TFR in cassa integrazione: nuove regole

Nuova procedura di pagamento TFR a lavoratori in cassa integrazione e di versamento nei fondi di previdenza complementare: istruzioni INPS.

Nuova procedura per il pagamento delle quote di TFR maturate dai lavoratori in cassa integrazione e per liquidare la parte di trattamento di fine rapporto ai fondi di previdenza complementare, casi in cui in base all’evoluzione normativa degli ultimi anni il trattamento di fine rapporto nel corso della Cig è a carico dell’INPS: l’istituto di previdenza fa il punto sul pagamento del TFR durante la cassa integrazione con la circolare 24/2017.

TFR a carico INPS

In base alla circolare numero 24 del 5 ottobre 2015, il TFR resta a carico dell’istituto nei seguenti casi:

  • domande di cassa integrazione presentate entro il 23 settembre 2015;

  • domande presentate dopo il 23 settembre 2015, relative alla richiesta di proroga del trattamento concesso per il completamento di programmi di riorganizzazione e ristrutturazione, per i quali la domanda di concessione per il primo anno sia stata presentata entro il 23 settembre 2015;

  • domande di autorizzazione presentate dopo il 23 settembre 2015 relative al secondo anno dei programmi biennali di cessazione.

Molto in sintesi, questi sono i casi in cui, in base all’evoluzione normativa degli ultimi anni, dettagliata nella circolare INPS, continua ad applicarsi l’articolo 2, comma 2, della legge 464/72. In tutti gli altri casi, l’onere economico delle quote di TFR maturate dai lavoratori durante il periodo di fruizione del trattamento straordinario di integrazione salariale, ai sensi del comma 3 dell’articolo 2120 del codice civile, è a carico del datore di lavoro.

TFR a carico dell’impresa

Dallo scorso 1 ottobre 2016 è cambiata la procedura per il pagamento diretto ai lavoratori delle quote di TFR maturate durante il periodo di sospensione dal lavoro per cassa integrazione straordinaria: la liquidazione della prestazione, diversamente da quanto avvenuto sino ad oggi, è separata dalla liquidazione della prestazione di integrazione salariale.

La nuova procedura è sulla Intranet – Prestazioni a sostegno del reddito – Fondo di Garanzia Fondo di Tesoreria TFR su CIGS – TFR su CIGS – Gestione Tfr su Cigs. Bisogna abilitarsi tramite la procedura IDM dal Direttore della struttura o da un suo delegato. La procedure effettua in automatico tutti i controlli (autorizzazione ministeriale alla cig, destinazione del TFR a lavoratori in cig, importo congruo).

La procedura consente di gestire anche i pagamenti del TFR che confluisce nei fondi di previdenza complementare. Se il lavoratore non effettua il pagamento, l’adempimento è a carico dell’istituto su cui grava l’onere economico del TFR maturato.

Le domande per le quali è già stata trasmessa la documentazione (modulo SR41), continueranno ad essere istruite utilizzando l’attuale procedura. Nei servizi per aziende e consulenti in ambiente Internet è stato aggiornato il programma di controllo in fase di invio dei flussi SR41, per impedire la trasmissione di SR41 contenenti richieste di pagamento di quote di TFR dopo il 1 agosto 2016.

TFR: gestione nel bilancio aziendale

Bilancio aziendale: come gestire il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) nel conto economico e nello stato patrimoniale.

Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) è la somma che spetta a tutti i lavoratori dipendenti nel momento in cui cessano un rapporto di lavoro, indipendentemente dalla causa, come previsto dall’art. 2120 del Codice Civile. I datori di lavoro, dal canto loro, devono accantonare ogni anno l’importo del TFR maturato dai lavoratori subordinati in un apposito fondo, il TFR accantonato annualmente ed il fondo TFR vanno ineriti nel bilancio aziendale.

In estrema sintesi, l’accantonamento annuale del TFR, che viene considerato un costo relativo al personale, va riportato nell’apposita sezione del conto economico, mentre il relativo fondo accantonamento va inserito nel passivo dello stato patrimoniale.

Conto economico

Il TFR viene accantonato dall’impresa con cadenza mensile e il suo ammontare si ottiene sommando, per ciascun anno lavorato dal dipendente per lo stesso datore di lavoro, una quota non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno in corso diviso 13,5, alla quale va aggiunta a montante la rivalutazione dell’importo accantonato l’anno precedente. La quota deve essere proporzionalmente ridotta in caso in cui il periodo di riferimento sia inferiore all’anno solare.

Nel conto economico, lo ricordiamo, viene aggregato l’insieme dei costi e dei ricavi dell’impresa e, in conformità all’articolo 2425 del Codice Civile, deve contenere fra le altre voci:

  • i costi della produzione, cioè sostenuti per acquisto di materie prime (sussidiarie e di consumo), per prestazioni di servizi (manutenzione e riparazione di beni, spese di vigilanza, ecc.), beni di terzi (fitto dil capannoni industriali, nolo autovetture o fotocopiatrici, ecc.) e per il personale (salario, oneri previdenziali e assistenziali e TFR);

  • ammortamenti e accantonamenti per rischi;

  • oneri finanziari e straordinari e imposte sul reddito;

  • valore della produzione, ossia la parte dei ricavi conseguiti a seguito di vendite e prestazioni realizzate e proventi straordinari e finanziari ottenuti da rendite di partecipazioni, interessi attivi e utili su cambi.

Da ciò si evince che l’accantonamento annuale del TFR va considerato come un costo da riportare nella sezione riguardante i costi del personale.

Stato patrimoniale

Nello stato patrimoniale del bilancio aziendale andrà inserito il fondo accantonamento il cui importo è pari alla somma degli accantonamenti degli anni passati, poiché il fondo TFR rappresenta una sorta di debito nei confronti dei dipendenti. In generale, dunque, l’ammontare del fondo sarà dato da:

importo del fondo dell’anno precedente + quota accantonata nel corso dell’anno – eventuali liquidazioni distribuite.

Garanzia INPS su stipendi e TFR, insolvenza da dimostrare

Fondo di garanzia INPS per dipendenti di aziende non soggette a procedura concorsuale: la Cassazione chiarisce a chi spetta l’onere della prova dell’insolvenza del datore di lavoro ai fini della corresponsione di TRF e stipendi.

In caso di insolvenza del datore di lavoro,a quest’ultimo si sostituisce il Fondo di garanzia INPS per il pagamento del trattamento di fine rapporto (TFR), di cui all’articolo 2120 del codice civile, spettante ai lavoratori o loro aventi diritto. Il Fondo interviene nella corresponsione di TFR e mensilità ai dipendenti quando il datore di lavoro versa in accertato stato di insolvenza per mancanza di mezzi di pagamento e impossibilità di procurarseli tramite ricorso al credito.

Questo, anche se l’azienda non è fallita. Ma ci sono dei precisi requisiti da rispettare.

A dover fornire la prova dell’insolvenza del datore è il lavoratore destinatario di tali somme, anche semplicemente attraverso un pignoramento non andato a buon fine purché si possa dimostrare che non vi sono altri beni del datore, come ricordato dalla recente sentenza della Corte di Cassazione, sezione Lavoro n. 17593/2016.

Non è invece sufficiente a dimostrare lo stato di insolvenza del datore di lavoro non soggetto a fallimento il pignoramento infruttuoso presso il debitore volto a recuperare i soldi spettanti, a meno che il lavoratore provi, effettuando opportune ricerche, l’inesistenza di altri beni utilmente aggredibili con azione esecutiva.

Le ricerche de lavoratore, precisa ora la Cassazione, devono essere condotte con l’uso della normale diligenza, vanno effettuate presso i luoghi ricollegabili al debitore e si giustificano, rispetto al minor onere imposto al lavoratore dipendente da un’impresa assoggettabile alle procedure concorsuali, in relazione al fatto che, in quest’ultimo caso, lo stato di insolvenza forma oggetto di specifico accertamento giudiziale (Cass. n. 4783 del 2003).

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