nella Legge di Bilancio – dove viene introdotta anche la proroga per l’Ape Sociale e per Opzione Donna – c’è una buona notizia per tutti i lavoratori impiegati con contratto part-time di tipo verticale.

Qui viene stabilito che gli anni di attività saranno pienamente considerati ai fini del diritto alla pensione. Nello specifico, viene esteso anche ai lavoratori impiegati nel settore privato il meccanismo già applicato per il pubblico impiego: verrà quindi stabilito che il numero delle settimane da considerare ai fini previdenziali venga determinato in rapporto al totale dei contributi annuale al minimale contributivo stabilito.

Per i dettagli, comunque, è ancora presto: dovremo attendere, infatti, l’apposita circolare INPS che verrà pubblicata solamente dopo l’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2021, quindi nelle prossime settimane.

Pensioni: contratti part-time verticale già conclusi

Per le pensioni tuttavia è previsto nella Legge di Bilancio 2021 che le disposizioni che abbiamo sopra evidenziato siano applicate anche per i contratti di part-time verticale già conclusi alla data di entrata in vigore della manovra, quindi prima del 31 dicembre 2020.

In questo caso, specifica il testo della Manovra, il riconoscimento dei periodi non lavorati ai fini della pensione avviene previa domanda all’INPS corredata da idonea documentazione di cui immaginiamo darà indicazioni l’Istituto.

Conclude il comma sul part-time verticale della Legge di Bilancio 2021:

I trattamenti pensionistici liquidati in applicazione della presente disposizione non possono avere decorrenza anteriore alla data di entrata in vigore della stessa.”

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