Pillole…………..

On-line le domande ANF per i lavoratori di ditte cessate o fallite

Il 30 ottobre scorso l’Inps, in una circolare, ha informato che dal 1° gennaio 2015 le domande di
Assegno al Nucleo Familiare da parte dei lavoratori di ditte cessate o fallite potranno essere
presentate, esclusivamente in via telematica, attraverso i consueti canali. Al fine di rendere graduale il passaggio alla telematizzazione in via esclusiva è previsto un regime transitorio durante il quale le istanze potranno essere trasmesse sia in forma cartacea che telematica.

È operativo il fondo di previdenza complementare Perseo-Sirio

A decorrere dallo scorso 1° ottobre, è diventata effettiva la fusione dei Fondi pensionistici
complementari “Perseo” e “Sirio”. Per effetto di tale fusione il nuovo Fondo pensione ha assunto la
seguente denominazione: “Fondo Nazionale Pensione Complementare Perseo Sirio”. La fusione semplifica il quadro della previdenza complementare del pubblico impiego, perché al nuovo Fondo possono ora aderire, con esclusione dei dipendenti del “Comparto scuola” per i quali seguita ad essere operativo il Fondo “Espero”, tutti i lavoratori della pubblica amministrazione e della sanità. Si tratta di oltre un milione e mezzo di lavoratori di: Regioni, Autonomie Locali, Camere di commercio, Servizio Sanitario Nazionale, Ministeri, Enti pubblici non Economici, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Cnel, Enac, Università, Sperimentazione e Ricerca, Agenzie Fiscali, Agenzia del Demanio, Coni e Federazioni Sportive. A questi si aggiungono alcune particolari categorie di lavoratori dipendenti del settore privato come, ad esempio, gli operatori della sanità privata e di altre categorie

Permessi al padre lavoratore anche se la madre è casalinga. Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha ribadito in una propria Sentenza il diritto del padre a usufruire dei riposi
giornalieri Congedo retribuito ai genitori di disabile non sposato. Ministero del
Lavoro Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si pronuncia in merito alla corretta interpretazione dell’art.42, D.Lgs. n. 151/2001, riguardante la disciplina del congedo per assistenza disabili in situazione di gravità. In particolare, l’Interpello chiarisce se sia possibile concedere la fruizione del congedo al genitore del disabile pur in presenza di convivente non coniugato di quest’ultimo. Nel parere ministeriale si evidenzia che, l’individuazione dei soggetti aventi diritto al periodo di congedo, non sia comunque suscettibile di interpretazione analogica ma risulti tassativa anche in ragione del fatto che durante la fruizione dello stesso il richiedente ha diritto a percepire una specifica indennità.
Pertanto, nell’ipotesi in cui il disabile non sia coniugato o non conviva con il coniuge, l’art. 42, comma 5 del D.Lgs. n. 151/2001 consente al genitore non convivente di beneficiare del periodo di congedo anche laddove idonea assistenza possa essere garantita da parte di un convivente more uxorio, non essendo tale soggetto legittimato a fruire del diritto.

Congedo retribuito ai genitori di disabile non sposato. Ministero del Lavoro
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si pronuncia in merito alla corretta interpretazione
dell’art.42, D.Lgs. n. 151/2001, riguardante la disciplina del congedo per assistenza disabili in situazione di gravità. In particolare, l’Interpello chiarisce se sia possibile concedere la fruizione del congedo al genitore del disabile pur in presenza di convivente non coniugato di quest’ultimo. Nel parere ministeriale si evidenzia che, l’individuazione dei soggetti aventi diritto al periodo di congedo, non sia comunque suscettibile di interpretazione analogica ma risulti tassativa anche in ragione del fatto che durante la fruizione dello stesso il richiedente ha diritto a percepire una specifica indennità.
Pertanto, nell’ipotesi in cui il disabile non sia coniugato o non conviva con il coniuge, l’art. 42, comma 5 del D.Lgs. n. 151/2001 consente al genitore non convivente di beneficiare del periodo di congedo anche laddove idonea assistenza possa essere garantita da parte di un convivente more uxorio, non essendo tale soggetto legittimato a fruire del diritto.

Indennità di accompagnamento a inabile in grado di deambulare. Corte di Cassazione

 È legittima l’erogazione dell’indennità di accompagnamento alla persona inabile che, pur essendo in grado di deambulare, non possa compiere autonomamente le comuni attività del vivere quotidiano senza fare a meno dell’aiuto di terzi. Lo afferma la Corte di Cassazione con ordinanza del 27 novembre 2014, osservando che tale indennità è una prestazione del tutto peculiare in cui l’intervento assistenziale non è indirizzato come avviene per la pensione di inabilità al sostentamento dei soggetti minorati nelle loro capacità di lavoro ma è rivolto principalmente a sostenere il nucleo familiare onde incoraggiare a farsi carico dei suddetti soggetti, evitando così il ricovero in istituti di cura e assistenza, con conseguente diminuzione della relativa spesa sociale. Ricorda inoltre la Corte che il diritto all’indennità di accompagnamento spetta sia nel caso in cui il bisogno dell’aiuto di un terzo si manifesti per incapacità di ordine fisico, sia per malattie di carattere psichico, in ragione di gravi disturbi della sfera intellettiva, cognitiva o volitiva dovuti a forme avanzate di gravi stati patologici.

Elenco malattie professionali e obbligo di denuncia. Ministero del Lavoro
È entrato in vigore il 27 settembre 2014 il nuovo elenco delle malattie professionali soggette
all’obbligo di denuncia da parte dei medici (ai sensi dell’art. 139 del testo Unico n. 1124/1965). Si ricorda che in caso di malattia professionale ogni medico ha l’obbligo di denunciare per legge (art. n. 139 del T.U.) all’Ipettorato del Lavoro (ora Direzione territoriale del Lavoro o Dtl) la malattia, qualora ne riconosca l’esistenza. Inoltre, l’art. 10 del decreto legislativo n. 38 del 2000, ha previsto la trasmissione di copia della denuncia anche alla ASL e alla sede Inail competente per territorio. L’aggiornamento dell’elenco delle malattie è stato predisposto dall’apposita Commissione medico scientifica e riguarda, esclusivamente in tutte le tre liste, il gruppo 6 “tumori professionali”  e il gruppo 2 “malattie da agenti fisici” con riferimento alle sole patologie muscolo scheletriche. Ricordiamo che l’elenco delle malattie è composto dalle seguenti liste: LISTA I, malattie la cui origine è die levata probabilità; LISTA II, malattie la cui origine lavorativa è di limitata probabilità; LISTA III, malattie la cui origine lavorativa è possibile.

 Assenze per malattia e rientro anticipato in servizio. Chiarimenti Inps

Il dipendente assente per malattia che vuole riprendere anticipatamente il lavoro rispetto alla prognosi formulata dal proprio medico curante può farlo solo in presenza di un certificato medico che rettifichi l’originaria prognosi. I chiarimenti arrivano dall’Inps a seguito dei numerosi quesiti che hanno riguardato l’assenza per malattia e la casistica del rientro anticipato nel luogo di lavoro. L’Istituto precisa che il datore di lavoro dispone solo dell’attestato di malattia e, non essendo legittimato a conoscere la diagnosi, non è in grado di valutare se e in che misura il dipendente – che desideri rientrare in servizio prima rispetto la prognosi indicata nel certificato – abbia effettivamente recuperato le proprie energie psicofisiche tali da garantire se stesso e l’ambiente di lavoro. Ne deriverebbe l’impossibilità di fatto per il datore di lavoro di assolvere agli obblighi imposti dalle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Infortunio e “rischio elettivo”. Corte Cassazione

Con due sentenze la Corte di Cassazione si è espressa in merito alla indennizzabilità degli infortuni
avvenuti in presenza o meno del cosiddetto “rischio elettivo”.
Responsabilità del datore di lavoro in caso di infortunio. Con sentenza del 14 ottobre scorso la
Suprema Corte afferma che il dato- re di lavoro è responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore
anche qualora quest’ultimo si sia infortunato per aver disatteso un ordine. Per la Cassazione le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili a imperizia, negligenza e imprudenza dello stesso. Il datore di lavoro è sempre responsabile dell’infortunio del lavoratore tanto più in situazioni particolarmente delicate come, nel caso esaminato, di caduta dall’alto nella fase iniziale di approntamento delle misure protettive. L’imprenditore è invece esonerato da ogni responsabilità quando l’evento dannoso sia dovuto da una condotta del lavoratore che sia abnorme, inopinabile ed esorbitante rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute, così da porsi come causa esclusiva dell’evento (c.d. rischio elettivo).                    Lo afferma una Sentenza del 20 ottobre 2014 precisando che per il riconosci- mento dell’infortunio in itinere occorre che il comportamento del lavoratore sia giustificato da un’esigenza funzionale alla prestazione lavorativa. La Suprema Corte esclude l’indennizzabilità di tale infortunio in presenza di “rischio elettivo” quando derivi da una scelta arbitraria del lavoratore, qualora quindi lo stesso abbia volutamente creato e affrontato, in base a ragioni ed impulsi personali, una situazione diversa dalla propria attività lavorativa e per nulla connessa a essa. La Cassazione respinge così il ricorso di un lavoratore che aveva subito un infortunio durante il tragitto fra la sua abitazione e il luogo di lavoro effettuato con il proprio mezzo senza che l’uso dello stesso fosse necessitato, considerati anche gli orari di lavoro e quelli dei servizi di trasporto pubblico.

Ti potrebbe interessare...