QUOTA 100 E REDDITO DI CITTADINANZA, DECRETO IN GAZZETTA

Dopo la firma di Mattarella, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Quota 100 e RdC, con entrata in vigore del reddito di cittadinanza e delle misure di riforma pensioni.

Quota 100 e Reddito di Cittadinanza: cosa succede ora

Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto he contiene le norme su riforma pensioni reddito di cittadinanza, dopo la firma del provvedimento da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Con la pubblicazionedel testo (Gazzetta Ufficiale n.23 del 28 gennaio 2019) è scattata l’entrata in vigore del decreto. Ora, inizia l’iter parlamentare per la legge di conversione, che potrà eventualmente essere modificata da Camera e Senato.

Ricordiamo in estrema sintesi le principali norme contenute nel decreto legge:

  • reddito di cittadinanza:può raggiungere i 780 euro al mese per un single che vive in affitto, e i 1330 euro per un nucleo familiare composta da quattro persone maggiorenni. Per averne diritto bisogna rispettare una serie di requisito, fra cui un Isee pari al massimo a 9mila 360 euro annui, e firmare un patto per il lavoro o, in alcuni casi un patto per l’inclusione sociale.

  • Quota 100: per tre anni, dal 2019 al 2021, si può andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi.

  • Pensione anticipata senza scatti aspettative di vita: il requisito resta a 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne. Introdotta però una finestra trimestrale fra maturazione del diritto e decorrenza pensione.

  • Opzione Donna: ampliata la platea alle lavoratrici nate nel 1959 e 1960. Bisogna avere almeno 35 anni di contributi, e 58 o 59 anni di età, rispettivamente per dipendenti e autonome.

  • Lavoratori precoci: anche in questo caso, niente aumenti aspettative di vita fino al 2026, ma nuova finestra trimestrale. Il requisito resta quindi a 41 anni di contributi (non sale a 41 anni e cinque mesi, come precedentemente previsto).

  • Ape sociale: proroga per tutto il 2019 dell’anticipo previdenziale riservato a lavoratori con almeno 63 annidi età che appartengono a una delle quattro categorie previste: disoccupati, caregiver, lavoratori con disabilità almneo al 74%, addetti a mansioni gravose.

  • Riscatto laurea agevolatocon sconto, e nuova possibilità di valorizzare fino a cinque anni di contributi non versati (pace contributiva).

  • Scivolo quota 100: sostegno al reddito, a carico dei fondi bilateriali, per lavotratori che sono al massimo a tre anni dalla pensione.

  • Anticipo TFS per gli statali che vanno in pensione.

Reddito di Cittadinanza: guida rapida

Chi ne ha diritto?

Chi si trova al di sotto della soglia di povertà assoluta: circa 5 milioni di persone. Il 47% dei beneficiari sarà al Centro-Nord e il 53% al Sud e Isole.

Requisiti per accedere al RdC

  • Essere cittadini italiani, europei o lungo soggiornanti e risiedere in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 in via continuativa

  • ISEE inferiore a 9.360 euro annui

  • Patrimonio immobiliare, diverso dalla prima casa di abitazione, fino ai 30.000 euro annui

  • Patrimonio finanziario non superiore a 6.000 euro che può arrivare fino a 20.000 per le famiglie con persone disabili.

255.000 nuclei familiari con disabili riceveranno il reddito di cittadinanza.

Esempi

Una persona che vive da sola avrà fino a 780 al mese di RdC: fino a 500 euro come integrazione al reddito più 280 euro di contributo per l’affitto (oppure 150 euro di contributo per il mutuo).

Una famiglia composta da 2 adulti e 2 figli minorenni avrà fino a 1.180 euro al mese di RdC: fino a 900 euro mensili come integrazione al reddito più 280 euro di contributo per l’affitto (oppure 150 euro di contributo per il mutuo).

Una famiglia composta da 2 adulti, 1 figlio maggiorenne e 1 figlio minorenne avrà fino a 1.280 euro al mese di RdC: fino a 1.000 euro mensili come integrazione al reddito più 280 euro al mese di contributo per l’affitto (oppure 150 euro di contributo per il mutuo).

Una famiglia composta da 2 adulti, 1 figlio maggiorenne e 2 figli minorenni avrà fino a 1.330 euro al mese di RdC: fino a 1.050 euro come integrazione al reddito più 280 euro di contributo per l’affitto (oppure 150 euro di contributo per il mutuo).

Lavoro

Tutti coloro che sono in grado di lavorare dovranno attivarsi stipulando il patto per il lavoro ed il patto per la formazione.

Il reddito di cittadinanza dura 18 mesi:

  • entro i primi 12 mesi, la prima offerta di lavoro potrà arrivare nel raggio di 100 km – 100 minuti di viaggio. Se viene rifiutata la seconda offerta potrà arrivare nel raggio di 250 km e se anche questa viene rifiutata, la 3° offerta potrà arrivare da tutta Italia;

  • dopo il I° anno, anche la prima offerta potrà arrivare fino a 250km, mentre la 3° potrà arrivare da tutto il
    territorio nazionale;

  • dopo i 18 mesi tutte le offerte possono arrivare da tutto il territorio nazionale.

Per le famiglie con persone con disabilità, le offerte di lavoro non potranno mai superare i 250 km.

  

Come si richiede il RdC

Il Reddito di Cittadinanza si può richiedere alle Poste Italiane. Sia direttamente all’ufficio postale che in via telematica, oppure al CAF.

  • L’INPS verifica se si è in possesso dei requisiti.

  • Il RdC viene erogato attraverso una prepagata di Poste Italiane (non sarà possibile utilizzarla per il gioco d’azzardo).

  • Dopo l’accettazione, il beneficiario verrà contattato dai Centri per l’impiego per individuare il percorso di formazione o di reinserimento lavorativo da attuare.

Formazione

  • Se sei adeguatamente formato, dovrai siglare il Patto per il Lavoro con un Centro per l’Impiego o un’Agenzia per il Lavoro.

  • Se hai bisogno di ulteriore formazione, siglerai il Patto per la Formazione con Enti di formazione bilaterale, Enti interprofessionali o Aziende.

  • Se non sei in condizione di lavorare, siglerai il Patto per l’Inclusione Sociale che coinvolgerà sia i servizi sociali che i Centri per l’Impiego.

  • Nell’ambito del Patto per il Lavoro e del Patto di Inclusione, i beneficiari saranno tenuti a partecipare a progetti utili alla collettività predisposti dai comuni, fino ad 8 ore settimanali.

Sono esonerati dal sottoscrivere il Patto per il Lavoro e il Patto di Inclusione:

  • gli individui con disabilità tale da non consentire un accesso al mondo del lavoro;

  • le persone che assistono figli di età inferiore ai 3 anni oppure individui non autosufficienti.

Regole e sanzioni

Viene escluso dal Reddito di Cittadinanza chi:

  • Non sottoscrive il Patto per il Lavoro o per l’Inclusione sociale.

  • Non partecipa alle iniziative formative e non presenta una giustificazione.

  • Non aderisce ai progetti utili per la comunità predisposti dai Comuni.

  • Rifiuta la terza offerta congrua.

  • Non aggiorna le autorità competenti sulle variazioni del proprio nucleo.
    Fornisce dati falsi (in questo caso, si rischiano da 2 a 6 anni di carcere).

Incentivi al lavoro

  • Sono previsti incentivi per le imprese che assumono i beneficiari del RdC e per agevolare l’imprenditorialità.

  • Le imprese che assumono chi riceve il RdC potranno ottenere un incentivo pari alla differenza tra 18 mensilità e il numero di mensilità già ricevute dal beneficiario.

Pensione di cittadinanza

Destinata ai pensionati che vivono sotto la soglia di povertà

Requisiti

  • ISEE familiare inferiore a 9.360 euro all’anno;

  • patrimonio immobiliare, diverso dalla prima casa, non superiore ai 30 mila euro;

  • patrimonio finanziario inferiore a 6.000 euro, 8.000 se si è in coppia.

COME FUNZIONA LA QUOTA 100

 

La Quota 100 è realtà: sperimentale fino al 2021, consente di andare in pensione anticipata senza penalità anche successivamente, purché si maturino i requisiti nel triennio.

Riforma Pensioni: il giorno della quota 100

La quota 100, inserita nel decreto approvato in CdM il 17 gennaio, contiene tutte le misure che regolamentano questa nuova forma di pensione anticipata, rivolta a coloro che hanno almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi versati (platea identificata pari a 1 milione di persone in tre anni), con una precisazione importante: la quota 100 è prevista in via sperimentale dal 2019 al 2021. Sarà però esercitabile anche successivamente. In sostanza, chi matura il diritto entro il 31 dicembre 2021, può esercitare l’opzione anche in data successiva.

Vediamo esattamente come funziona.

Guida alla Quota 100

Niente penalità

Non si applicano gli scatti relativi all’adeguamento alle aspettative di vita e non sono previste penalizzazioni sul calcolo della pensione. Significa (par di capire) che ci si può ritirare con la quota 100 e mantenere il calcolo retributivo o misto in base alle attuali regole, che sono le seguenti: chi ha almeno 18 anni di contributi versati entro il 31 dicembre 1995, calcola la pensione con il retributivo fino al 31 dicembre 2011 (le annualità successive vengono comunque valorizzate con il contributivo); chi ha contributi versati entro il 31 dicembre 1995 inferiori a 18 anni calcola invece con il retributivo le annualità fino alla fine del 1995, e con il contributivo tutte quelle successive. E’ possibile cumulare contributi versati in diverse gestioni previdenziali, purchè non coincidenti.

Stop al lavoro

Un paletto importante riguarda il divieto di continuare a lavorare: chi si ritira con la quota 100 non può avere contemporaneamente redditi da lavoro dipendente o autonomo, con l’unica eccezione dei redditi da lavoro autonomo occasionale fino a 5mila euro lordi annui. Questo, fino a quando non sarà maturata l’età per la pensione di vecchiaia.

I dipendenti pubblici devono dare un preavviso di sei mesi.

Decorrenza

Importanti le regole sulla decorrenza della prestazione. In linea generale, dal momento di maturazione del diritto, i dipendenti del privato hanno una finestra di tre mesi, quelli del pubblico pari a sei mesi. I primi assegni verranno quindi pagati nell’aprile 2019, e riguarderanno i dipendenti del privati che hanno maturato il requisito entro il 31 dicembre del 2018.

  • Requisiti entro il 31 dicembre 2018 (lavoratori privati) e poi ogni 3 mesi dal raggiungimento dei requisiti: aprile 2019

  • Requisiti a partire dal 1° gennaio 2019 (lavoratori privati): dopo tre mesi

  • Requisiti entrata in vigore del decreto (lavoratori pubblici) e poi ogni 6 mesi dal raggiungimento dei requisiti: Agosto 2019

  • Requisiti a partire dal 1° febbraio 2019 (lavoratori pubblici): dopo sei mesi

  • In linea con l’inizio dell’anno scolastico (lavoratori Scuola ed Afam): settembre

Per i dipendenti pubblici, come detto, la finestra è invece di sei mesi. La prima uscita 2019 per i dipendenti pubblici, è il primo agosto 2019, con l’eccezione dei dipendenti della Scuola e Afam (alta formazione artistica musicale e coreutica), che invece potranno ritirarsi a partire dal settembre 2019. Ecco la slide con le regole.

TFS Statali

C’è poi una misura che prevede la possibilità di pagare subito 30mila euro di TFS (trattamento di fine servizio, in pratica il TFR dei dipendenti pubblici). Par di capire che la prestazione sia a richiesta. Attenzione: non riguarda solo coloro che si ritirano con la quota 100, ma tutti i dipendenti pubblici che vanno in pensione.

Infine, è prevista una prestazione a carico dei fondi di solidarietà bilaterali che consente di stipulare accordi fra aziende e sindacati in relazione a lavoratori ai quali mancano la massimo tre anni al raggiungimento dei requisiti per la quota 100. Molto in sintesi, è prevista una prestazione di sostegno al reddito fino alla maturazione del diritto. L’azienda deve contestualmente assumere nuovi lavoratori in sostituzione di coloro ai quali viene destinata questa prestazione.

Restano esclusi dalla Quota 100 i lavoratori in isopensione (prestazioni in essere o erogate).

tinua

LA NUOVA PENSIONE ANTICIPATA 2019

 

Blocco scatti aspettative di vita per la pensione anticipata fino al 2026: primi assegni in aprile 2019, rileva tutta la contribuzione utile, regole diverse per il comparto Scuola e i professionisti.

Riforma pensioni, tutte le misure del decreto

Insieme alla quota 100 è forse la misura di riforma pensioni più rilevante contenuta nel decreto approvato dal Governo lo scorso 17 gennaio: lapensione anticipata si avvicina rispetto alle precedenti regole, perché non bisogna più aggiungere gli adeguamenti alle aspettative di vita. C’è dunque un vantaggio immediato, perché non si applicano i cinque mesi di scatto 2019. E’ però stata introdotta una finestra di tre mesi fra maturazione del diritto e decorrenza della pensione (durante la quale si può continuare a lavorare).

Quota 100 e Riforma Pensioni 2019

Requisiti pensione anticipata 2019

Quindi, i requisiti per la pensione anticipata 2019 restano quelli dell’anno scorso: gli uomini possono ritirarsi con 42 anni e dieci mesi di contributi, le donne con un anno in meno, quindi 41 anni e dieci mesi. Non rileva in alcun modo l’età anagrafica, contano solo i contributi.

Si possono contare tutti i contributi versati o accreditati (compresi quelli da riscatto, i contributi figurativi, i contributi volontari e via dicendo). E’ però necessario avere almeno 35 anni effettivamente versati (senza contare, quindi, quelli figurativi).

Attenzione: il blocco degli aumenti legati alle aspettative di vita è stabilitofino al 2026. Di conseguenza i requisiti sopra esposti restano immutati fino al 31 dicembre 2026. Nello stesso periodo di tempo, per fare un esempio, le pensioni di vecchiaia, alle quali invece si applicano gli adeguamenti, conterranno gli scatti nel 2021, 2023, e 2025.

Pensioni: finestre di uscita 2019, caso per caso

Decorrenza pensione anticipata

Dunque, come detto, rispetto alla precedente legislazione nel 2019 si può andare in pensione anticipata con cinque mesi di anticipo. Bisogna però aspettare tre mesi dal momento di maturazione del requisito. Esempio: un lavoratore che matura i 42 anni e dieci mesi di contributi in luglio, e presenta la relativa domanda di pensione anticipata, potrà iniziare a percepire l’assegno dal primo novembre.

La misura sarà ufficialmente in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma di fatto si applica a partire dal primo gennaio 2019.

C’è una specifica previsione in base alla quale coloro che hanno maturato il diritto fra il primo gennaio e il giorno di entrata in vigore del decreto conseguono il diritto al trattamento pensionistico dal 1 aprile 2019.

Il personale della Scuola continua ad applicare l’articolo 59, comma 9, della legge 449/1997, per cui la cessazione dal servizio ha effetto dall’inizio dell’anno scolastico o dell’anno accademico. In sede di prima applicazione, bisogna presentare domanda di pensione entro il 28 febbraio 2019.

Le nuove regola riguardano esclusivamente gli iscritti alle diverse gestioni INPS. Coloro che invece pagano i contributi alle casse previdenziali dei professionisti continuano ad applicare le regole previste dall’istituto di appartenenza. Non sono previsti decreti attuativi, quindi sarà tutto immediatamente operativo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Il blocco delle aspettative di vita fino al 2026 riguarda solo coloro che vanno in pensione anticipata con le regole sopra esposte (contenute nel comma 10 dell’articolo 24 del dl 201/2011, come modificato dal decreto di riforma pensioni).

Resta la possibilità di andare in pensione di anzianità a 63 anni (comma 11 dello stesso articolo 24 dl 201/2011) e 20 anni di contributi (effettivi) per coloro che sono interamente nel contributivo (primo accredito successivo al primo gennaio 1996). Ma in questo caso continuano ad applicarsi gli scatti alle aspettative di vita. Quindi, da quest’anno, il requisito è pari a 64 anni (si aggiungono 5 mesi ai 63 anni e sette mesi previsti nel 2018).

OPZIONE DONNA, LA PLATEA DELLE NUOVE AMMESSE

 

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    La nuova formulazione dell’Opzione Donna comprende le dipendenti nate entro fine 1960 e le autonome nate entro il 1959: maturazione del diritto e decorrenza pensione.

    L’allargamento della platea dell’Opzione Donna, previsto dal decreto di riforma pensioni approvato dal Governo il 17 gennaio, consente di ritirarsi con questa forma di pensione anticipata alle lavoratrici nate nel 1959 e nel 1960.

    Nel primo caso, il limite di età si riferisce alle autonome, nel secondo alle dipendenti. In pratica, per le due tipologie di lavoro, si può accedere all’Opzione Donna con due anni in più rispetto alla precedente formulazione.

    Pensioni: finestre di uscita 2019, caso per caso

    Opzione Donna 2019

    Opzione Donna: i requisiti pensione 2019

    L’Opzione Donna prevede il calcolo della pensione interamente contributivo, che rispetto al sistema retributivo o misto implica una decurtazione sull’assegno fino al 30%.

    • In precedenza, il diritto era riservato alle autonome nate entro il 1957 e alle dipendenti nate entro il 1958, con 35 anni di contributi entro il 2015.

    • La nuova legge estende il diritto le lavoratrici che hanno maturato entro il 31 dicembre 2018 un’età anagrafica di 58 anni se dipendenti e 59 anni se autonome, in entrambi con 35 anni di contributi alla stessa data. La novità allarga la platea alle dipendenti nate entro il 1960 e alle autonome nate entro il 1959.

    Attenzione: fra la maturazione del requisito e la decorrenza della pensione devono passare sempre 12 mesi per le dipendenti e 18 mesi per le autonome.

    Opzione Donna: requisiti e richiesta

    Esempio 1

    Una dipendente con 35 anni di contributi nata nel marzo 1960, ha maturato il diritto a marzo 2018 (58 anni). Può quindi accedere alla misura con prima decorrenza utile fissata ad aprile 2019. Un’autonoma della stessa età, invece, non ha diritto all’Opzione Donna perché non ha compiuto 59 anni entro il 31 dicembre 2018.

    Esempio 2

    Un’autonoma nata nel marzo 1959 ha maturato il diritto nel marzo 2018 (59 anni). La prima decorrenza utile sarà ottobre 2019. Una dipendente della stessa età ha maturato il diritto nel marzo 2017, con prima decorrenza utile in aprile 2018.

    Ricordiamo che il diritto ad andare in pensione con l’Opzione Donna non si perde anche se non viene esercitato subito. In altri termini, una lavoratrice che ha i requisiti può presentare la domanda di pensione in qualsiasi momento.

    Lavoratori Precoci

    I lavoratori precoci sono tutte quelle persone che siano entrate nel mondo del lavoro prima del compimento della maggiore età. Si tratta quindi di una categoria di lavoratori che, prima della Riforma Fornero del 2012, raggiungeva i 40 anni di contributi necessari alla pensione con un’età anagrafica anche antecedente i 60 anni.

    Con la pensione di anzianità abolita sono persone che, come tutte le altre, devono invece ora raggiungere i 42 anni e 10 mesi di contributi nel caso siano uomini, 41 anni e 10 mesi nel caso siano donne.

    Dopo anni di discussione e lotte sindacali per re introdurre un tetto massimo contributivo di 41 anni per uomini e donne, è la cosiddetta quota 41, l’articolo 1 co. 199 della Legge di Bilancio 2017 ha dato il via libera per questo tipo di intervento almeno in favore di categorie di lavoratori che abbiano condizioni lavorative e/ economiche particolarmente disagiate.

    I lavoratori precoci possono quindi accedere alla quota 41, a prescindere dalla età anagrafica, a patto che prima dei 19 anni abbiano lavorato per almeno 12 mesi effettivi, anche non continuativi, e abbiano maturato l’anzianità contributivanecessaria al 31 Dicembre 1995. L’assegno spettante alle pensioni quota 41 viene quindi calcolato con il sistema misto.

    Su PMI.it tutte le informazioni utili per i lavoratori precoci e la quota 41: quando vanno in pensione, i requisiti minimi necessari, quali gli eventuali benefici previsti, le ultimissime sulle pensioni.

    RISCATTO LAUREA AGEVOLATO: PRO E CONTRO

     

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    Riscatto laurea scontato, 5mila euro per ogni anno del corso di studi: riscatto valido solo per il requisito anagrafico (diritto a pensione) e non per il calcolo dell’assegno finale.

    Riforma pensioni, tutte le misure del decreto

    Il vantaggio è che si può effettuare il riscatto della laurea pagando una cifra scontata, il rovescio della medaglia è che i periodi riscattati con non contribuiscono al calcolo della pensione: sono gli aspetti chiave della misura contenuta nel decreto di riforma pensioni, che tra le altre agevolazioni introduce anche nuove forme di riscatto contributivo.

    Riscatto laurea agevolato

    L’opzione è riservata a coloro che hanno al massimo 45 anni e prevede la possibilità di effettuare l’operazione con le stesse regole di chi è ancora inoccupato. In pratica, si rapporta l’aliquota previdenziale al minimo imponibile previsto dalla gestione INPS artigiani e commercianti, che è pari a 15.710 euro nel 2018 invece che alla retribuzione degli ultimi 12 mesi (come per la normale operazione di riscatto della laurea). In pratica, si paga un onere di riscatto intorno ai 5.241 euro per ogni anno di laurea.

    Quota 100 e Riforma Pensioni 2019

    Pro

    Il risparmio dipende dall’entità dello stipendio. Esempio: un lavoratore che guadagna 40mila euro dovrà spendere 13.200 euro di riscatto laurea. Quindi, utilizzando l’agevolazione inserita nel decreto, risparmia circa 7mila euro per ogni anno.

    Contro

    Con il normale riscatto della laurea i periodi riconosciuti sono validi anche per il calcolo della pensione. Quindi, il costo dell’operazione viene ammortizzato con l’assegno previdenziale. Nel caso di riscatto agevolato – utile solo ai fini «dell’incremento dell’anzianità contributiva» – gli anni riscattati sono conteggiati solo per raggiungere il requisito contributivo ma non vengono valorizzati per far crescere l’importo dell’assegno.

    Quindi è fondamentale “farsi due conti” per stabilire se l’operazione è conveniente o meno. E’ possibile fare una simulazione con facilità utilizzando l’apposito strumento sul sito INPS.

    Esclusioni

    Poichè non si possono avere più di 45 anni, il riscatto della laurea agevolato non si può utilizzare per la quota 100 (che richiede almeno 62 anni di età).

    Altra limitazione: si possono riscattare solo periodi successivi al 31 dicembre 1995 (ai quali si applica il calcolo contributivo). Per il resto, valgono le stesse regole previste dalla legge sul riscatto laurea (184/1997, articolo 2), per cui non si possono ad esempio riscattare periodi durante i quali sono stati versati altri contributi previdenziali (i periodi da riscattare non devono essere coincidenti).

    PENSIONE CON SCIVOLO QUOTA 100

     

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    In arrivo la possibilità di un accordo aziendale per anticipare la pensione a tre anni dalla quota 100: funzionamento e vantaggi della misura attesa nel decreto di riforma pensioni.

    E’ una delle novità più rilevanti sulla quota 100, anche rispetto alle tante anticipazioni dei mesi scorsi: uno scivolo che consente alle aziende, in cambio dell’assunzione di giovani, l’esodo dei lavoratori a cui mancano al massimo tre anni per raggiungere i requisiti della quota 100, purchè (nell’ottica del ricambio occupazionale). Si tratta di una misura importante, perché introduce una nuova forma di pensione anticipata nell’ambito di piani d’impresa per il ricambio generazionale.

    E’ inserita nella bozza di decreto che istituirà le diverse novità in materia di riforma pensioni (ma finché non vedremo il testo ufficiale tutto può ancora cambiare).

    Quota 100 da aprile per tre anni: tutte le regole

    Lo scivolo per la quota 100 prevede che i fondi bilaterali di settore possano versare delle prestazioni di sostegno al reddito a coloro a cui mancano al massimo tre anni per raggiungere il requisiti della quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi). Questa prestazione è prevista solo a fronte di accordi collettivi di livello aziendale o territoriale, sottoscritti con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, che devono stabilire a garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali il numero di lavoratori da assumere in sostituzione dei lavoratori che accedono a tale strumento.

    La prestazione viene erogata dai fondi di solidarietà ma è finanziata dai datori di lavoro. Prevede un assegno di sostegno al reddito e il pagamento dei contributi utili per il conseguimento di qualunque diritto alla pensione anticipata o di vecchiaia, riscattabili o ricongiungibili, precedenti all’accesso ai Fondi di solidarietà. Quindi, i lavoratori possono raggiungere il requisito per accedere alla prestazione anche attraverso il riscatto o la ricongiunzione di contributi.

    La misura è rilevante perché consente di risolvere rapporti di lavoro. Spieghiamo bene: la quota 100, in generale, è una scelta del lavoratore, che non sostituisce le altre forme previdenziali. Il lavoratore può invece decidere di aspettare l’età pensionabile o la pensione anticipata ordinaria. Il meccanismo della quota 100, inoltre, non prevede penalizzazioni sul fronte del calcolo pensione, ma l’assegno sarà comunque più basso perché ci si ritira prima (e quindi si versano meno contributi).

    Lo scivolo aziendale nell’ambito di accordi aziendali, di fatto, rende lo strumento utilizzabile anche senza che il lavoratore lo scelga come alternativa alla pensione di vecchiaia o anticipata. La garanzia è certamente rappresentata dalla necessità di accordo sindacale, ma nel testo della norma non è previsto l’esplicito consenso del lavoratore. Che, quindi, in presenza di un accordo aziendale, può essere obbligato (par di capire) a ritirarsi con la quota 100. Il pagamento dei contributi di riscatto i ricongiunzione, però, potrebbe comunque rendere questo strumento appetibile. In questo caso, gli anni contributivi a cui si rinuncia possono essere compensati dai versamenti a carico dei fondi.

    Ci sono però specifici paletti che non consentono di applicare questo scivolo a coloro che hanno già fatto accordi di incentivo all’esodo per la pensione (isopensione, regolata dall’articolo 4, commi 1 e 2, dl 92/2012), o che hanno in essere prestazioni di sostegno al reddito o riqualificazione professionale da parte dei fondi bilaterali in base all’articolo 26, comma 9, lettera b, e all’articolo 27, comma 5, lett. f, del dlgs 148/2015.

    QUOTA 100 E NON: SUBITO TFR E TFS STATALI

     

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    I dipendenti pubblici in procinto di andare in pensione potranno ottenere subito un grosso anticipo di TFR e TFS anche senza optare per la Quota 100.

    Grazie al decreto legge che introduce la Quota 100 e blocca i requisiti per la pensione anticipata, i dipendenti pubblici potrebbero percepire cospicui anticipi del TFR e del TFS in tempi molto ristretti, evitando il differimento.

    Come funziona la quota 100

    A commentare la misura, il Ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, che attraverso un tweet ha chiarito la posizione futura degli Statali:

    Con #quota100 diamo ai dipendenti pubblici che vanno in pensione – quotisti e non – subito 30mila euro del loro tfr/tfs. E in fase di conversione vogliamo arrivare fino a 40-45mila euro. Fino all’altro ieri questi lavoratori prendevano la liquidazione dopo uno, due o tre anni.

    Per quanto riguarda l’applicazione della Quota 100 nel pubblico impiego, norma che permette di andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi, è sempre il Ministro della PA a ricordare la data di partenzafacendo riferimento al 1 agosto 2019. Sarà necessario presentare la domanda all’amministrazione di appartenenza con un preavviso di sei mesi.

    Come sottolineato dal sottosegretario all’economia, Massimo Garavaglia:

    secondo i dati INPS, l’importo medio pro-capite di TFS è di circa 76mila euro. Pertanto, i 30mila euro rappresentano circa il 40% dell’ammontare complessivamente spettante.

    nel Decreto Legge, dichiara Garavaglia, è prevista

    una riduzione dell’aliquota media IRPEF di 1,5 punti percentuali per ogni annualità che intercorre tra la cessazione del servizio e l’erogazione dell’indennità […] da 750 euro per il primo anno di ritardo (fino a 3.750 euro dopo 60 mesi, ndr).

    L’agevolazione si applicherebbe sia a chi decide di chiedere un finanziamento in forma di anticipo del TFS sia a chi decide di prendere tutta la liquidazione secondo la tempistica vigente.

    Il sottosegretario ha infine confermato che sono allo studio misure per aumentare tale anticipo, ovviamente preservando la sostenibilità del sistema bancario.

     

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