Retribuzioni e importi maternità, malattia, tbc 2016

Con la circolare n. 51 del 17 marzo 2016 l’Inps indica le retribuzioni di riferimento, nell’anno 2016, per il calcolo dell’indennità di malattia, maternità/paternità e tubercolosi per determinate categorie di lavoratori; gli importi per gli assegni di maternità dei Comuni e dello Stato; per i lavoratori iscritti alla gestione separata dei lavoratori autonomi (maternità/paternità, congedo parentale, malattia e degenza ospedaliera); nonché gli importi per determinate prestazioni. La misura per il 2016 del limite minimo di retribuzione giornaliera e degli altri valori per il calcolo delle contribuzioni dovute per la generalità dei lavoratori dipendenti risulta pari a quella del 2015.

Riportiamo di seguito solo alcuni degli importi.

Limiti di reddito per l’indennizzabilità del congedo parentale.

Ai fini della indennizzabilità del congedo parentale chiesto nell’anno 2016, dopo che siano stati già fruiti i 6 mesi tra i genitori di astensione fino al sesto anno di vita del bambino, per gli anni successivi fino all’ottavo anno e per i periodi ancora non fruiti, l’indennità al 30% della retribuzione è erogabile solo se il reddito individuale del genitore richiedente è inferiore a due volte e mezzo l’importo annuo del trattamento minimo di pensione. Per il 2016 il valore provvisorio di tale importo risulta pari a euro 16.311,43 (euro 6.524,57 per 2,5).

Dagli 8 ai 12 anni non vi è indennità.

Particolari categorie di lavoro

Il Testo unico prevede “Disposizioni speciali” relativamente ad alcune tipologie di lavoro, quale ad esempio il lavoro a tempo parziale, quello agricolo, ecc., mentre apposite parti sono dedicate alla tutela della maternità del lavoro autonomo, delle libere professioni, delle lavoratrici parasubordinate, ecc., fino agli assegni di maternità per casalinghe e lavoratrici discontinue.

Ne riportiamo alcune.

Per il lavoro a domicilio la corresponsione delle indennità è subordinata alla condizione che all’inizio del congedo di maternità, la lavoratrice riconsegni al committente tutte le merci e il lavoro avuto in consegna, anche se non ultimato.

Le lavoratrici e i lavoratori a domicilio hanno diritto rispettivamente al congedo di maternità (anche a quello anticipato, alla flessibilità dell’astensione obbligatoria) e di paternità ed ai relativi trattamenti economici previsti, ma non anche al congedo parentale, ai permessi giornalieri, ai permessi per malattia del figlio e ai permessi in caso di grave disabilità.

Si applicano anche a questi lavoratori le norme sul divieto di licenziamento.

L’indennità viene corrisposta dall’Inps in misura pari all’80% del salario medio contrattuale giornaliero, vigente nella provincia per i lavoratori interni, aventi qualifica operaia, della stessa industria.

Per le lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf) il diritto all’indennità economica è subordinato a particolari condizioni contributive, e cioè risultino dovuti o versati, anche in settori diversi da quello domestico, 52 contributi settimanali nel biennio precedente l’inizio dell’astensione obbligatoria, o 26 contributi settimanali nell’anno precedente l’inizio dell’astensione stessa.

Le lavoratrici e i lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari hanno diritto al congedo di maternità (anche a quello anticipato e alla flessibilità dell’astensione obbligatoria) e di paternità ed ai relativi trattamenti economici previsti, ma non anche a quello parentale, ai permessi giornalieri, ai permessi per malattia del figlio e ai permessi in caso di grave disabilità.

Le lavoratrici autonome, artigiane ed esercenti attività commerciali, coltivatrici dirette, mezzadre, colone, imprenditrici agricole professionali e pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acqua interne, hanno diritto, al sussitere di determinate condizioni, all’indennità giornaliera (80%) per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre mesi successivi la data stessa.

L’indennità non comporta l’obbligo di astenersi dall’attività lavorativa e spetta anche in caso di adozione o affidamento per tre mesi successivi all’effettivo ingresso del bambino nella famiglia, secondo i criteri stabiliti dalla norma.

In caso di interruzione della gravidanza verificatasi dopo il terzo mese di gestazione sono indennizzati i 30 giorni successivi all’evento.

Adozione e affidamento. Indennità di maternità. Il D.Lgs. n. 80/2015 prevede che in caso di adozione o di affidamento l’indennità di maternità spetta alle lavoratrici autonome, sulla base di idonea documentazione, per i periodi e secondo quanto previsto per le lavoratrici dipendenti. Quindi il congedo deve essere fruito durante i primi cinque mesi successivi all’effettivo ingresso del minore nella famiglia della lavoratrice, senza limiti di età e fino al raggiungimento della maggiore età. In precedenza in caso di adozione o affidamento l’indennità di maternità spettava per tre mesi successivi all’effettivo ingresso del bambino nella famiglia, con limiti di età.

Il congedo di paternità. Sempre il D.Lgs. n. 80/2015 estende anche al padre lavoratore autonomo il “congedo di paternità” per il periodo in cui sarebbe spattata alla madre lavoratrice autonoma o per la parte residua, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.

In precedenza i padri lavoratori autonomi erano esclusi da questo congedo, in quanto era previsto solo il congedo di maternità per le lavoratici autonome.

Il congedo parentale con il relativo trattamento economico (30%) spetta alle madri lavoratrici autonome per un periodo massimo di tre mesi entro il primo anno di vita del bambino (oppure entro l’anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato/affidato). Durante il congedo parentale la lavoratrice deve astenersi effettivamente dall’attività lavorativa. I padri lavoratori autonomi continuano a non poter fruire del congedo parentale coma tutti gli altri lavoratiri., dipendenti e non.

L’indennità per i due mesi precedenti la data del parto e per i tre mesi successivi alla stessa data, l’indenntà per congedo parentale, nonché quella per interruzione della gravidanza devono essere calcolate su un minimale retributivo giornaliero fissato annualmente, diverso per le varie categorie.

Indennità maternità lavoratrici autonome per il 2015

 

Categoria

Retrib. giornaliera

Indennità maternità

(80%)

Indennità cong. parentale (30%)

Artigiane

47,68

38,14

14,30

Commercianti

47,68

38,14

14,30

Coltivatrici dirette,

colone e mezzadre

42,33

33,86

12,70

Pescatrici

26,49

21,19

7,95

 

Genitori parasubordinati e automaticità delle prestazioni. Questo importante principio, valido per il lavoro dipendente, è stato esteso anche a tale categoria di lavoro dal D.Lgs. n. 80/2015, ma solo per l’indennità di maternità. Pertanto le lavoratrici e i lavoratori iscritti alla Gestione Separata, non iscritti ad altre forme obbligatorie, hanno diritto all’indennità di maternità o di paternità (quando prevista) anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del committente. La norma – spiega l’Inps in una circolare – invece, non si applica ai fini del diritto all’indennità di congedo parentale che può essere corrisposta solo a condizione che nei 12 mesi antecedenti al congedo di maternità risultino almeno 3 mesi di contribuzione effettiva.

Non sono interessati all’automaticità delle prestazioni i liberi professionisti iscritti alla Gestione stessa, in quanto sono loro stessi tenuti al pagamento della contribuzione.

LA TUTELA DEL PATRONATO ENASC

Il Patronato ENASC offre tutela e assistenza gratuite alle lavoratrici e ai lavoratori interessati, per presentare le domande delle prestazioni all’Inps in via telematica (congedo di maternità/paternità, congedi parentali) e per lo svolgimento della pratica.

E’ sempre opportuno rivolgersi all’ENASC anche per determinare il calcolo dell’indennità spettante e per la successiva tutela qualora l’Inps non riconosca il diritto alle prestazioni.

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