Retribuzioni e importi per maternità, malattia, tbc per il 2016. Circolare Inps

Con la circolare n. 51/2016 l’Inps indica le retribuzioni di riferimento, nell’anno 2016, per il calcolo dell’indennità di malattia, maternità/paternità e tubercolosi per determinate categorie di lavoratori; gli importi per gli assegni di maternità dei Comuni e dello Stato; per i lavoratori iscritti alla gestione separata dei lavoratori autonomi (maternità/paternità, congedo parentale, malattia e degenza ospedaliera); nonché gli importi per determinate prestazioni. La misura per il 2016 del limite minimo di retribuzione giornaliera e degli altri valori per il calcolo delle contribuzioni dovute per la generalità dei lavoratori dipendenti risulta pari a quella del 2015. Riportiamo nella pagina seguente solo alcuni degli importi.

Limiti di reddito per l’indennizzabilità del congedo parentale Ai fini della indennizzabilità del congedo parentale chiesto nell’anno 2016, dopo che siano stati già fruiti i 6 mesi tra i genitori di astensione fino al sesto anno di vita del bambino, per gli anni successivi fino all’ottavo anno e per i periodi ancora non fruiti, l’indennità al 30% della retribuzione è erogabile solo se il reddito individuale del genitore richiedente è inferiore a due volte e mezzo l’importo annuo del trattamento minimo di pensione. Per il 2016 il valore provvisorio di tale importo risulta pari a euro 16.311,43 (euro 6.524,57 per 2,5). Dagli 8 ai 12 anni non vi è indennità. Si ricorda che il D.Lgs. n. 80/2015 ha ampliato sia il periodo entro il quale è possibile fruire del congedo parentale (da 8 a 12 anni del bambino) sia il periodo entro il quale il congedo è indennizzabile al 30% a prescindere dalle condizioni di reddito (da 3 a 6 anni del bambino).

Congedo straordinario retribuito Per i lavoratori dipendenti che chiedono di fruire del congedo straordinario retribuito di due anni per assistere un familiare disabile grave (art. 42, comma 5 e ss. del T.U. 151/01 “tutela della maternità e paternità”), l’importo complessivo massimo annuo, da ripartire fra l’indennità economica e il costo della copertura figurativa, previsto dalla legge, viene confermato per il 2016 in € 47.445,82, come per l’anno 2015

Lavoratrici autonome. Si precisa che il D.Lgs. n. 80/2015 estende al padre lavoratore autonomo l’indennità prevista per le lavoratrici autonome per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre. I padri lavoratori autonomi continuano a non poter fruire del congedo parentale come tutti gli altri lavoratori, dipendenti e non.

INDENNITÀ DI MATERNITÀ LAVORATRICI AUTONOME PER IL 2016

CATEGORIA RETRIB.                     GIORNALIERA                 IND. MATERNITÀ           IND. CONGEDO PARENTALE

Artigiane                                              € 47,68                               € 38,14                                         € 14,30

Commercianti                                     € 47,68                               € 38,14                                          € 14,30

Coltivatrici dirette,

colone e mezzadre                             € 42,41                               € 33,93                                         € 12,72

imprenditrici agricole

Pescatrici                                              € 26,49                               € 21,19                                         €   7,95

Cassazione: quali responsabilità del datore di lavoro in caso di infortunio

La Corte di Cassazione, Sezione Penale, con la sentenza n. 8883 del 3 marzo 2016 accoglie il ricorso del datore di lavoro e del responsabile del servizio di prevenzione e protezione di una ditta, avverso la sentenza della Corte di Appello che li condannava, in solido, al risarcimento del danno per l’infortunio occorso ad un lavoratore, e li assolve dal reato loro ascritto perché il fatto non costituisce reato. Si riportano in sintesi le conclusioni cui perviene la Suprema Corte dopo un’articolata disamina dei fatti. I ricorrenti erano stati condannati per violazione della normativa sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, per aver cagionato un grave infortunio ad un lavoratore con la qualifica di elettricista che, a causa del cedimento di un elemento della copertura del capannone, precipitava al suolo da un’altezza di circa 6 metri, riportando gravi lesioni. In particolare, la Corte di appello avrebbe contestato l’estrema superficialità del comportamento dei due ricorrenti che non avrebbero disposto le necessarie misure di sicurezza nell’affidare il lavoro senza effettuare alcun sopralluogo. La Cassazione ribalta però la sentenza. Dall’approfondita istruttoria dibattimentale compiuta in primo grado sarebbero infatti emerse l’assoluta correttezza del comportamento degli imputati e la condotta imprudente, del tutto imprevedibile e non ipotizzabile del lavoratore che, pur dotato delle necessarie attrezzature per effettuare il lavoro in sicurezza, avrebbe violato gli obblighi impostigli, provocando l’incidente.

Nessun rimprovero, afferma la Corte, può quindi muoversi ad entrambi i ricorrenti, che si erano legittimamente fidati della professionalità del soggetto al quale era stato affidato il lavoro. Si trattava peraltro di un esperto elettricista che era stato anche nominato rappresentante dei lavoratori per la sicurezza della propria azienda. Quali sono i principi affermati dalla Corte di Cassazione? Si ricorda, nella sentenza, come il sistema della normativa antinfortunistica, si sia lentamente trasformato da un modello “iperprotettivo”, interamente incentrato sulla figura del datore di lavoro che, in quanto soggetto garante era investito di un obbligo di vigilanza assoluta sui lavoratori, ad un modello “collaborativo” in cui gli obblighi sono ripartiti tra più soggetti, compre si i lavoratori. Tale principio affermato da T.U. della Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs  n. 81/2008), “naturalmente non ha escluso, per la giurisprudenza della stessa Corte, che permanga la responsabilità del datore di lavoro, laddove la carenza dei dispositivi di sicurezza, o anche la mancata adozione degli stessi da parte del lavoratore, non può certo essere sostituita dall’affidamento sul comportamento prudente e diligente di quest’ultimo.”.

La recente normativa (T.U. 2008/81), continua la Corte, impone anche ai lavoratori di attenersi alle specifiche disposizioni cautelari e comunque di agire con diligenza, prudenza e perizia e le tendenze giurisprudenziali si dirigo- no anch’esse verso una maggiore considerazione della responsabilità dei lavoratori (c.d. “principio di autoresponsabilità del lavoratore”).“Il datore di lavoro non ha più, dunque, un obbligo di vigilanza assoluta rispetto al lavoratore, come in passato, ma una volta che ha fornito tutti i mezzi idonei alla prevenzione ed ha adempiuto a tutte le obbligazioni proprie della sua posizione di garanzia, egli non risponderà dell’evento derivante da una condotta imprevedibilmente colposa del lavoratore.”.

 

Ti potrebbe interessare...