Pensioni e lavoro: matrimonio, unioni civili, convivenze

Unioni civili equiparate al matrimonio in materia di pensioni e TFR, diritti non previsti per le convivenze di fatto: impatto della legge Cirinnà su previdenza e lavoro.

Pensione di reversibilità, pensioni indirette,TFR in caso di decesso del partner, permessi di lavoro: sono i nuovi diritti che acquisiscono le coppie dello stesso sesso con la legge sulle unioni civili. Facciamo dunque una comparazione su questi temi rispetto a matrimoni e convivenze di fatto di coppie eterosessuali con la nuova Legge Cirinnà (legge 76/2016), operativamente in vigore dal 5 giugno.

Unioni civili e convivenze di fatto nell’ordinamento italiano: effetti in materia di lavoro e pensioni con l’equiparazione della figura del compagno a quella del coniuge.

Con il via libera alle unioni civili cambiano le regole in ambito giuslavoristico e previdenziale. La nuova Legge Cirinnà comporta l’estensione dei diritti ereditari nonché quelli in materia di pensione (indiretta, di reversibilità, indennità di morte…) fino ad oggi riconosciuti ai soli coniugi (uniti in matrimonio), prevedendoli per tutte le coppie di fatto, anche dello stesso sesso, unite da vincolo civile.

Il provvedimento (articolo unico da 69 commi) introduce infatti nell’ordinamento italiano la regolamentazione delle unioni civili nonché la disciplina delle convivenze. La Legge Cirinnà “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, dunque, riguarda in generale tutte le coppie di fatto a prescindere dal genere: sia omosessuali sia eterosessuali.

In particolare, l’equiparazione delle due figure del compagno e del coniuge, con relativi diritti e doveri, regolamenta in termini legali, fiscali e previdenziali tutta una serie di casistiche fino ad oggi rimaste in un limbo normativo.

Pensiamo ad esempio alle detrazioni fiscali per coniuge a carico, all’assegno familiare e alle prestazioni assistenziali o previdenziali connesse al reddito. Ma anche ai diritti assistenziali e decisionali in caso di malattia, ricovero e morte.

Per quanto riguarda la pensione di reversibilità, per esempio, al coniuge o al compagno con cui si è stipulata l’unione civile, spetta il 60% della pensione del defunto, salvo riduzioni legate al possesso dei redditi. Al pari del coniuge, inoltre al compagno civile spetteranno, in caso di morte dell’altra parte, l’indennità dovuta dal datore di lavoro ai sensi dell’articolo 2118 del codice civile e quella relativa al Trattamento di Fine Rapporto (TFR) di cui all’articolo 2120 del codice civile.

Per ottenere questi e tutti gli altri diritti legati all’equiparazione del compagno al coniuge, basterà una semplice dichiarazione all’Anagrafe, ma il legame potrà ulteriormente essere rafforzato con il contratto di convivenza, volto a regolare i rapporti di natura patrimoniale tra i membri della coppia.

Unione civile

Possono legarsi con una unione civile due persone maggiorenni dello stesso sesso (non imparentate tra loro), di fronte a un ufficiale dello stato civile e alla presenza di due testimoni. Restano esclusi da tale diritto: persone già sposate o che hanno contratto altra unione civile; chi è interdetto per infermità di mente; chi è stato condannato per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l’altro partner. L’unione civile è certificata da un attestato, che riporta: la sua costituzione, i dati anagrafici dei partner, il regime patrimoniale, la residenza, dati anagrafici e residenza dei testimoni.

Tra i doveri morali previsti per i partner così uniti, segnaliamo: assistenza materiale, coabitazione e residenza comune, contributo ai bisogni comuni in relazione alle proprie sostanze e capacità di lavoro. Il regime patrimoniale, salvo diversa convenzione, è la comunione dei beni. I partner acquistano i diritti successori e sulla pensione di reversibilità e, se l’unione civile finisce, l’assegno di mantenimento per il partner economicamente più debole (alimenti).

Per lo scioglimento dell’unione è sufficiente inviare una comunicazione preventiva, anche separata: la domanda vera e propria si potrà sottoporre dopo tre mesi. Attenzione: l’unione civile si scioglie se uno dei partner cambia sesso, mentre se la rettifica anagrafica di sesso avviene nell’ambito di una coppia sposata, in automatico il loro matrimonio diventa un’unione civile.

Convivenze di fatto

Riservata a persone maggiorenni, omosessuali o eterosessuali, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. Per l’accertamento della stabile convivenza si fa riferimento al DPR 30 maggio 1989 n.223. Diritti spettanti:

  • gli stessi del coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario ed in caso di malattia o ricovero (visita, assistenza, accesso alle informazioni personali);
  • possibilità di designare il partner come rappresentante per le decisioni su salute, donazione organi e modalità funerarie;
  • diritto del superstite a vivere nella casa di residenza (del defunto), per un periodo variabile in base alla durata della convivenza o della presenza di figli minori o disabili o diritto a subentrare nel contratto di locazione della casa comune di residenza;
  • rilevanza della convivenza per l’assegnazione di alloggi popolari;
  • estensione al convivente della disciplina sull’impresa familiare;
  • diritto ad essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno in caso di interdizione o inabilitazione ai sensi delle norme vigenti;
  • possibilità di sottoscrivere un contratto di convivenza per disciplinare i rapporti patrimoniali.

In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice potrà accertare il diritto agli alimenti per il convivente non in grado di mantenersi, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza.

Pensione di reversibilità

E’ il trattamento che spetta ai superstiti in caso del decesso del titolare dell’assegno previdenziale. La legge Cirinnà equipara sotto questo profilo i diritti del partner in unione civile a quelli del coniuge. Quindi, la pensione di reversibilità spetta al partner nella misura del 60%. La percentuale si alza nel caso in cui ci siano più aventi diritto alla pensione di reversibilità: se oltre al partner c’è anche un figlio, la pensione di reversibilità è all’80%, se il deceduto oltre al partner ha anche due o più figli, l’assegno di reversibilità è pari all’intera pensione. A questi importi, si applicano riduzioni se il partner superstite ha un reddito che supera determinate soglie, nel dettaglio:

  • riduzione del 25% se il reddito del partner in unione civile è superiore a tre volte il minimo annuo del fondo pensioni dipendenti (per il 2016: 19mila 573,71 euro);
  • riduzione del 40% se il reddito è superiore a quattro volte il minimo del fondo pensioni dipendenti (26mila 098,28 euro):
  • riduzione del 50% se il reddito è superiore a cinque volte il minimo (32mila 622,85 euro).

Per quanto riguarda le convivenze di fatto, non è prevista pensione di reversibilità.

Unioni civili, impatto sulle pensioni

Unioni civili, platea potenziale di 50mila coppie nel 2033 per 6mila le pensioni di reversibilità in più nel 2050: importi dell’assegno INPS.

Fra i diritti che la nuova legge sulle unioni civili riconosce alle coppie dello stesso sesso che scelgono di unirsi attraverso il nuovo istituto c’è la pensione di reversibilità: l’INPS ha effettuato delle proiezioni in base alle quali il numero delle pensioni ai superstiti, per effetto dell’estensione del diritto alle coppie di fatto, aumenterà di circa 6mila unità entro il 2050. I calcoli sono teorici,  ipotizzando che il numero delle unioni civili raggiungerà quota 50mila nel 2033 e si stabilizzerà poi su questo livello.

Ricordiamo che in base alla legge Cirinnà, le regole della pensione di reversibilità nel caso delle unioni civili sono le stesse previste per le coppie sposate, quindi al superstite spetta il60% della pensione del compagno defunto. Vediamo come è stimata la progressione nel tempo: 20mila unioni civili nel 2021, 30mila nel 2025, 50mila a partire dal 2033, livello destinato poi a rimanere stabile per i successivi 15 anni.

Impatto sulle pensioni di reversibilità: 230 in più rispetto a oggi nel 2020, 640 in più nel 2025, 2110 in più nel 2035, 5982 nel 2050. Importo medio: dagli 8778 euro del 2016, si arriva intorno a quota 10mila euro nel 2024, 15mila euro nel 2040, 21mila euro nel 2050. In tabella, i calcoli statistici INPS.

Per misurare  l’aumento del numero di pensioni di reversibilità, l’INPS ha preso in considerazione tutti i fattori rilevanti: distribuzione per età, per sesso, numero pensioni indirette e di reversibilità, dati sulla mortalità, distribuzione per età delle nuove coppie, differenza fra dipendenti pubblici e privati. A questo proposito, l’INPS ha valutato un 19% di unioni civili fra i dipendenti pubblici.

Anno Numero unioni di fatto Maggior numero di pensioni di reversibilità Importo medio
2016 7500  33 8778
2017 10000  72 8814
2018 12500 118 8905
2019 15000 170 9017
2020 17500 230 9189
2021 20000 296 9376
2022 22500 370 9578
2023 25000 452 9792
2024 27500 542 10019
2025 30000 640 10257
2030 42500 1263 11591
2035 50000 2110 13183
2040 50000 3118 15265
2050 50000 5982 21626

 

Interessanti le considerazioni che hanno portato a queste valutazioni. Il dato di partenza è quello riferito al censimento del 2011, che ha rilevato poco più di 7500 coppie dello stesso sesso in Italia. Si tratta, sottolinea l’istituto di previdenza, di un dato evidentemente sottostimato, raccogliendo solo le persone che hanno scelto di dichiarare la relazione affettiva e di convivenza. Per capire quale potrebbe essere la situazione reale, sono stati invece presi i dati relativi a paesi confrontabili con l’Italia, come Germania e Inghilterra, dove il numero di unioni civili fra persone dello stesso sesso è rispettivamente pari a 67mila e 35mila.

L’INPS rileva come la legge italiana abbia i punti di maggior contatto con quella tedesca (Lebenspartnerschaft): istituto alternativo al matrimonio, riservato alle coppie dello stesso sesso, con una dimensione istituzionale prevalente rispetto a quella contrattuale (tipica, invece, dei patti di convivenza), attuato attraverso un’estensione alle unione civile di una serie (specificata) di articoli del codice civile relativi al matrimonio. Sulla base di queste considerazioni, l’INPS ha ipotizzato un andamento di unioni civili simile a quello tedesco, naturalmente proporzionando il tutto alle differenze demografiche fra i due paesi (61 milioni la popolazione italiana, 81 milioni quella tedesca). Il risultato è che alle 67mila unioni civili tedesche corrispondono circa 50mila unioni italiane, numero che si prevede verrà raggiunto nel 2033.

Pensione indiretta

E’ il trattamento che viene riconosciuto al partner superstite in caso di decesso del coniuge nel corso dell’attività lavorativa. Anche qui, il diritto è esteso alle unioni civili, mentre non è previsto per le convivenze di fatto. Gli importo e le percentuali sono le stesse della pensione di reversibilità.

TFR

L’articolo 17 della legge 76/2016 prevede il diritto per i partner in unione civile al TFR, trattamento di fine rapporto, e alle indennità di preavviso dovute al deceduto. Il partner ha diritto all’intero TFR, e all’indennità di preavviso corrispondente all’importo della retribuzione del sarebbe spettata in caso di preavviso. Anche qui, sono gli stessi diritti previsti all’interno del matrimonio, mentre non si applicano alle convivenze di fatto.

Lavoro

All’unione civile si applicano anche tutti gli eventuali diritti riconosciuti al coniuge da leggi e contratti. Questo sul fronte dei contratti di lavoro, ha effetto ad esempio sui permessi per motivi familiari legati al partner. Non si applicano, invece, le norme relative a maternità, paternità, congedo parentale, che si riferiscono alla genitorialità, e non al matrimonio o all’unione.

Diverso è il caso delle convivenze di fatto: nel caso in cui i due partner siano anche genitori, valgono tutte le regole previste dai contratti su maternità, paternità e congedi, ma questo non è un effetto della nuova legge sulle convivenze, si tratta di diritti che erano già previsti.

Infine, nell’ambito dell’unione civile, le parti hanno l’obbligo all’assistenza morale e materiale e sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni.

 

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