RITA al via, le regole applicative

Istruzioni Covip per i fondi pensione: nuovi regolamenti, statuti e moduli di adesione alla RITA 2018 come formula di previdenza complementare.

I fondi di previdenza complementare devono aggiornare Statuti e modulistica di adesione alle nuove norme in materia di RITA (Rendita integrativa temporanea anticipata) contenute nella Legge di Bilancio e scattate dal primo gennaio 2018; la Manovra (commi 168 e 169) ha infatti sganciato i requisti necessari per chiedere la RITA da quelli necessari per l’APe Volontaria: è tutto dettagliato nella circolare Covip (vigilanza fondi pensione) dell’8 febbraio 2018.

Requisiti RITA 2018

I nuovi requisiti sono i seguenti: cessazione dell’attività lavorativa, massimo cinque anni dal raggiungimento della pensione di vecchiaia prevista dal regime previdenziale di appartenenza, almeno 20 anni di contributi, e almeno cinque anni di versamenti al fondo complementare. Per i lavoratori disoccupati da almeno 24 mesi, basta che manchino dieci anni dalla maturazione della pensione di vecchiaia.

La RITA, lo ricordiamo, consente di sfruttare il capitale accumulato presso la previdenza complementare per ottenere una rendita mensile che accompagni il lavoratore fino al raggiungimento della pensione.

Adesioni: regole e moduli

Innanzitutto, spiega la Covip, i fondi di previdenza complementare devono predisporre un apposito modulo per chiedere il trattamento. In secondo luogo, devono aggiornare i propri Regolamenti e Statuti introducendo le nuove regole. La circolare specifica quali sono le parti dei regolamento da modificare per le diverse tipologie di previdenza complementare, ovvero fondi pensione negoziali, fondi pensione aperti, PIP (piani individuali pensionistici).

Verifica requisiti

Per quanto riguarda le regole, viene specificato che, per attestare il possesso dei requisiti, non è più necessario presentare l’attestazione INPS, che ci voleva invece nel 2017, perché la RITA era legata all’APe volontaria, quindi richiedeva la certificazione del diritto da parte dell’istituto di previdenza. E’, di fatto, il motivo fondamentale per cui la RITA non è mai partita (l’APe volontaria ancora oggi attende gli ultimi adempimenti applicativi).

Per controllare il possesso del requisito dei 20 anni di anzianità contributiva, si può consultare l’estratto conto integrato rilasciato dall’INPS o dall’ente previdenziale di appartenenza. Le forme pensionistiche complementari possono chiedere semplicemente un’autocertificazione: in questo caso, la Covip consiglia di effettuare verifiche, e comunque di chiedere al dichiarante l’impegno scritto di produrre, nel caso in cui venisse richiesta, adeguata documentazione.

L’età anagrafica per la maturazione della pensione di vecchiaia, dalla quale devono mancare al massimo cinque anni, o dieci nel caso dei disoccupati di lunga durata, è quella prevista nel momento in cui si presenta la domanda. Quindi, nel 2018, possono fare domanda coloro che hanno 61 anni e sette mesi (essendo l’età per la pensione di vecchiaia pari a 66 anni e sette mesi), oppure 51 anni e sette mesi nel caso dei disoccupati da almeno 24 mesi. Nel 2019 invece, quando scatteranno i cinque mesi in più di adeguamento alle aspettative di vita, ci vorranno 62 anni (o 52 anni per i disoccupati da almeno 24 mesi).

Il fatto che sia richiesto, come requisito, la cessazione dell’attività lavorativa, comporta che il trattamento spetti solo agli iscritti titolari di redditi da lavoro.

Rendita

Per quanto riguarda l’erogazione del trattamento le regole non sono cambiate. Verrà calcolata la rendita in base al montante accumulato richiesto e alla durata della prestazione. Sarà quindi l’iscritto, nel momento della richiesta, a specificare che parte del montante accumulato destinare alla RITA: è possibile utilizzare l’intero capitale (in questo caso, poi non si percepirà la pensione integrativa), oppure solo una parte (in questo caso la pensione integrativa sarà ridotta di conseguenza). Il fondo di previdenza integrativa deciderà la periodicità del versamento, che in ogni caso non potrà essere superiore a tre mesi.

La porzione di montante contributivo che viene destinata alla RITA continua a essere mantenuta in gestione dal fondo, in modo da beneficiare dei relativi rendimenti.

Attenzione: questo significa che la rata può alzarsi o abbassarsi in conseguenza dell’andamento dei mercati. Il montante destinato a finanziare la RITA, quindi, dovrà necessariamente essere riversato al comparto più prudente, da indicare nel modulo di domanda. L’iscritto può comunque esercitare la facoltà di cambiare comparto anche durante l’erogazione della RITA (con modalità definite dai diversi fondi pensione).

Ci sono una serie di precisi obblighi informativi: i costi, che devono essere in cifra fissa e strettamente collegati alle spese effettive, vanno chiaramente esplicitati per iscritto, l’informativa periodica sulle rate erogate deve essere almeno annuale, contenere il numero delle rate residue e la periodicità, le informazioni fiscali applicate. L’iscritto può eventualmente recedere dalla RITA, anche qui secondo modalità che vengono stabilite dai singoli fondi. Nel caso in cui invece eserciti il diritto a trasferire la posizione individuale, l’operazione comporterà la revoca della RITA.

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