SICUREZZA E LAVORO

Cassazione: pause dal videoterminale, anche mansioni amministrative

Le pause obbligatorie per i lavoratori addetti ai videoterminali possono es- sere sostituite con mansioni differenti, quali quelle amministrative, che non prevedano l’uso del computer. Tale sostituzione risulta idonea e rispettosa della normativa antinfortunistica. Lo ha stabilito recentemente la Corte di Cassazione precisando che la possibilità di sostituire le pause con diverse mansioni rappresenta un cambia- mento di attività. Si ricorda che l’art. 175 del DLgs n. 81/2008 (nuovo T.U. sulla salute e sicurezza sul lavoro) stabilisce che “il lavoratore (al videoterminale) ha diritto a una interruzione della sua attività mediante pause ovvero cambiamento di attività. Le modalità di tali interruzioni sono stabilite dalla contrattazione collettiva anche aziendale. In  assenza di una disposizione contrattuale riguardante l’interruzione, il lavoratore comunque ha diritto ad una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa al video- terminale”.

 

Lavoratori agricoli e applicazione della “sesta salvaguardia”. Rettifica del Ministero del Lavoro

Migliaia di lavoratori agricoli possono beneficiare dell’applicazione della “sesta salvaguardia” e accedere alla pensione con i requisiti in vigore prima della Riforma Fornero del 2011. Qualche mese fa una nota del Ministero del Lavoro, interpretando erronea- mente la legge n. 147/2014 e la circolare n. 27/2014 del Ministero stesso, aveva estromesso automaticamente dalla salvaguardia in questione i lavoratori agricoli a tempo determinato perché esclusi dal D.Lgs. n. 368 del 2001 (la disciplina che regola il lavoro a tempo determinato). Ricordiamo invece che sia la legge n. 147 che la circolare ministeriale comprendono espressamente tra i beneficiari della “sesta salvaguardia” i lavoratori con contratto di lavoro a tempo determinato cessati dal lavoro tra il 1° gennaio 2007 e il 31 dicembre 2011 non rioccupati a tempo indeterminato. L’errata interpretazione da parte del Ministero ha costretto le Direzioni territoriali del lavoro a respingere in questi mesi le istanze dei lavoratori agricoli potenzialmente destinatari del beneficio.

Il 10 aprile scorso il Ministero del Lavoro, ha emanato una nota di rettifica con la quale “ritiene ammissibile riconsiderare il suddetto orientamento ministeriale, addivenendo a un’interpretazione che consideri ragionevolmente plausibile… l’inclusione anche dei lavoratori agricoli nella platea dei lavoratori a tempo determinato per i quali si applica il beneficio della salvaguardia in questione”. Il Ministero aggiunge inoltre che le domande già presentate dagli interessa- ti alle DTL verranno prese in considerazione predisponendo tutti i necessari adempimenti al fine di dar corso al nuovo orientamento.

 

Inail: accesso a documenti, dati e informazioni

L’Inail ha approvato il Regolamento che disciplina l’istituto dell’accesso civico (art.5 del d.lgs. 33/2013), che riguarda gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni. La richiesta di accesso civico non è sottoposta ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente, non deve essere motivata ed è gratuita. Non riguarda tutti i dati dell’attività amministrativa. Oltre  al  privato  cittadino  possono  esercitare  il  diritto  di  accesso  anche  le associazioni,  le fondazioni, i comitati, le società, enti privati e pubblici. L’istanza va presentata al Responsabile della trasparenza Inail che comunicherà all’interessato l’eventuale accoglimento o rigetto. La procedura dovrà concludersi entro trenta giorni dalla richiesta.

 

Assicurazione Inail per i volontari che beneficiano di forme di integrazione e sostegno del reddito

L’Inail informa (circolare n. 45/2015) che i volontari che svolgono in modo spontaneo e gratuito la loro attività a fini di utilità sociale nell’ambito di pro- getti promossi da organizzazioni appartenenti al cosiddetto “terzo settore”, in favore di Comuni o enti locali, sono garantiti dalla copertura assicurativa Inail contro le malattie e gli infortuni sul lavoro “se sono percettori di misure di integrazione e sostegno del reddito” .L’Istituto assicuratore precisa inoltre che per questa categoria il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha messo a disposizione, in via sperimentale, un Fondo finalizzato a reintegrare l’Inail dell’onere conseguente alla copertura degli obblighi assicurativi. Si ricorda che l’art. 12 del D.l. 90/2014 (convertito con modificazioni dalla Legge n. 114/2014) ha previsto – in via sperimentale – il coinvolgimento dei soggetti beneficiari di ammortizzatori sociali e di altre forme di integrazione e sostegno del reddito in attività di volontariato, a fini di utilità sociale, in favore di Comuni o enti locali.

 

Amianto. Proroga termine presentazione istanze lavoratori in mobilità da aziende cessate

L’Inps con il messaggio del 10 aprile scorso informa che la presentazione delle domande per il riconoscimento della maggiorazione secondo il regime vigente al tempo in cui l’esposizione all’amianto si è realizzata, è stata pro- rogata al 30 giugno 2015, ai sensi di quanto disposto dalla legge n. 11/2015 (c.d. decreto Milleproroghe)Si ricorda che la legge 190/2014 all’art. 1, comma 115, ha stabilito che i lavoratori dipendenti di aziende che hanno cessato definitivamente l’attività e che hanno collocato tutti i dipendenti in mobilità possono accedere al beneficio pensionistico di cui all’art. 13, comma 8, legge 257 del 1992 (maggiorazione dell’anzianità contributiva pari all’1,5). La norma, riferita solo ed esclusivamente ai lavoratori iscritti all’AGO che avevano presentato istanza all’Inail dopo il 2 ottobre 2003 e ottenuto in via giudiziale definitiva il conseguente riconoscimento dell’avvenuta esposizione ultradecennale all’amianto (beneficio dell’1,25), richiedeva la presentazione di un’apposita istanza entro il 31 gennaio 2015, termine ora prorogato al 30 giugno 2015.

 

Infortuni sul lavoro. Cassazione penale 

La Corte di Cassazione torna a occuparsi della responsabilità del datore di lavoro quando l’infortunio si sia verificato per la mancata adozione delle misure di sicurezza idonee a tutelare l’integrità fisica dei dipendenti. Solo una condotta del lavoratore inopinabile ed esorbitante dal procedimento di lavo- ro cui è addetto esonera il datore di lavoro dalla responsabilità. La Cassazione Penale (sentenza n. 14165/2015) ribadisce il principio più volte affermato “secondo cui è abnorme soltanto il comportamento del lavoratore che, per la sua stranezza ed imprevedibilità, si ponga al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte dei soggetti preposti all’applicazione della misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro”.Il caso esaminato dalla Corte riguarda un lavoratore che, mentre effettuava le operazioni di scarico del camion, benché ciò non rientrasse nei suoi compiti di autista, cadeva in corrispondenza di un tombino sprovvisto della prescritta griglia di copertura, riportando varie lesioni. Il fatto che l’evento si fosse verificato in azienda in presenza dei preposti alla prevenzione contro gli infortuni sul lavoro faceva ritenere che l’esercizio di tali mansioni, anche se non rientranti tra quelle di autista, fosse a questi noto e che si trattasse di “prassi consolidata e tollerata”, tale da escludere un comportamento “abnorme e imprevedibile” del lavoratore. La Suprema Corte condivide in tal modo la sentenza della Corte di Appello laddove ritiene che l’azienda non ha adottato le cautele per impedire che il dipendente ponesse in essere un’attività per la quale non era stato specificamente formato, così cadendo nella buca la cui protezione era stata da lui stesso rimossa durante le operazioni di scarico che non rientravano nel- le sue normali mansioni.

 

Ministero della Salute: visite mediche ed esami sono assenze per malattia

Lo scorso mese di aprile il Ministero della Salute ha disposto che le assenze dal servizio per visite, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici possono essere imputate dai dipendenti a malattia tenuto conto della sentenza del Tar Lazio n. 5714/2015 che ha annullato la circolare n. 2/2014 Dipartimento della Funzione Pubblica. Quest’ultima  circolare  (interpretando  la  norma  di  cui  al  comma  5ter dell’art. 55 septies del D.L.vo n. 165/2001 e s.m.i.) aveva disposto che per l’effettuazione di visite, terapie, prestazioni specialistiche o esami diagnostici, il dipendente avrebbe dovuto fruire dei permessi “per documentati motivi per- sonali di cui al CCNL 16/5/1995”, o di istituti contrattuali similari o alternativi (ad esempio i permessi brevi), non potendo più imputare a malattia l’assenza dal servizio dovuta alle predette fattispecie.“Pertanto – si legge nella nota del ministero – in attesa delle nuove norme contrattuali ovvero delle ulteriori indicazioni del DFP, tali assenze potranno essere ricondotte a malattia secondo i criteri applicativi e le modalità definite dagli orientamenti giurisprudenziali consolidati e dall’Agenzia per la Rappresentanza  Negoziale  delle  Pubbliche  Amministrazioni  precedentemente alla circolare annullata”.

 

Cassazione. Mobbing e responsabilità del datore di lavoro

Il complessivo comportamento vessatorio a danno di un lavoratore riconducibile a mobbing e la circostanza che tale condotta sia messa in atto da altro dipendente in posizione di supremazia gerarchica rispetto alla vittima, non vale ad escludere la responsabilità del datore di lavoro su cui incombono gli obblighi di cui all’art. 2049 c.c., ove questo sia rimasto colpevolmente inerte alla rimozione del fatto lesivo. Questo principio è stato affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 10037/2015 riguardo il caso di una dipendente comunale per la quale erano stati accertati “la sottrazione delle mansioni, la conseguente emarginazione, lo spostamento senza plausibili ragioni da un ufficio all’altro, l’umiliazione di essere subordinati a quello che prima era un proprio sottoposto, l’assegnazione ad un ufficio aperto al pubblico senza possibilità di poter lavorare, così rendendo ancor più cocente la propria umiliazione”. La Corte di Appello aveva condannato in solido il Comune, in qualità di dato- re di lavoro, e l’autore delle azioni vessatorie a risarcire il danno alla salute e professionale in favore della dipendente quale conseguenza di un comportamento mobbizzante. Entrambi ricorrono avverso la sentenza. La  Cassazione  rigetta  i  ricorsi,  ritenendo  corrette  le  argomentazioni  della Corte di Appello ed evidenziando che “la durata e le modalità con cui è stata posta in essere la condotta mobbizzante, quale risulta anche dalle prove testimoniali, sono tali da far ritenere la sua conoscenza anche da parte del datore di lavoro, nonché organo politico, che l’ha comunque tollerata”.

Legge di Stabilità 2015

Benefici per esposizione ad amianto (art. 1, commi 50, 112, 115, 116 e 117) La Legge n. 190/2014 prevede alcuni benefici previdenziali, secondo casi particolari, per le persone che sono state esposte ad amianto (commi 112, 115 e 117). In materia assistenziale è assai rilevante quanto previsto, invece, dal comma 116 in merito all’estensione delle prestazioni assistenziali del Fondo per le vittime dell’amianto, in via sperimentale per gli anni 2015, 2016 e 2017, ai malati di mesotelioma che abbiano contratto la patologia o per esposizione familiare a lavoratori impiegati nella lavorazione dell’amianto ovvero per esposizione ambientale comprovata. Ricordiamo che hanno diritto a questa “prestazione  aggiuntiva” del Fondo, con decorrenza 1° gennaio 2008, i titolari di rendita, anche unificata, che hanno contratto patologie asbesto-correlate per esposizione all’amianto e alla fibra “fiberfrax”, riconosciute dall’Inail e dal soppresso Ipsema, e  i superstiti di cui all’art. 85 T.U. 1124/1965. Ora potranno accedere a queste prestazioni del Fondo anche coloro che si sono ammalati per esposizione familiare o per esposizione ambientale comprovata. Su questo importante intervento saranno comunque necessari chiarimenti per l’effettiva applicazione della norma. Con il comma 50 sono infine stanziati 45 milioni di euro per le bonifiche dei siti di interesse nazionale, contaminati dall’amianto, per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017, di cui, 25 milioni di euro annui, in favore dei comuni di Casale Monferrato e Napoli-Bagnoli..

 

 

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