TARI, evasione al 20%

Una famiglia su cinque non paga la TARI che risulta essere uno dei tributi che maggiormente si presta a non essere pagato, con notevoli differenze a livello territoriale.

TARI 2018, le precisazioni del MEF

La TARI è tra le tasse più evase in Italia con una famiglia su cinque che non la paga (20%), comportando un ammanco nelle casse dei Comuni per 1,8 miliardi di euro.

Mancati incassi TARI

A rivelarlo è un’analisi di Crif Ratings condotta sui bilanci dei Comuni italiani evidenziando i mancati incassi su base pro capite relativi alla tassa sui rifiuti dovuta nel 2016. Diverse le differenze rilevate dal Report a livello regionale, provinciale e di città metropolitane.

Nel triennio 2014-2016 il mancato introito per i Comuni italiani, dovuto all’evasione della TARI, si è attestato mediamente intorno ad 1,7 miliardi annui.

Tali importi sono stati calcolati come differenza tra gli accertamenti della Tassa Rifiuti e l’ammontare effettivamente riscosso.

In generale la TARI rappresenta, in media, circa il 30% del totale delle entrate tributarie deid Comuni italiani e risulta essere il tributo che maggiormente si presta a non essere pagato dagli utenti data la natura “quasi universalistica” del servizio e la difficoltà di discriminare la raccolta per le utenze morose.

Differenze territoriali

Tariffe TARI meno care nella Capitale

La città nella quale l’evasione della TARI e maggiormente rilevante è Roma: in tutta la provincia mancano all’appello 149 euro per cittadino, che salgono a 198 euro se si considera Roma come città metropolitana, con la più bassa percentuale nazionale di riscossione sull’accertato (29%).

A livello regionale il primato negativo spetta al Lazio,dove il mancato incasso della tassa dei rifiuti fa registrare una media di 121 euro pro capite (51% la riscossione su importi accertati), seguito dalla Sicilia (circa 77 euro), la Campania (63 euro) e la Calabria (circa 45 euro).

TARI 2018: online le linee guida del MEF

Ad essere maggiormente virtuosi nel versamento della TARI sono soprattutto i contribuenti residenti nelle regioni a statuto speciale del Nord Italia (Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Val d’Aosta), la Lombardia e il Veneto con mancati incassi pro capite inferiori a 10 euro (ovvero meno dell’4% dell’accertato).

 

 

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