Terzo Settore, Servizio Civile universale

Approvato dal CdM il decreto sul servizio civile universale: tutte le novità che rappresentano un primo vero passo verso la riforma complessiva del Terzo settore.

Approvato in via definita dal Consiglio dei ministri il decreto sul servizio civile universale che si pone l’obiettivo di rafforzarlo a difesa della Patria. Tra le novità di maggiore rilievo del Decreto legislativo di attuazione della legge delega n. 106/2016 di riforma del “Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale”: le ore di servizio settimanali passano da 30 a 25, viene confermato il limite di sedi minimo per l’accreditamento degli enti a 100 e sarà possibile svolgere 3 mesi di servizio civile in Europa, aprendo così la strada alla sperimentazione di un vero servizio civile europeo. Per la riforma del servizio civile sono stati stanziati per il 2017 oltre 250milioni di euro.

La riduzione dell’orario per il servizio civile era stata chiesta con forza dalla Rappresentanza nazionale di volontari e dal Forum nazionale del Servizio civile con un appello pubblico con lo scopo di rendere l’esperienza più compatibile con i tempi di vita dei giovani, richiesta accolta dalle Commissioni di Camera e Senato e ora anche dal Governo. Recepiti anche altre indicazioni delle Commissioni parlamentari, come la riformulazione tecnica di alcuni passaggi del Decreto legati al ruolo delle Regioni e Province Autonome recependo anche i recenti pronunciamenti della Corte Costituzionale.

Con il limite di sedi minimo per l’accreditamento degli enti confermato a 100, molte piccole realtà di oggi dovranno aggregarsi. È tuttavia stata stabilita una ripartizione regionale dell’Albo nazionale prevedendo un numero minimo di 30 sedi.

Tra le altre conferme:

  • l’apertura a tutti i giovani dai 18 ai 28 anni, anche stranieri;

  • la definizione per i giovani del servizio civile di “operatori volontari del servizio civile universale“;

  • una loro Rappresentanza più definita;

  • il richiamo più esplicito alla “difesa non armata e nonviolente della Patria“.

Per i giovani che aderiscono al nuovo servizio civile universale viene inoltre prevista la possibilità di definire criteri per il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze acquisite durante il periodo di servizio, ad esempio attribuendo loro un titolo preferenziale per l’accesso ai bandi della Pubblica Amministrazione.

Il Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, on. Luigi Bobba, lo ha definito:

«il primo passo concreto della riforma complessiva del Terzo settore», aggiungendo «è significativo che parta proprio con il servizio civile universale, con una esperienza cioè che riguarda insieme i giovani, gli enti e la cura del bene comune, che è in fondo il cuore di tutta la riforma». «Inoltre – aggiunge – è importante che la riforma possa già contare su una dotazione economica che permetterà già quest’anno l’avvio di circa 47mila giovani. Ora occorrerà procedere rapidamente nel concretizzare gli elementi di maggior novità della legge, a partire dalla programmazione triennale, dalla flessibilità della durata e dall’apertura alla dimensione europea». Ora però, conclude, «tutte novità che andranno sicuramente approfondite con focus specifici al momento dell’attuazione del Decreto legislativo».

Ora l’iter prevede che il Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile proceda nei prossimi mesi con l’applicazione del Decreto e l’emanazione delle circolari di riforma del nuovo servizio civile universale.

Approvata la Riforma del Terzo Settore

Nuova definizione di impresa sociale, agevolazioni fiscali, crowfunding come per le startup innovative: la Riforma del Terzo Settore approvata in via definitiva.

Riordino delle agevolazioni agli enti no profit, definizione di impresa sociale, crowdfunding con le stesse regole delle startup innovative, incentivi agli investimenti nel capitale delle imprese sociali, assegnazione al No Profit di immobili pubblici inutilizzati e trasferimento agevolato di beni patrimoniali: sono alcune delle novità previste dalla legge sul Terzo Settore approvata in via definitiva dalla Camera dei Deputati. La votazione si è conclusa con 239 voti a favore e 78 contrari.

Il testo si compone di 12 articoli, l’obiettivo è quello di valorizzare il potenziale di crescita e di occupazione del Terzo Settore, definito come:

«il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale», https://www.acheterviagrafr24.com/achat-viagra-en-ligne-sans-ordonnance/ che «promuovono o realizzano attività di interesse generale, mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità, produzione e scambio di beni e servizi».

E’ quindi terminato l’iter legislativo di una riforma che ha iniziato il suo cammino nel 2014, con la pubblicazione delle Linee Guida successivamente sottoposte a consultazione pubblica, proseguita con la presentazione del disegno di legge definitivamente approvato dopo due anni di iter parlamentare fra Camera e Senato, rivendendo anche i relativi articoli del codice civile.

N.B. Le fondazioni bancarie, per la loro particolare funzione, non sono comprese fra gli enti a cui si applicano le norme previste dalla Riforma.

Molto rapidamente, la legge definisce l’impresa sociale e ne stabilisce ambito di attività, regole sulle partecipazioni e obblighi di trasparenza; istituisce il servizio civile universale (per i giovani fra i 18 e i 28 anni) e contiene una serie di agevolazioni fiscali e misure economiche.

Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti sottolinea che «con la riforma si definiscono misure per favorire la partecipazione attiva e responsabile delle persone, con importanti elementi di novità per tutto il mondo dell’associazionismo, compresa l’impresa sociale». Soddisfazione del Forum Nazionale del Terzo Settore, il cui portavoce Pietro Barbieri sottolinea:

«un risultato positivo e molto importante per le migliaia di organizzazioni, associazioni, imprese e cooperative che costituiscono il terzo settore perché ne definisce anzitutto natura, ambiti di azione, finalità e confini, consegnandoci una definizione giuridica chiara e unitaria, finora assente».

Per Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà – Confcooperative, il testo accoglie:

«le richieste avanzate dalle organizzazioni del Terzo Settore, dalle cooperative sociali e dalle imprese sociali riguardo la modifica del Codice civile per la parte che riguarda associazioni e fondazioni, rimasta tale e quale da 74 anni».

Imprese sociali, riforma del Terzo Settore

Riordino del quadro normativo, con novità per le imprese sociali: riforma del Terzo Settore approvata al Senato e con testo blindato di nuovo alla Camera.

Via libera del Senato alla tanto attesa Riforma del Terzo Settore con 146 voti a favore, 74 contrari e 16 astenuti, dopo due anni di discussione e uno dall’approvazione alla Camera. Una nuova e complessa normativa che tocca aspetti giuridici, finanziari e fiscali di un mondo che conta quasi 5 milioni di volontari, oltre 390mila organizzazioni censite dall’ISTAT, 800mila posti di lavoro, 12mila cooperative e imprese sociali con una media di 10-12 addetti, 8mila fondazioni di comunità e un giro d’affari di circa 74 miliardi di euro pari al 4% del PIL. Ora la legge passa all’esame della Camera.

Il disegno di legge delega di “Riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e della disciplina del servizio civile universale” apporta modifiche alla legge n. 266/1966 in materia di organizzazioni di volontariato, prevedendo un nuovo schema normativo all’interno del quale dovranno operare gli Enti del Terzo Settore. Si va dalla definizione delle finalità e dell’oggetto degli Enti di Terzo settore, alla questione della revisione fiscale, al riordino in materia di Servizio Civile Nazionale, al riconoscimento della difesa non armata della patria e l’allargamento agli stranieri con regolare permesso di soggiorno.

Tra le novità quelle relative alle imprese sociali, una delle questioni più spinose della Riforma, nel disegno di legge sono state tuttavia definite solo nelle loro linee generali, poi saranno necessari dei decreti attuativi. L’attuale testo (che viene trasmesso “blindato” alla Camera) prevede un allargamento dei settori, includendo anche forme diverse dalle cooperative mutualistiche, come le Srl e le SpA e ammettendo il concetto di remunerazione del capitale per garantire le finalità benefiche perseguite. Per il presidente di Federsolidarietà, Giuseppe Guerini:

«L’allargamento dei settori per le imprese sociali, la possibilità di attrarre capitali e finanziamenti “pazienti” (con basso rendimento e a lungo termine) per nuovi servizi, la semplificazione e la chiarezza delle procedure per acquisire la qualifica sono novità importanti che devono trovare nei decreti legislativi gli strumenti più idonei per avviare una nuova fase». «Dalla riforma ci aspettiamo l’avvio di una stagione nuova in cui i cittadini abbiano l’opportunità per auto-organizzarsi e rispondere ai propri bisogni partecipando attivamente. Mettendosi insieme per valorizzare i beni culturali e ambientali abbandonati con azioni di sviluppo locale e di promozione turistica del territorio. Con risposte innovative nel settore del welfare per affrontare le nuove povertà con percorsi integrati di inclusione sociale e lavorativa. Per progettare servizi domiciliari e residenziali per le famiglie che devono fronteggiare la crescita della non autosufficienza. Con percorsi mirati di inserimento lavorativo per le persone disabili».

Positiva la reazione all’approvazione in Senato del Ddl del Forum Nazionale del Terzo Settore, il cui portavoce, Pietro Barbieri, ha dichiarato:

«Molto buono l’articolo cui infine si è giunti sull’impresa sociale ed il complesso lavoro di sistematizzazione e riordino di tutto il quadro normativo che ha caratterizzato per trent’anni il nostro mondo. Rendiamo inoltre atto che il Relatore Senatore Lepri e il Sottosegretario Bobba nei delicati, ma politicamente illuminati, momenti finali, tra l’altro, hanno anche inteso introdurre norme che rinviano ai Decreti Legislativi la disciplina dell’autofinanziamento e il tema dei rimborsi spese ai volontari. Dopo tante vicissitudini, si è finalmente chiuso anche il capitolo delle coperture per il DDL, che sembrerebbero certe e stabili.

In un testo complessivamente positivo, certamente rimangono alcune zone d’ombra e qualche dubbio, che però confidiamo di fugare durante la fase di redazione – auspicando tempi rapidi per il nuovo passaggio del DDL alla Camera dei Deputati – dei decreti legislativi, momento decisivo per delineare lo schema normativo effettivo in cui gli Enti di Terzo Settore dovranno operare, e nel cui iter chiediamo, come rappresentanti dei destinatari delle norme, di poter essere ancora coinvolti e ascoltati. Il Forum, come sempre in questi due lunghi e tormentati anni di gestazione della Riforma è pronto a fare la sua parte, con serietà e responsabilità, nell’interesse di tutto il Terzo Settore italiano».

Terzo settore, linee guida in Gazzetta

Linee guida per gli appalti di servizi sociali al Terzo Settore: in Gazzetta Ufficiale requisiti, obblighi per Regioni e Comuni, programmazione, erogazione e monitoraggio.

Un testo legislativo che regolamenti in maniera organica l’affidamento di contratti pubblici al Terzo Settore: con questo obiettivo l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha deliberato le “Linee Guida per una revisione organica della disciplina riguardante il Terzo Settore”, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale del 6 febbraio 2016. Obiettivo: «fornire indicazione operative alle amministrazioni aggiudicatrici e agli operatori del settore», nel rispetto del quadro normativo comunitario e nazionale in materia di servizi sociali, che consentono di effettuare affidamenti ai soggetti del terzo settore in deroga all’applicazione del Codice dei Contratti attraverso forme di aggiudicazione o negoziali che consentano agli organismi del privato sociale la piena espressione della propria progettualità.

Le Linee Guida, specifica l’autorità, dovranno essere integrate dalla Riforma del Terzo Settore e dalla direttiva 2014/24/UE, che prevede ad esempio un regime alleggerito per l’aggiudicazione di appalti sopra i 750mila euro.In generale, le indicazioni fornite hanno l’obiettivo di fornire alle stazioni appaltanti regole chiare per assicurare, nell’affidamento di servizi sociali, i necessari principi di trasparenza, concorrenza, economicità ed efficienza, sia nella fase di progettazione sia nella scelta dell’erogatore del servizio. Per predisporle, è stata effettuata consultazione pubblica a cui hanno risposto stazione appaltanti, associazioni di categoria, operatori economici, esperti di mercato.

Il documento parte dal presupposto che la spesa per i servizi sociali «ha un impatto considerevole sulla politica economica del paese», sia sotto il profilo delle risorse impiegate (7 miliardi di euro nel 2012), sia per gli effetti sugli utenti. Di conseguenza, si legge, le amministrazioni devono:

«individuare correttamente il fabbisogno della propria domanda» e adottare «regole di selezione del prestatore di servizi idonee a garantire la qualità dei servizi resi e a stimolarne la produttività».

No a meccanismi concorrenziali che favoriscono comportamenti distorsivi, come

«la presentazione di offerte particolarmente favorevoli sotto il profilo economico ma inaffidabili sotto il profilo qualitativo, la formazione di accordi collusivi finalizzati a compartimentare il mercato di riferimento, la creazione di rendite di posizione volte a impedire l’accesso di nuovi operatori o la fidelizzazione forzata dell’amministrazione nei confronti di un determinato fornitore».

Le amministrazione sono chiamate a prevenire distorsioni sia in fase di programmazione, sia in fase di controllo sull’esecuzione.

In fase di programmazione, il potere decisionale deve sempre rimanere in capo all’amministrazione, anche quando l’iter prevede il cinvolgimento del privato sociale, per evitare la spartizione del mercato da parte delle imprese che partecipano al tavolo di progettazione. In questa fase andrà anche incentivata la partecipazione dei cittadini o di organismi pubblici come le scuole, anche attraverso le pagine del sito Internet. I requisiti di partecipazione non devono essere troppo stringenti, evitando in particolare barriere all’ingresso (ad esempio, la dispoibilità di una struttura in cui svolgere l’attività).

L’ambito territoriale di riferimento per la programmazione non sarà il singolo Comune ma coinvolge più enti locali, e normalmente coincide con il distretto sanitario.
Le Regioni stabiliscono i
LIVEAS (livelli essenziali dei servizi sociali in funzione delle aree di intervento, della tipologia dei servizi, dei criteri organizzativi e di erogazione). Ogni Comune deve invece avere una “Carta dei servizi sociali“, che disciplina una serie di aspetti indicati dalle Linee Guida (livelli essenziali, risorse sociali disponibili, standard di qualità, partecipazione dei cittadini), monitorare annualmente le iniziative attivate, in termini di risultati raggiunti, e apportare i cambiamenti necessari alla programmazione successiva. Il criterio prioritario sarà l’andamento storico del rapporto fra domanda, offerta e soddisfazione sul servizio, lasciando sempre all’amministrazione la relativa valutazione.

Le organizzazioni del Terzo Settore hanno anche un ruolo fondamentale nella co-progettazione, che le amministrazioni sono chiamate a valorizzare, adottare metodi di selezione che prevedano l’accertamento del possesso dei requisiti di affidabilità morale e professionale e l’adeguata valutazione delle caratteristiche e dei costi del progetto presentato. Anche qui, la titolarità delle scelte appartiene sempre all’amministrazione.

Le linee guida prevedono infine una serie di requisiti da rispettare per le modalità di erogazione dei servizi, in termini di autorizzazione e accreditamento, convenzioni con il volontariato, acquisto di servizi e prestazioni, affidamento ai soggetti del terzo settore. Regole particolari sono previste per l’affidamento di servizi e forniture nel settore dell’accoglienza di immigrati e richiedenti asilo, per l’affidamento alle cooperative sociali, i provvedimenti di concessione di benefici economici (sovvenzioni). Infine, ci sono le norme di riferimento in materia di controlli, obblighi di trasparenza e anticorruzione, tracciabilità dei flussi finanziari.

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